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Cyberbullismo, l’epidemia invisibile: un milione di adolescenti vittime nel 2024

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INCHIESTA | SICUREZZA DIGITALE

Insulti, minacce, esclusioni: la violenza digitale dilaga tra i giovani italiani. I dati del CNR e dell’ISTAT fotografano un fenomeno che non conosce confini di genere né di orario. La nuova legge 70/2024 cerca di arginarla, ma esperti e famiglie chiedono di più.

Redazione Digitale • 12 febbraio 2026 • Tempo di lettura: 8 minuti

Sono le 22:30 quando Anna, quattordici anni, di Roma, apre il telefono e trova la chat del gruppo classe invasa di screenshot alterati con la sua faccia. Risate. Insulti. Le notifiche continuano ad arrivare per tutta la notte. Al mattino, Anna non va a scuola. L’indomani, nemmeno. Quella di Anna è una storia comune, tragicamente comune: secondo gli ultimi dati del Consiglio Nazionale delle Ricerche, nel solo 2024 più di un milione di adolescenti italiani ha vissuto un’esperienza simile.

Il cyberbullismo — la violenza digitale perpetrata attraverso smartphone, social media e piattaforme di gioco online — non è più un fenomeno di nicchia. È diventato una vera e propria epidemia silenziosa, che attraversa le pareti domestiche, sfida le istituzioni scolastiche e mette alla prova il sistema legislativo del Paese. Un’emergenza che, a differenza di molte altre, si consuma nell’oscurità di uno schermo e può durare ore, giorni, anni.

I numeri di un’epidemia

47%

studenti 15-19

ha subito

cyberbullismo

32%

studenti ha

perpetrato

atti ostili

23%

sia vittima

che

aggressore

34%

ragazzi 11-19

vessato

online

Fonti: ESPAD®Italia 2024 (CNR-IFC) • ISTAT – Rapporto Bullismo e Cyberbullismo 2025

I dati presentati dal laboratorio di Epidemiologia dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR (CNR-IFC) nel quadro dello studio ESPAD®Italia 2024 sono inequivocabili: il 47% degli studenti tra i 15 e i 19 anni ha subito episodi di cyberbullismo nel corso dell’anno, mentre il 32% li ha messi in atto. Un dato definito dagli stessi ricercatori come “record negativo assoluto”.

Particolarmente preoccupante è la quota di quasi 600.000 giovani — il 23% del totale — che si trova in un cosiddetto “circolo vizioso”: ha ricoperto sia il ruolo di vittima che di aggressore. Questa condizione doppia, segnalano gli esperti del CNR, è associata a conseguenze psicologiche più gravi, tra cui difficoltà relazionali e maggiore propensione a comportamenti a rischio.

Il Rapporto ISTAT 2025 su “Bullismo e Cyberbullismo nei rapporti tra i ragazzi”, condotto su un campione di 39.214 giovani tra gli 11 e i 19 anni, evidenzia come i preadolescenti (11–13 anni) siano esposti a condotte lesive con maggiore frequenza rispetto alle fasce d’età superiori. E una disuguaglianza strutturale emerge con chiarezza: il 39,8% degli studenti stranieri dichiara di aver subito atti di cyberbullismo, contro il 33,3% degli italiani.

Il cyberbullismo non è un fenomeno isolato, ma una problematica che coinvolge ampie dimensioni della vita sociale e psicologica dei giovani. Il nostro impegno è aumentare la consapevolezza pubblica e favorire lo sviluppo di soluzioni concrete che promuovano ambienti online sicuri e inclusivi.”

Sabrina Molinaro, Dirigente di Ricerca CNR-IFC, responsabile studio ESPAD®Italia

Le forme del male: come si aggredisce online

Il cyberbullismo non è un fenomeno monolitico. Le sue manifestazioni variano per intensità, modalità e piattaforma, e cambiano in funzione del genere dell’aggressore. Secondo i dati CNR, la forma più diffusa per entrambi i sessi rimane l’invio di insulti in chat di gruppo, spesso con la consapevolezza che un pubblico silenzioso osserva senza intervenire.

I ragazzi tendono a prediligere forme di aggressione più dirette e visibili: minacce esplicite, insulti pubblici sui social network, esposizione della vittima a un’audience potenzialmente illimitata. Le ragazze, invece, ricorrono più frequentemente a strategie di violenza indiretta: l’esclusione dai gruppi online, la diffusione non autorizzata di contenuti privati, la manipolazione delle dinamiche relazionali digitali.

L’Osservatorio Indifesa di Terre des Hommes, che dal 2014 monitora la violenza tra pari coinvolgendo oltre 64.000 giovani italiani, conferma una profondità preoccupante del fenomeno: l’aspetto fisico è il principale pretesto di attacco per il 79% dei casi, seguito dall’orientamento sessuale (15%), dalla condizione economica (11%) e dall’origine etnica (10,5%). Il 56% dei giovani intervistati identifica il cyberbullismo come il rischio maggiore in cui ci si può imbattere online, davanti al revenge porn e al furto d’identità.

Ma la vera novità degli ultimi anni è la pervasività degli spazi: le aggressioni non avvengono solo su Instagram o TikTok, ma si infiltrano nelle applicazioni di messaggistica istantanea (WhatsApp, Telegram, Discord) e persino nelle lobby dei videogiochi online, luoghi spesso privi di moderazione efficace e frequentati da minori molto giovani.

Il peso invisibile: conseguenze psicologiche e sociali

A differenza del bullismo tradizionale, che si esaurisce negli spazi fisici della scuola o del quartiere, il cyberbullismo non conosce confini temporali. Un messaggio offensivo pubblicato alle tre di notte può essere letto e condiviso da migliaia di persone all’alba. Un’immagine compromettente non scompare con il suono della campanella.

Le conseguenze documentate dalla letteratura scientifica internazionale sono severe: ansia, depressione, disturbi del sonno, calo del rendimento scolastico, ritiro sociale. Nei casi più gravi, la ricerca del CNR segnala una correlazione con comportamenti autolesionistici e, in casi estremi, con il suicidio. L’Osservatorio Indifesa rileva che il cyberbullismo compromette la sicurezza emotiva dei ragazzi con effetti a lungo termine, tra cui disturbi alimentari e difficoltà di concentrazione.

Il fenomeno hikikomori — il ritiro estremo dalla vita sociale, nato in Giappone ma ormai diffuso in Italia — è spesso correlato a storie di vittimizzazione digitale. La scuola, percepita dal 66% dei giovani come il luogo più pericoloso per la violenza tra pari, si intreccia con il mondo online in un continuum che non lascia spazi di rifugio.

Il cyberbullismo compromette la sicurezza e l’integrità emotiva dei ragazzi e ha conseguenze a lungo termine, tra cui disturbi alimentari, depressione e difficoltà di concentrazione a scuola.”

Gaia Marzo, OneDay Group, Comitato Scientifico Osservatorio Indifesa

La risposta dello Stato: dalla legge 71/2017 alla 70/2024

L’Italia è stato uno dei primi Paesi europei a dotarsi di una normativa specifica sul cyberbullismo. La legge 71/2017 ha introdotto strumenti concreti: la possibilità per le vittime ultraquattordicenni di richiedere la rimozione di contenuti lesivi entro 48 ore, l’obbligo per le scuole di nominare un docente referente, e la procedura di ammonimento da parte del questore per i minori autori di atti di cyberbullismo.

Tuttavia, l’accelerazione del fenomeno e i limiti applicativi della legge originaria hanno spinto il Parlamento verso un aggiornamento: il 14 giugno 2024 è entrata in vigore la legge 70/2024, che estende l’impianto normativo anche al bullismo fisico e introduce misure decisamente più rigorose.

Legge 70/2024 – Le principali novità
Reato autonomo

Bullismo e cyberbullismo diventano reati a sé stanti per chi ha superato i 14 anni, punibili con pena detentiva da 1 a 7 anni in caso di condotte reiterate mediante violenza, atti ingiuriosi, denigratori o diffamatori.

Responsabilità dei testimoni

Chi assiste ad atti di bullismo senza intervenire o denunciare può essere punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

Tavolo permanente

Ogni istituto scolastico deve istituire un tavolo permanente di monitoraggio con rappresentanti di studenti, docenti, famiglie ed esperti di settore.

Numero 114

Viene rafforzato il numero di emergenza infanzia, gratuito e attivo 24 ore su 24, per segnalare situazioni di pericolo che coinvolgono minori.

Misure rieducative

Per i minori autori di condotte aggressive sono previste misure rieducative che privilegiano la formazione rispetto alla punizione.

Gli esperti giuridici accolgono con favore l’inasprimento delle pene, ma sollevano una questione fondamentale: la norma che punisce i testimoni passivi rischia di essere di difficile applicazione nella pratica, soprattutto tra coetanei che temono ritorsioni o non percepiscono il proprio silenzio come una responsabilità penale.

La scuola in prima linea: tra risorse insufficienti e buone pratiche

Nell’architettura della legge italiana, la scuola è il presidio principale di contrasto al cyberbullismo. Ogni istituto deve avere un referente dedicato, adottare un codice interno di prevenzione e promuovere attività di formazione. Il progetto “Generazioni Connesse”, coordinato dal Ministero dell’Istruzione in collaborazione con Save the Children e altri partner, offre strumenti didattici a più di 4.000 scuole italiane.

Ma la realtà quotidiana degli istituti racconta spesso una storia diversa: docenti non formati, referenti sommersi di burocrazia, genitori che ignorano cosa i figli facciano online. La community di giovani “Scomodo”, che collabora con Terre des Hommes, lo dice con chiarezza: “Crediamo che il cambiamento passi dalla consapevolezza e dalla partecipazione attiva.” I ragazzi chiedono programmi educativi strutturati, non interventi sporadici.

La peer education — il coinvolgimento di studenti e ex studenti come agenti di cambiamento tra i coetanei — è indicata da molti ricercatori come uno degli strumenti più efficaci. Quando un adolescente parla ad altri adolescenti usando il loro stesso linguaggio, il messaggio passa con un’efficacia che nessun adulto può replicare.

Le piattaforme digitali: complici o alleate?

Il 85% dei giovani italiani tra gli 11 e i 19 anni possiede almeno un profilo su un social media tradizionale, secondo il Rapporto ISTAT 2024. Meta, TikTok, Google, Discord e le aziende di videogiochi si trovano al centro di un dibattito sempre più acceso: fino a dove arriva la loro responsabilità nella moderazione dei contenuti?

Il Digital Services Act europeo, entrato pienamente in vigore nel 2024, obbliga le piattaforme con oltre 45 milioni di utenti nell’UE a rimuovere i contenuti illegali con maggiore rapidità e trasparenza, e a dotarsi di meccanismi di segnalazione accessibili agli utenti. Un passo avanti significativo, ma che gli esperti considerano ancora insufficiente di fronte alla velocità con cui si propagano i contenuti lesivi.

La legge italiana, dal canto suo, prevede che in caso di mancata rimozione entro 24 ore da parte del gestore, la vittima possa rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali, che deve intervenire entro ulteriori 48 ore. Un meccanismo che sulla carta funziona, ma che nella pratica molte famiglie ignorano o trovano troppo complesso da attivare in un momento di crisi.

Il ruolo delle famiglie: tra dialogo e controllo

La ricerca è univoca: la comunicazione aperta in famiglia è uno dei fattori protettivi più efficaci. I giovani che si sentono liberi di parlare con i genitori di ciò che accade online hanno più probabilità di segnalare episodi di cyberbullismo e di ricevere supporto tempestivo. Eppure, i dati dell’Osservatorio Indifesa mostrano che molti ragazzi preferiscono non rivolgersi agli adulti, per paura di non essere compresi, di perdere il telefono o di peggiorare la situazione.

Paolo Ferrara, Direttore Generale di Terre des Hommes Italia, sottolinea come sia “nostro dovere ascoltarli, e continuare a dialogare con loro per aumentare la consapevolezza su questi aspetti, perché sono loro le prime vittime di linguaggi e atteggiamenti online sempre più violenti e pervasivi.”

Gli esperti sconsigliano l’approccio del controllo totale — l’installazione di software di sorveglianza o il sequestro del telefono — in favore di un accompagnamento graduale: accordi condivisi sull’uso dei dispositivi, conversazioni regolari sulle esperienze digitali, insegnamento del pensiero critico verso i contenuti online.

Verso un ecosistema digitale sicuro: le sfide del futuro

I numeri del 2024 sono uno specchio impietoso. Un milione di vittime, 800.000 aggressori, 600.000 giovani intrappolati in entrambi i ruoli: questi non sono statistiche astratte, ma bambini e ragazzi con nomi e cognomi, con sogni e fragilità, con schermi accesi nel buio della notte.

La sfida che l’Italia — e con essa l’intera Europa — deve affrontare nei prossimi anni è duplice. Da un lato, tradurre le buone intenzioni legislative in strumenti concreti e accessibili: formare i docenti, supportare le famiglie, rendere più semplice la segnalazione e la rimozione dei contenuti lesivi. Dall’altro, intervenire sulla cultura digitale dei giovani, costruendo competenze di empatia, rispetto e pensiero critico che l’algoritmo non può insegnare.

Il cyberbullismo non sarà sconfitto con una sola legge, né con una sola campagna. Richiede un patto tra generazioni — adulti e ragazzi, scuola e famiglia, Stato e piattaforme — che metta al centro una verità scomoda: online, siamo tutti responsabili. Anche quando stiamo soltanto guardando.

DOVE CHIEDERE AIUTO

Numero 114 – Emergenza Infanzia (gratuito, 24h)

Polizia Postale • commissariatodips.it

Telefono Azzurro: 19696 • generazioniconnesse.it

Fonti e riferimenti

CNR-IFC / ESPAD®Italia 2024 — “Cyberbullismo tra i giovani: un fenomeno in crescita” (febbraio 2025)

ISTAT — “Bullismo e cyberbullismo nei rapporti tra i ragazzi”, Statistica Today (giugno 2025)

Terre des Hommes / OneDay / ScuolaZoo — Osservatorio Indifesa 2024 (febbraio 2024)

Gazzetta Ufficiale — Legge 17 maggio 2024, n. 70: “Disposizioni e delega al Governo in materia di prevenzione e contrasto del bullismo e del cyberbullismo”

Agenda Digitale — “Il cyberbullismo dilaga tra i giovani: i dati dell’emergenza” (ottobre 2025)

Save the Children Italia — “La legge contro il fenomeno del cyberbullismo in 5 punti”

Regolamento UE 2022/2065 – Digital Services Act (DSA), entrata in vigore febbraio 2024

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