
L’occhio come specchio della salute sistemica
Oculomics · Medicina di precisione
L'occhio come specchio della salute sistemica
Un esame della retina che dura pochi secondi, senza aghi né mezzi di contrasto, potrebbe presto raccontare più cose sul nostro cuore e sul nostro cervello di quante ne dica sulla nostra vista. È la promessa dell'oculomics, la disciplina nata nel 2020 all'incrocio fra oftalmologia e intelligenza artificiale.
Da sempre i medici sanno che l'occhio "parla" del resto del corpo. Già nell'antichità si imparò a riconoscere il colorito giallastro della sclera come segno di itterizia; centocinquant'anni fa l'invenzione dell'oftalmoscopio permise per la prima volta di osservare dall'interno i segni del diabete e dell'ipertensione, semplicemente guardando dentro un occhio. Quello che è cambiato negli ultimi anni non è il principio, ma la scala: dove un medico esperto coglieva pochi segnali evidenti, un algoritmo addestrato su milioni di immagini retiniche riesce oggi a individuare pattern impercettibili all'occhio umano — capaci di anticipare infarti, ictus e persino il Parkinson, anni prima che compaiano i primi sintomi.
leggi tuttoCos'è l'Oculomics: una parola nata nel 2020
Origine del termine · Moorfields Eye Hospital, Londra
Il termine oculomics — fusione di "ocular" e "omics", il suffisso che in biologia indica lo studio sistematico e su larga scala di un insieme di dati, come già avviene per genomica o proteomica — compare per la prima volta in un articolo pubblicato nel febbraio 2020 su Translational Vision Science & Technology, firmato da un gruppo di ricerca del Moorfields Eye Hospital e dell'UCL Institute of Ophthalmology di Londra, guidato da Pearse Keane insieme ad Alastair Denniston, a cui i colleghi attribuiscono il conio dell'espressione[1]. L'idea di fondo è semplice quanto potente: le moderne tecniche di imaging retinico — non invasive, rapide, ormai diffuse in qualunque studio oculistico — permettono di estrarre "biomarcatori oculari" di malattie sistemiche, cioè segnali visibili nella retina ma legati a condizioni che riguardano l'intero corpo.
Perché proprio la retina? Perché è l'unico tessuto del sistema nervoso centrale osservabile direttamente, senza bisturi, ed è anche uno dei tessuti più vascolarizzati e metabolicamente attivi dell'intero organismo. Guardare i suoi vasi sanguigni, sottilissimi e superficiali, equivale in un certo senso a osservare in anteprima ciò che accade nei vasi più profondi del cuore e del cervello.
In breve — Perché "omics"
In biologia il suffisso "-omics" indica lo studio simultaneo di un insieme molto ampio di dati per individuare pattern che sfuggirebbero a un'analisi caso per caso: la genomica guarda l'intero genoma, la proteomica l'insieme delle proteine. L'oculomics applica la stessa logica alle immagini della retina, analizzate su scala di centinaia di migliaia di pazienti anziché di singoli casi clinici.
Da quella pubblicazione del 2020 sono nati oltre 400 studi scientifici sull'argomento[8], un ritmo di crescita sostenuto da tre fattori che si sono combinati quasi per caso: fotocamere retiniche sempre più economiche e diffuse, l'accumulo di enormi biobanche sanitarie di popolazione — su tutte la britannica UK Biobank, con dati di oltre mezzo milione di persone — e la maturazione del deep learning applicato alle immagini mediche.
RETFound, il modello che ha imparato a "leggere" la retina
Intelligenza artificiale · Nature, 2023
Il salto di qualità più significativo in questo campo porta il nome di RETFound, un sistema di intelligenza artificiale sviluppato dai ricercatori di Moorfields e UCL e presentato su Nature nel 2023[2]. Non si tratta di un algoritmo addestrato per un solo compito, come spesso accadeva in passato — "riconosci la retinopatia diabetica" e nient'altro — ma di un cosiddetto foundation model: una rete neurale che ha prima imparato in modo autonomo, senza etichette fornite da un medico, la "grammatica visiva" della retina, osservando 1,6 milioni di immagini provenienti in larga parte dagli archivi clinici di Moorfields Eye Hospital.
Solo dopo questa fase di apprendimento generale, RETFound viene specializzato — con relativamente pochi esempi aggiuntivi — su compiti specifici: diagnosticare il glaucoma, prevedere l'insufficienza cardiaca, stimare il rischio di ictus. Nei test pubblicati, il modello ha costantemente superato i sistemi sviluppati ad hoc per ciascun singolo compito, anche disponendo di meno dati di addestramento specifico. Un dettaglio non secondario: Moorfields e UCL hanno reso RETFound liberamente disponibile a ogni istituzione di ricerca nel mondo, nella speranza che diventi una base comune su cui costruire strumenti diagnostici sempre più affidabili.
| Tecnica | Cosa mostra | Cosa può rivelare |
|---|---|---|
| Fotografia del fundus | Un'immagine a colori della superficie retinica, vasi sanguigni e disco ottico inclusi — l'esame più diffuso e più economico. | Età biologica, pressione arteriosa, fattori di rischio cardiovascolare, retinopatia diabetica. |
| OCT (tomografia a coerenza ottica) | Una sezione trasversale tridimensionale della retina, strato per strato, ottenuta con la luce anziché con raggi X. | Assottigliamenti neuronali associati a Parkinson, decadimento cognitivo, glaucoma. |
Una disciplina cresciuta in fretta
Le tappe principali, 2018 – 2025
Il cuore nascosto nei vasi della retina
Rischio cardiovascolare · Poplin et al. 2018, Heart 2025, BHF/Dundee 2025
La prima area in cui l'oculomics ha mostrato il suo potenziale è quella cardiovascolare — non a caso, dato che i vasi retinici sono in continuità funzionale con il sistema circolatorio del resto del corpo. Già nel 2018, prima ancora che il termine "oculomics" esistesse, un team di Google Research pubblicò un algoritmo capace di stimare da una semplice fotografia del fondo oculare l'età di una persona, con un margine di errore di circa tre anni, il sesso biologico, lo stato di fumatore e la pressione sistolica — dati che nessun oftalmologo avrebbe mai pensato di poter leggere in una fotografia della retina. Lo stesso modello stimava il rischio di un evento cardiaco maggiore nei cinque anni successivi con un'accuratezza paragonabile a quella dei punteggi di rischio cardiovascolare tradizionali, che richiedono esami del sangue[3].
Studi più recenti hanno affinato l'approccio. Nel 2025 un'analisi della UK Biobank pubblicata sulla rivista Heart ha mostrato che un modello basato unicamente su "impronte" della vascolarizzazione retinica, età e sesso può predire il rischio di ictus con un'accuratezza simile a quella dei metodi tradizionali, che richiedono esami del sangue e un'anamnesi clinica estesa — un dato rilevante se si considera che circa il 90% degli ictus è legato a fattori di rischio modificabili come ipertensione, colesterolo e fumo[5]. Sempre nel 2025, ricercatori dell'Università di Dundee, in collaborazione con la British Heart Foundation, hanno addestrato un sistema "a scatola nera" su circa 4.200 fotografie retiniche, capace di prevedere correttamente circa il 70% dei casi di infarto, ictus o morte cardiovascolare nel decennio successivo, osservando pattern nei vasi sanguigni scelti autonomamente dall'algoritmo, senza istruzioni predefinite su cosa cercare[10].
A questo filone si collega un concetto particolarmente evocativo: il retinal age gap, l'età biologica letta dalla retina. Un modello addestrato sulla UK Biobank stima l'età di una persona da una fotografia retinica con un margine di errore di appena 2-3 anni; quando questa "età retinica" risulta più alta dell'età anagrafica reale, il divario si associa a un rischio più elevato di mortalità per tutte le cause, indipendentemente da altri fattori di rischio noti[6]. In altre parole, gli occhi di una persona possono apparire — dal punto di vista biologico — più "vecchi" o più "giovani" della sua carta d'identità, e questo scarto sembra dire qualcosa di reale sulla sua salute futura.
«Continuo a essere stupito da ciò che riusciamo a scoprire attraverso una scansione dell'occhio.»
— Dr. Siegfried Wagner, Moorfields Eye Hospital / UCL Institute of OphthalmologyIl Parkinson si vede nella retina, sette anni prima
Neurodegenerazione · Neurology, 2023 — AlzEye & UK Biobank
Se il collegamento fra occhio e cuore è in qualche modo intuitivo — sono entrambi organi ricchi di vasi sanguigni — quello fra occhio e cervello lo è ancora di più, per una ragione anatomica precisa: la retina è, a tutti gli effetti, un'estensione del sistema nervoso centrale, formatasi durante lo sviluppo embrionale dalla stessa struttura che dà origine al cervello. Osservare la retina significa quindi osservare, indirettamente, tessuto neurale.
Lo studio più citato in questo ambito è stato pubblicato su Neurology nel 2023 da un gruppo guidato da Siegfried Wagner e Pearse Keane[4]. I ricercatori hanno prima confrontato le scansioni OCT di 700 pazienti con Parkinson già diagnosticato e oltre 105.000 controlli, all'interno della coorte AlzEye, trovando un assottigliamento significativo di due strati retinici interni — lo strato delle cellule ganglionari e lo strato nucleare interno — nei pazienti con la malattia. Per capire se questi segnali comparissero anche prima della diagnosi, hanno poi analizzato retrospettivamente le scansioni di oltre 50.000 partecipanti sani della UK Biobank: fra le persone che negli anni successivi hanno effettivamente sviluppato Parkinson, gli stessi assottigliamenti retinici erano già presenti in media circa sette anni prima della diagnosi clinica.
È un risultato da maneggiare con cautela — gli stessi autori hanno chiarito che il metodo non è ancora pronto per predire con certezza se un singolo individuo svilupperà la malattia, e resta uno strumento di ricerca più che un test diagnostico —, ma apre una prospettiva rilevante: il Parkinson, oggi diagnosticato quasi sempre dopo la comparsa dei sintomi motori, quando una parte consistente dei neuroni dopaminergici è già persa in modo irreversibile, potrebbe un giorno essere identificato in una fase in cui intervenire farebbe davvero la differenza. Un recente Viewpoint pubblicato su JAMA Ophthalmology nel maggio 2026 inquadra questa prospettiva in un contesto più ampio: quasi metà dei casi di demenza potrebbe essere prevenuta o ritardata intervenendo su fattori di rischio modificabili, e l'oculomics viene proposta come possibile strumento di sorveglianza precoce per indirizzare questi interventi nel momento in cui sono più efficaci[11].
Non è fantascienza: lo screening AI è già negli studi oculistici
Applicazioni cliniche consolidate · FDA, CE marking
Per quanto le applicazioni cardiovascolari e neurodegenerative dell'oculomics siano ancora in fase di ricerca, vale la pena ricordare che l'intelligenza artificiale applicata alla retina non è affatto un esercizio teorico: è già realtà clinica, seppure per un compito più circoscritto. Nel 2018 la FDA statunitense ha autorizzato IDx-DR (oggi rinominato LumineticsCore), il primo sistema di intelligenza artificiale completamente autonomo — capace cioè di emettere un referto senza la supervisione in tempo reale di un medico — approvato in qualunque campo della medicina, non solo dell'oftalmologia. Il suo compito: individuare la retinopatia diabetica, prima causa di cecità evitabile nella popolazione in età lavorativa[9]. Da allora si sono aggiunti altri sistemi, come EyeArt, sviluppato da Eyenuk, che ha ottenuto sia l'autorizzazione della FDA sia la marcatura CE come dispositivo medico in Europa.
Questi sistemi restano concentrati su malattie propriamente oculari, ma rappresentano il terreno da cui l'oculomics sistemica sta crescendo: la stessa infrastruttura — fotocamere non midriatiche, reti neurali addestrate su enormi quantità di immagini, flussi di lavoro clinici già validati — può in linea di principio essere riorientata per leggere anche i segnali cardiovascolari e neurodegenerativi descritti finora. Uno studio recente ha misurato concretamente questo effetto moltiplicatore: quando medici non specialisti in oculistica hanno analizzato 500 fotografie del fondo oculare prima senza e poi con l'assistenza di un sistema di intelligenza artificiale, l'accuratezza diagnostica è salita dall'82,8% al 91,1%, con il beneficio maggiore nei casi sospetti di glaucoma e nelle situazioni con più patologie sovrapposte.
Cosa può già fare oggi un esame della retina assistito da AI
- Individuare in autonomia la retinopatia diabetica, con approvazione FDA e marcatura CE in Europa.
- Segnalare pattern sospetti di glaucoma, anche a medici non specialisti in oftalmologia.
- Stimare fattori di rischio cardiovascolare (età biologica, pressione, fumo) da una singola fotografia.
- Fornire, in ambito di ricerca, un'indicazione statistica del rischio di ictus, demenza e Parkinson.
I limiti da conoscere: bias, "scatola nera" e validazione
Prospettiva critica · FDA, revisioni sistematiche
Non tutto, però, è già pronto per la clinica di tutti i giorni, ed è qui che vale la pena mantenere un sano scetticismo. Il primo limite riguarda la rappresentatività dei dati di addestramento: una revisione sistematica segnala come un modello di oculomics addestrato prevalentemente su popolazione coreana abbia mostrato prestazioni nettamente inferiori quando validato sulla UK Biobank, composta in gran parte da individui di origine caucasica[12] — un promemoria che un algoritmo funziona bene soprattutto sulle popolazioni che somigliano a quelle su cui è stato addestrato, e che l'estensione a contesti diversi, incluso quello italiano ed europeo, richiede verifiche indipendenti, non un trasferimento automatico dei risultati.
Il secondo limite è la natura di "scatola nera" di molti di questi modelli: gran parte dei sistemi più performanti, incluso l'approccio impiegato nello studio di Dundee sul rischio cardiovascolare, individua pattern nelle immagini che i ricercatori stessi non sono sempre in grado di spiegare in termini clinici tradizionali. Questo pone interrogativi legittimi su responsabilità clinica e fiducia del paziente. Una funzionaria della FDA statunitense, interpellata di recente sul tema, ha sintetizzato bene il punto: i progressi tecnici da soli non bastano, perché l'impatto reale dell'AI in oculomics dipenderà dalla sua interpretabilità clinica, da una validazione rigorosa nella popolazione a cui è destinata e da un'integrazione fluida nei flussi di lavoro sanitari esistenti[13].
Un terzo limite riguarda la solidità dell'evidenza accumulata finora: non tutte le applicazioni proposte per l'oculomics sono ugualmente mature, e serve prudenza nel distinguere quelle già validate su larga scala — come lo screening della retinopatia diabetica — da quelle ancora esplorative, per cui gli studi disponibili mostrano spesso campioni ridotti o un rischio elevato di bias metodologico. Restano aperte, infine, questioni etiche più ampie: dalla protezione dei dati sanitari sensibili al rischio che uno screening così pervasivo, se comunicato male, generi ansia clinicamente ingiustificata in persone sane a cui viene segnalato un rischio statistico, non una diagnosi.
Verso un check-up universale attraverso gli occhi
Prospettive · Modelli globali, medicina di prossimità
Nonostante i limiti descritti, la traiettoria del settore è chiara. Nel settembre 2025 un consorzio internazionale che riunisce Moorfields Eye Hospital, UCL, la Yong Loo Lin School of Medicine dell'Università Nazionale di Singapore e la Chinese University of Hong Kong ha annunciato lo sviluppo del più grande modello fondazionale medico mai realizzato: oltre 100 milioni di fotografie del fondo oculare raccolte in più di 65 paesi, dall'Africa al Sud America, dal Medio Oriente all'Asia — un tentativo esplicito di correggere il problema della rappresentatività emerso negli studi precedenti, costruendo per la prima volta un modello davvero globale[7]. In parallelo, nuovi filoni di ricerca — come la "neuro-oculomics" allo studio in alcuni centri universitari nordamericani — stanno esplorando il legame fra la microcircolazione dell'occhio e condizioni tanto diverse quanto i disturbi neurologici e l'anemia falciforme, ampliando ulteriormente il perimetro della disciplina.
Se questa traiettoria si confermerà, il beneficio più concreto per chi legge non sarà tanto un nuovo esame da aggiungere al calendario delle visite mediche, quanto un esame già esistente — quello oculistico di routine, magari fatto per un semplice controllo della vista — capace di dire molto di più di quanto dicesse fino a oggi. Un ottico o un oculista, semplicemente fotografando la retina come già fa oggi, potrebbe un giorno essere fra i primi professionisti sanitari a intercettare un rischio cardiovascolare elevato o un segnale precoce di malattia neurodegenerativa, indirizzando la persona verso approfondimenti mirati prima che compaia il primo sintomo.
Resta da capire quanto tempo ci vorrà prima che questa promessa si traduca in linee guida cliniche, percorsi di rimborso e pratica quotidiana diffusa anche fuori dai grandi centri di ricerca. Ma il principio di fondo — che la retina, osservata con sufficiente attenzione, racconti la storia dell'intero corpo — non è più soltanto un'ipotesi affascinante. È, sempre di più, un dato di fatto misurabile, un fotogramma alla volta. E la prossima volta che ci si siede davanti a una fotocamera per un banale controllo della vista, vale la pena ricordare che quella luce che lampeggia potrebbe star leggendo molto più della semplice capacità visiva.
Fonti e riferimenti
- Wagner, S.K., Fu, D.J., Faes, L. et al. Insights into Systemic Disease through Retinal Imaging-Based Oculomics. Translational Vision Science & Technology, 9(2):6, 2020.
- Zhou, Y., Chia, M.A., Wagner, S.K. et al. A foundation model for generalizable disease detection from retinal images. Nature, 622, 156–163, 2023.
- Poplin, R., Varadarajan, A.V., Blumer, K. et al. Prediction of cardiovascular risk factors from retinal fundus photographs via deep learning. Nature Biomedical Engineering, 2, 158–164, 2018.
- Wagner, S.K., Romero-Bascones, D., Cortina-Borja, M. et al. Retinal optical coherence tomography features associated with incident and prevalent Parkinson disease. Neurology, 101(16), e1581–e1593, 2023.
- Yusufu, M., Friedman, D.S., Kang, M. et al. Retinal vascular fingerprints predict incident stroke: findings from the UK Biobank cohort study. Heart, 111(7), 306–313, 2025.
- Zhu, Z., Shi, D., Guankai, P. et al. Retinal age gap as a predictive biomarker for mortality risk. British Journal of Ophthalmology, 107, 547–554, 2023.
- UCL & Moorfields Eye Hospital. Building the world's first truly global medical foundation model. Comunicato UCL Faculty of Brain Sciences, riferito a Nature Medicine, settembre 2025.
- The Ophthalmologist. Oculomics: A Window to the Whole. Giugno 2025.
- Digital Diagnostics. FDA permits marketing of LumineticsCore (formerly IDx-DR) for automated detection of diabetic retinopathy. Comunicato aziendale, 2018 (aggiornato 2025).
- British Heart Foundation / University of Dundee. High street eye scan can reveal risk of having a heart attack or stroke. Luglio 2025.
- Cheung, C.Y., Mok, V.C.T. AI-Driven Oculomics — The Brain-Retina Connection. JAMA Ophthalmology, maggio 2026.
- OxJournal. Systemic Disease Screening Using Deep Learning Analysis of Retinal Images (Oculomics): A Review. 2025.
- Medscape. Oculomics Is Giving Ophthalmologists Power to Diagnose Systemic Disease. AI Could Supercharge It. Aprile 2026.






