Sabato 17 ottobre 2026, sull’avenue Habib Bourguiba di Tunisi, la strada simbolo del 2011, alcune migliaia di persone hanno marciato contro Kais Saied. Per Reuters è la più grande protesta contro il presidente degli ultimi anni. Ma quanto pesa davvero questa piazza, e che cosa racconta di un Paese stretto tra crisi economica e chiusura politica?
Il 17 ottobre in piazza: chi c’era, quanti erano
La marcia è partita da place Mohamed Ali, sede storica del sindacato UGTT, ed è arrivata all’avenue Habib Bourguiba sotto lo slogan «Lavoro, libertà, dignità nazionale». A convocarla erano nove organizzazioni nazionali, tra cui l’UGTT, il sindacato dei giornalisti (SNJT), l’Ordine degli avvocati, la Lega per i diritti umani (LTDH) e il Forum dei diritti economici e sociali (FTDES). Hanno aderito anche partiti d’opposizione: otto secondo le prime cronache, undici secondo l’agenzia mauritana Madar.
Sul numero dei partecipanti conviene essere precisi. Reuters parla di «migliaia» di persone, l’agenzia AFP di oltre 3.000 senza poterle verificare in modo indipendente. Il giornalista Seif Soudani, che segue la politica tunisina per Le Courrier de l’Atlas, indica 3.000-3.500 come stima più alta. È una cifra rilevante per l’opposizione di oggi, lontana però dalle folle del 2011.
I cori hanno unito rabbia sociale e rivendicazioni politiche: «Nessuna paura, il potere è del popolo», «Le prigioni sono piene, il popolo ha fame» e il vecchio grido rivoluzionario «Il popolo vuole la caduta del regime». I manifestanti hanno chiesto la liberazione dei critici del presidente e la fine degli attacchi ai diritti sindacali. Centinaia di agenti presidiavano la capitale e diverse strade erano chiuse.
Il segretario generale dell’UGTT, Salah Eddine Salmi, ha dichiarato dal palco che il silenzio «non sarà più accettabile» e che lo Stato non si costruisce concentrando i poteri in una sola persona.
La marcia non è nata dal nulla. Il 20 agosto c’era stata una protesta contro il caro-vita e le carenze di beni di base. A settembre i trasportatori di carburante, legati a una federazione dell’UGTT, avevano scioperato per due giorni. Il 27 settembre era partita da Menzel Bouzaiane la «Marcia della dignità» dei laureati disoccupati, fermata dalla polizia il 6 ottobre a Borj Cedria, alle porte di Tunisi. L’appello all’UGTT per il 17 ottobre risale al 29 settembre.
L’economia in numeri: crescita che non diventa lavoro
L’economia tunisina non è in caduta libera, ma non offre ai cittadini ciò che si aspettano. Il Paese cresce, la disoccupazione è scesa dal picco del 2020, eppure i prezzi alimentari e il lavoro giovanile restano le ferite aperte.
| Indicatore | Dato | Fonte |
|---|---|---|
| Inflazione annua, settembre 2026 | 5,6% (4,8% a gennaio) | INS via Al Jazeera |
| Alimentari e bevande, su base annua | +8,4% (pollame +16,5%, frutta +16,3%, agnello +14,6%) | INS via Al Jazeera |
| Crescita del PIL, secondo trimestre 2026 | +2,3% annuo; obiettivo della legge di bilancio 3,3% per l’anno | INS via Al Jazeera |
| Disoccupazione, secondo trimestre 2026 | 14,9% (17% nel 2020) | INS via Al Jazeera |
| Disoccupazione giovani 15-24 anni / laureati | 35,4% / 26,6% (laureate donne: 35,6%) | INS via Al Jazeera |
| Debito pubblico/PIL | 67,8% (2019), 84,9% (2024), 82,1% (2025), 83,4% previsto per il 2026 | Ministero delle Finanze via Al Jazeera |
| Brent nella legge di bilancio / media a fine giugno | 63,30 / circa 92,60 dollari al barile | Al Jazeera |
| Sussidi ai carburanti, primo semestre 2026 | 2,427 miliardi di dinari, il 48,6% dello stanziamento annuo | Al Jazeera |
La lettura cambia a seconda di chi guarda. Il governo, per voce del ministro dell’Economia Samir Abdelhafidh, insiste sulla «resilienza» di un’economia cresciuta del 2,4% nel primo semestre, trainata da agricoltura, industria meccanica ed elettrica, turismo e investimenti esteri (AllAfrica). L’economista Ridha Chkoundali replica che la crescita conta solo se si traduce in produzione, investimenti e redditi, e che il ricorso del governo al debito interno rischia di sottrarre credito alle imprese private.
Anche le previsioni esterne sono prudenti. L’edizione di aprile del FMI vedeva per il 2026 un +2,1%, ben sotto il 3,3% di Tunisi (Kapitalis). Quella di ottobre ha ritoccato in meglio le stime, ma prevede un rallentamento nel 2027, un’inflazione al 6,3% e un disavanzo corrente in crescita dal 3,3% del PIL nel 2025 al 4,9% nel 2026 (La Presse).
Acqua, luce, medicine: i servizi che mancano
Per molti manifestanti la crisi si misura in cose concrete. Reuters elenca tagli ricorrenti di acqua ed elettricità, carenza di medicinali e di beni essenziali, servizi pubblici in peggioramento. Quest’estate l’ondata di caldo ha coinciso con blackout e razionamenti in diverse aree del Paese, con danni anche per i piccoli commercianti (Al Jazeera).
Dal palco Salmi ha denunciato l’inefficacia delle risposte all’erosione del potere d’acquisto, l’aggravarsi delle carenze di farmaci, le difficoltà delle casse sociali e il degrado delle infrastrutture sanitarie pubbliche (TAP via Direct Info).
Una precisazione utile al lettore: le fonti consultate parlano soprattutto di interruzioni e di servizi che funzionano peggio, non di tagli formali di bilancio annunciati dal governo. Esiste però un’accusa di «taglio implicito». Secondo il Tahrir Institute (TIMEP), nella legge di bilancio 2026 gli aumenti di spesa sociale non tengono il passo dell’inflazione, e questo equivale a una riduzione reale dei servizi (TIMEP).
Il governo rivendica la linea opposta: nessuna svendita delle imprese pubbliche e nessuna rinuncia al ruolo sociale dello Stato, come ribadito da Saied. Il peso dei sussidi ai carburanti, quasi metà dell’intero stanziamento annuale esaurito in sei mesi, mostra quanto margine di manovra resti alle casse pubbliche.
Libertà sotto processo: dal 2021 ai verdetti di questa settimana
La piazza non chiedeva solo pane. Nel luglio 2021 Saied ha sospeso e poi sciolto il Parlamento, ha destituito decine di magistrati e ha governato per decreto, mosse che gli oppositori definiscono un colpo di Stato. Una nuova Costituzione, approvata nel 2022, ha rafforzato i poteri presidenziali (Benin Web TV). Saied respinge l’etichetta di dittatore e accusa gli avversari di provocare crisi economiche per fomentare il malcontento (Reuters).
L’UGTT ha un rapporto complicato con questa storia: nell’estate 2021 aveva sostenuto la svolta del presidente, poi il rapporto si è rotto. Nell’agosto 2025 Saied ha attaccato il sindacato, dicendo che non c’è posto per «adesioni forzate» né per finanziamenti imposti, un riferimento alla trattenuta delle quote sindacali sugli stipendi pubblici (Kapitalis).
I fatti più recenti pesano sul clima. Il 21 ottobre, quattro giorni dopo la marcia, la Corte di cassazione ha respinto tutti i ricorsi nel processo detto «complotto contro la sicurezza dello Stato 2». Restano così confermate pene da 3 a 35 anni, tra cui i 20 anni inflitti a Rached Ghannouchi, leader di Ennahdha, e a Kamel Bdioui. Lo stesso giorno il tribunale militare ha condannato a 4 anni Olfa Hamdi, ex amministratrice di Tunisair e leader del partito Terza Repubblica, per accuse che includono il complotto contro la sicurezza dello Stato (Le Courrier de l’Atlas).
Le organizzazioni per i diritti umani contestano da mesi l’equità di questi processi. Le autorità tunisine rispondono che applicano la legge e negano un uso politico della giustizia. Come ricorda Reuters, il Paese vive inoltre in stato di emergenza, prorogato fino al 31 dicembre 2026.