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AI e Chirurgia Robotica: il Futuro della Cataratta e della Retina

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AI e Chirurgia Robotica: il Futuro della Cataratta e della Retina | AboutMagazine.it

Reportage · Medicina e Tecnologia

AI e Chirurgia Robotica: il Futuro della Cataratta e della Retina

Bracci meccanici guidati da videocamere 3D operano il cristallino con una precisione di un ventesimo di millimetro. Algoritmi che studiano il genoma di specie estinte progettano nuovi antibiotici contro le infezioni oculari resistenti. Un reportage da UCLA a Verona, sulla frontiera più delicata dell'intelligenza artificiale: quella che opera a un millimetro dalla vista.

Redazione AboutMagazine.it · Aggiornato al 30 luglio 2026 · Lettura: 10 min

Nell'ottobre 2025, nella sala operatoria dello Jules Stein Eye Institute dell'UCLA, i chirurghi Uday Devgan e David Lozano Giral non hanno impugnato un bisturi. Seduti a una postazione a pochi metri dal paziente, hanno guidato attraverso paddle tattili e un monitor 3D due bracci robotici che, assistiti da un sistema di visualizzazione basato su intelligenza artificiale, hanno eseguito l'incisione corneale e rimosso il cristallino opacizzato di dieci pazienti, uno dopo l'altro. Nessuna complicanza. È il primo intervento di cataratta robotica della storia condotto su esseri umani, e segna l'esordio pubblico di una convergenza che si prepara da oltre un decennio: quella tra chirurgia robotica e intelligenza artificiale applicate all'organo meno tollerante all'errore del corpo umano.

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La posta in gioco emerge già dai numeri. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 94 milioni di persone sopra i 50 anni convivono con un'ipovisione o una cecità da cataratta correggibile chirurgicamente, e nel mondo una persona su due che avrebbe bisogno dell'intervento non riesce ad accedervi. È l'operazione più eseguita al mondo, ed è anche, non senza paradosso, uno dei terreni chirurgici rimasti più artigianali: la mano del chirurgo, la sua esperienza, la sua stanchezza dopo la ventesima procedura della giornata.

Questo reportage segue due traiettorie che stanno convergendo sotto gli occhi — è proprio il caso di dirlo — della comunità oftalmologica internazionale. La prima è quella dei bracci robotici guidati da videocamere stereoscopiche 3D e da algoritmi di visione artificiale, che stanno imparando a operare cataratta e retina con precisione submillimetrica. La seconda, meno visibile ma altrettanto cruciale, è quella dell'intelligenza artificiale che scandaglia il DNA di organismi viventi ed estinti per progettare i nuovi antibiotici necessari a proteggere quegli stessi interventi dalle infezioni resistenti.

Il cristallino

Il braccio che vede in tre dimensioni

Il principio alla base della chirurgia robotica della cataratta è semplice da descrivere e complesso da realizzare: sostituire l'occhio e la mano del chirurgo con una videocamera stereoscopica 3D e un braccio meccanico capace di muoversi con una precisione fuori dalla portata umana. Un gruppo dell'Università di Tubinga, guidato dai ricercatori Marvin Bende e Karl-Ulrich Bartz-Schmidt, ha dimostrato già nel 2023 la fattibilità tecnica dell'approccio: anziché affidarsi al laser esterno o al bloccaggio meccanico dell'occhio, come nei sistemi precedenti, il prototipo utilizza un tracciamento stereoscopico in tempo reale che segue simultaneamente occhio e strumento, eseguendo la capsulotomia con uno strumento elettrico ad alta frequenza. La precisione di triangolazione misurata dal team è di ±0,05 millimetri — un ventesimo di millimetro — con movimenti giudicati sovrapponibili, per fluidità e velocità, a quelli di un chirurgo esperto.

Due anni dopo, quel principio è arrivato in sala operatoria su pazienti reali. La piattaforma Polaris di Horizon Surgical Systems, impiegata nell'intervento UCLA dell'ottobre 2025, integra visualizzazione 3D, imaging multimodale — inclusa la tomografia a coerenza ottica, OCT — e controllo micro-robotico, per personalizzare l'intervento sull'anatomia specifica di ciascun paziente. Devgan ha raccontato di poter finalmente adattare la procedura ai dati raccolti in tempo reale su ogni singolo occhio, un livello di personalizzazione che il gesto manuale, per quanto esperto, difficilmente replica con la stessa costanza.

L'Italia è entrata in questa storia sei mesi dopo. Il 22 aprile 2026 l'IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, in provincia di Verona, è diventato il primo ospedale italiano ad adottare ALLY (Adaptive Cataract Treatment System): una piattaforma, meno di 200 installazioni nel mondo al momento del debutto, che affida a un'intelligenza artificiale la guida del femtolaser. L'algoritmo analizza migliaia di scansioni oculari e costruisce in tempo reale una mappa delle strutture anatomiche del paziente, adattando ogni fase dell'intervento. Il sistema non sostituisce il chirurgo, spiegano dall'istituto veronese, ma ne amplifica la capacità di leggere l'occhio come una mappa e di intervenire con margini d'errore ridotti. Il contesto italiano spiega l'urgenza dell'investimento: nel Paese si eseguono oggi circa 650.000 interventi di cataratta l'anno, cifra che si stima supererà i 900.000 entro il 2030, spinta dall'invecchiamento della popolazione — tra il 60% e il 70% degli over 70 presenta segni di cataratta, percentuale che sale oltre l'80% tra gli over 80.

±0,05 mm precisione del braccio robotico nel prototipo a videocamere 3D Univ. Tubinga / IOVS, 2023
10 / 0 pazienti operati, complicanze registrate — primo caso umano al mondo UCLA, ottobre 2025
650k→900k interventi di cataratta l'anno in Italia, oggi e proiezione 2030 Fonti ospedaliere, 2026
<200 installazioni al mondo del sistema ALLY, il primo in Italia IRCCS Negrar, aprile 2026
La retina

Oltre il cristallino: i robot alla conquista della retina

Se la cataratta è il terreno dove la chirurgia robotica oftalmica sta debuttando su larga scala, la retina è quello dove la tecnologia è nata prima e affronta la sfida più ardua. La chirurgia vitreo-retinica richiede manovre su membrane spesse un centesimo di millimetro, in uno spazio di lavoro grande pochi centimetri, con margini di movimento che superano la destrezza manuale umana — soprattutto quando si tratta di iniettare terapie geniche sotto la retina senza causare traumi.

La prima operazione robotica intraoculare della storia, esclusi gli interventi laser, risale al 2016, al John Radcliffe Hospital di Oxford: l'équipe guidata da Robert MacLaren utilizzò un prototipo del sistema Preceyes, comandato a joystick, per rimuovere la membrana epiretinale in dodici pazienti, sei con tecnica robotica e sei manuale. I risultati, pubblicati nel 2018 su Nature Biomedical Engineering, furono netti: gli esiti chirurgici si rivelarono ugualmente riusciti nei due gruppi. Nel 2019 Preceyes ha ottenuto la marcatura CE in Europa — oggi il sistema appartiene a Zeiss — ed è stato impiegato in sperimentazioni cliniche per il peeling di membrane al Rotterdam Eye Hospital e allo Stadtspital di Zurigo.

Da allora il campo si è affollato di alternative. Micron, sviluppato alla Carnegie Mellon University, è un dispositivo che cancella attivamente il tremore della mano durante il peeling di membrane a forza controllata. LUCA, della startup francese AcuSurgical, ha raggiunto un traguardo importante nel 2024, quando i chirurghi dell'ospedale universitario di Gand, in Belgio, lo hanno impiegato per sette vitrectomie umane con due bracci robotici comandati dal chirurgo. La israeliana ForSight Robotics sta invece sviluppando ORYOM, un micro-robot chirurgico controllato da consolle, ancora in fase preclinica. Nel 2025, infine, un gruppo guidato da Posselli ha presentato un robot indossabile di appena 0,8 chilogrammi, agganciato a un caschetto su misura che si muove insieme alla testa del paziente per mantenere l'allineamento fra occhio e strumento durante le iniezioni sottoretiniche — una delle manovre più delicate nella somministrazione delle nuove terapie geniche.

La retina si opera a un centesimo di millimetro: qui il margine di errore umano coincide quasi con il margine di sicurezza del paziente.

Nota di redazione

Il laboratorio

L'intelligenza artificiale che cerca antibiotici nel DNA dei mammut

C'è un secondo fronte, meno raccontato ma non meno urgente, in cui l'intelligenza artificiale sta entrando nella cura dell'occhio: non in sala operatoria, ma nel laboratorio dove si progettano i farmaci che proteggono gli interventi chirurgici dalle infezioni. Il problema si chiama resistenza antimicrobica (AMR): secondo una proiezione pubblicata su The Lancet, potrebbe causare 39 milioni di morti nei prossimi 25 anni, mentre i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi stimano che, già oggi, nel mondo un decesso legato a un'infezione resistente avvenga circa ogni 20 secondi. Da oltre quarant'anni, intanto, la ricerca farmaceutica non individua una nuova classe di antibiotici, e l'Organizzazione Mondiale della Sanità segnala che la pipeline di composti realmente innovativi resta troppo esile per affrontare la minaccia.

Il metodo tradizionale — setacciare campioni di terra alla ricerca di molecole prodotte da microbi del suolo — resta lento e sempre più povero di risultati. L'intelligenza artificiale sta aprendo due strade alternative. La prima tratta l'intera biologia come un archivio di informazioni da scandagliare: il laboratorio del biochimico César de la Fuente, alla University of Pennsylvania, ha addestrato modelli di apprendimento automatico capaci di setacciare i proteomi — le mappe delle proteine codificate dal genoma — di organismi viventi ed estinti, dai Neanderthal ai mammut lanosi, isolando frammenti proteici con potenziale antibiotico: alcuni dei peptidi così individuati si sono dimostrati, nei test di laboratorio e nei modelli animali, efficaci contro Acinetobacter baumannii, uno dei patogeni ospedalieri più temuti al mondo. La seconda strada, esplorata fra gli altri dal biochimico Jonathan Stokes della McMaster University, punta a generare da zero molecole mai esistite in natura, addestrando modelli generativi su composti noti per essere attivi o inattivi contro i batteri e vincolandoli a frammenti chimici realmente sintetizzabili: il modello del gruppo di Stokes esplora oggi uno spazio di 46 miliardi di molecole possibili. In parallelo, strumenti di predizione della struttura proteica come AlphaFold forniscono ai ricercatori mappe tridimensionali sempre più dettagliate dei bersagli batterici, rendendo la progettazione dei farmaci più razionale e mirata rispetto al passato.

Il collegamento con la chirurgia oculare non è teorico. Pseudomonas aeruginosa e Staphylococcus aureus restano le cause principali di cheratite batterica — l'infezione della cornea che, non trattata entro 24-48 ore, può portare a cicatrici permanenti o cecità — e sono coinvolti anche nelle rare ma temute infezioni post-chirurgiche dopo cataratta o vitrectomia. Studi clinici recenti segnalano che i fluorochinoloni, il trattamento topico di prima linea, stanno perdendo efficacia contro ceppi multiresistenti isolati da pazienti con cheratite, spingendo diversi gruppi di ricerca a sviluppare peptidi antimicrobici mirati proprio contro questi patogeni oculari: lo stesso tipo di molecole che i modelli di intelligenza artificiale stanno imparando a proporre su scala molto più ampia e veloce rispetto alla chimica tradizionale.

39M decessi stimati per antibiotico-resistenza nei prossimi 25 anni The Lancet
1 / 20s un decesso nel mondo per infezione resistente ogni ~20 secondi, oggi CDC
46 mld molecole nello spazio chimico esplorato da un modello generativo McMaster University
~40 anni senza la scoperta di una nuova classe di antibiotici OMS
Il rovescio della medaglia

Bracci d'oro: i limiti che i comunicati stampa non raccontano

Un articolo scientifico pubblicato sull'International Journal of Retina and Vitreous pone la domanda in modo diretto, quasi provocatorio: intelligenza artificiale, robotica e chirurgia oculare, stiamo sovradattando l'entusiasmo alla realtà? Gli autori elencano gli ostacoli che, a distanza di quasi trent'anni dai primi esperimenti robotici in oftalmologia, frenano ancora l'adozione clinica su larga scala: costo, ingombro, limiti funzionali e, soprattutto, l'accettazione da parte di chirurghi e pazienti — che richiede evidenze di sicurezza ed efficacia superiori, non solo equivalenti, a quelle della chirurgia manuale.

In cifre · i costi che non fanno notizia
  • >1 mln $investimento iniziale indicativo per una piattaforma robotica chirurgica generalista, più di 100.000 $ l'anno di manutenzione
  • 2 / 4aziende del settore con un impiego clinico reale su esseri umani, a fine 2024
  • 2025una revisione sul Journal of Clinical Ophthalmology and Research chiede trial randomizzati su scala più ampia prima di parlare di adozione diffusa

Alla American Academy of Ophthalmology, il chirurgo Robert Maloney ha ricordato ai colleghi un dato concreto: al momento i robot operano più lentamente dei chirurghi umani, anche se la velocità dovrebbe migliorare con l'accumulo di esperienza operativa. Anche David Chang, chirurgo statunitense e membro del comitato scientifico di ForSight Robotics, ha raccontato di essere partito scettico sull'idea di una chirurgia della cataratta autonoma o semi-autonoma, per poi ricredersi parzialmente di fronte ai progressi hardware — pur restando cauto sui tempi: il paragone che utilizza è quello con la facoemulsificazione a ultrasuoni, la tecnica oggi standard, che ha impiegato decenni prima di diventare la norma dopo la sua introduzione.

Lo stesso equilibrio fra entusiasmo e cautela vale per l'intelligenza artificiale applicata agli antibiotici. Individuare una molecola candidata in laboratorio è solo il primo, piccolo passo di un percorso di sviluppo clinico che dura anni, costa centinaia di milioni di euro e fallisce nella maggior parte dei casi per tossicità o per l'impossibilità di raggiungere il sito dell'infezione alla concentrazione necessaria. Gli antibiotici, inoltre, generano scarso ritorno economico — si assumono per pochi giorni e restano efficaci, quando lo restano, per anni — il che scoraggia gli investimenti privati e lascia il finanziamento della fase clinica quasi interamente nelle mani di governi e fondazioni filantropiche.

«L'intelligenza artificiale è solo una pipetta.»

Jonathan Stokes, biochimico, McMaster University

Uno strumento in più nella cassetta degli attrezzi, capace di accelerare la ricerca ma non di sostituire il lavoro — lungo, costoso e profondamente umano — che trasforma una molecola promettente in una cura disponibile in farmacia.

Cosa cambia davvero

Per chi si siede in sala operatoria, oggi e domani

Per la stragrande maggioranza dei pazienti che oggi si sottopongono a un intervento di cataratta o di vitrectomia, nulla cambia nell'immediato: la chirurgia resta manuale, eseguita da un chirurgo con anni di formazione, con tassi di successo che nella cataratta superano il 95%. Robotica e intelligenza artificiale entrano, per ora, in un numero limitato di centri d'eccellenza come moltiplicatori di precisione, non come sostituti del chirurgo — è la frase che ricorre, quasi identica, in ogni comunicato di ogni ospedale che adotta questi sistemi, da Los Angeles a Verona.

Ma la direzione di marcia lascia intravedere benefici concreti. La personalizzazione in tempo reale basata su imaging OCT può ridurre la variabilità degli esiti nei casi complessi o ad alto rischio, secondo quanto riportano i team che hanno condotto i primi interventi robotici. La tele-chirurgia — Chang racconta di aver operato occhi animali a distanza usando i nuovi bracci robotici — apre in prospettiva la possibilità di redistribuire competenze specialistiche verso le aree del mondo dove mancano chirurghi: secondo le stime citate in letteratura scientifica internazionale, nel mondo operano complessivamente circa 230.000 oftalmologi, ma solo la metà esegue interventi chirurgici, con una distribuzione squilibrata a sfavore proprio dei paesi dove il carico di cecità da cataratta è più alto.

Sul fronte degli antibiotici, l'obiettivo a medio termine è ricostituire un arsenale terapeutico topico — colliri, non solo compresse — capace di tenere testa a patogeni oculari sempre più resistenti, proteggendo così gli stessi risultati chirurgici che la robotica punta a migliorare. Le due traiettorie non corrono in parallelo per caso: convergono entrambe verso lo stesso obiettivo, ridurre il margine di errore e di rischio attorno a un organo che tollera pochissimo l'imprecisione.

Dieci anni in sala operatoria: una cronologia essenziale

2016 · Oxford, Regno Unito

Al John Radcliffe Hospital, l'équipe di Robert MacLaren esegue la prima operazione robotica intraoculare della storia con un prototipo del sistema Preceyes.

2018 · Nature Biomedical Engineering

Pubblicati i risultati: esiti chirurgici equivalenti fra peeling di membrana robotico e manuale su dodici pazienti.

2019 · Unione Europea

Preceyes ottiene la marcatura CE ed entra in commercio come primo sistema robotico oftalmico disponibile in Europa.

2023 · Tubinga, Germania

Un prototipo accademico dimostra la capsulotomia robotica guidata da videocamere 3D, con una precisione di ±0,05 mm.

2024 · Gand, Belgio

Sette vitrectomie umane con il sistema LUCA di AcuSurgical, primo impiego clinico del robot a due bracci.

Ottobre 2025 · Los Angeles, Stati Uniti

All'UCLA, la piattaforma Polaris di Horizon Surgical Systems esegue il primo intervento di cataratta robotica al mondo su pazienti umani.

Aprile 2026 · Negrar, Italia

L'IRCCS Sacro Cuore Don Calabria diventa il primo ospedale italiano ad adottare ALLY, il sistema di cataratta robotica guidato dall'intelligenza artificiale.

Un millimetro alla volta

La cataratta è, per prevalenza e per storia, uno degli interventi più antichi e più praticati della medicina; eppure, fino a pochi anni fa, il gesto chirurgico che la cura non era cambiato in modo sostanziale da decenni. Oggi quel gesto sta incontrando, quasi in contemporanea, due delle tecnologie più discusse del nostro tempo — la robotica di precisione e l'intelligenza artificiale generativa — in un settore, l'oftalmologia, che per definizione non perdona l'errore.

Quello che succederà nei prossimi anni dipenderà meno dagli annunci — un nuovo robot, un nuovo primato, una nuova installazione — e più da domande più noiose ma decisive: chi pagherà i costi di questi sistemi, chi li renderà accessibili oltre le poche centinaia di centri che oggi se li possono permettere, e chi finanzierà lo sviluppo clinico degli antibiotici di nuova generazione una volta che l'intelligenza artificiale avrà fatto la sua parte nel proporli. Vale la pena continuare a guardare, con lo stesso rigore riservato a ogni innovazione che promette di cambiare la medicina: con curiosità, e con la cautela di chi sa che, in sala operatoria, la differenza fra promessa e prova sta tutta in quei margini di un millimetro — o meno.

Nota editoriale Questo articolo ha finalità informativa e giornalistica e non costituisce consulenza medica. Le tecnologie descritte si trovano in stadi diversi di sviluppo clinico e regolatorio: alcune sono già disponibili in centri selezionati, altre restano sperimentali o limitate a studi preclinici e non sono approvate per l'uso clinico diffuso. Per qualunque decisione relativa alla propria salute oculare, si raccomanda di rivolgersi a un medico oftalmologo. I dati citati sono aggiornati alla data di pubblicazione e tratti dalle fonti indicate in bibliografia; trattandosi di un campo in rapida evoluzione, alcune cifre potrebbero essere superate da sviluppi successivi.

Fonti e riferimenti

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