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Mohamed Ali Akid, la “Testa d’Oro” di Sfax: gloria al Mondiale 78 e una morte che il calcio tunisino non ha mai davvero chiuso

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Mohamed Ali Akid, la “Testa d’Oro” di Sfax: gloria al Mondiale ’78 e una morte che il calcio tunisino non ha mai davvero chiuso

Attaccante della Tunisia ai Mondiali argentini del 1978, Akid morì a 29 anni in Arabia Saudita in circostanze ufficialmente attribuite a un fulmine. Decenni dopo, una richiesta della famiglia ha riaperto interrogativi mai del tutto risolti, tra fonti scarse e versioni contrastanti.

Redazione Sport
Aggiornato l’8 luglio 2026 · Tempo di lettura: 6 min

Mohamed Ali Akid con la maglia a strisce bianconere del Club Sportif Sfaxien, in campo con l'arbitro; nel riquadro, un suo ritratto con la maglia della Nazionale tunisina.
Mohamed Ali Akid in campo con il CS Sfaxien; nel riquadro, un ritratto con la maglia della Nazionale tunisina.

C’è un nome che, nel calcio tunisino, continua a essere pronunciato con un misto di orgoglio e disagio: Mohamed Ali Akid, detto “Errass Eddahbia”, la Testa d’Oro. Nato a Sfax il 5 luglio 1949, Akid è ricordato come uno dei protagonisti della generazione che portò la Tunisia alla sua prima storica partecipazione a un Mondiale, quello argentino del 1978. La sua storia, però, non si chiude con il fischio finale di una partita: si chiude — o meglio, non si chiude mai del tutto — con una morte prematura e controversa, avvenuta appena un anno dopo quella rassegna iridata.

Gli anni della formazione a Sfax

Secondo le ricostruzioni biografiche disponibili, Akid entrò nel vivaio del Club Sportif Sfaxien attorno ai quindici anni, inserendosi in quella che viene descritta come una generazione particolarmente talentuosa cresciuta nel club tra la seconda metà degli anni Sessanta e il 1970. Fu l’allenatore Branislav Aćimović a notarlo e a farlo esordire in prima squadra già nella stagione 1967-1968, sebbene all’epoca il giovane attaccante fosse considerato ancora acerbo per un ruolo da protagonista.

Duttile tatticamente, Akid poteva agire sia come centravanti sia come ala, caratteristica che gli permise di ritagliarsi progressivamente più spazio nel CS Sfaxien, club con cui costruì l’ossatura della propria carriera prima del salto in Nazionale.

Il Mondiale 1978 e il passaggio in Arabia Saudita

Con la maglia della Tunisia, Akid raggiunse il punto più alto della propria carriera partecipando alla Coppa del Mondo in Argentina nel 1978, torneo che segnò l’esordio assoluto della nazionale nordafricana in una fase finale iridata. Le fonti disponibili gli attribuiscono complessivamente 16 reti con la maglia della Nazionale.

“La Testa d’Oro”: così i tifosi di Sfax ribattezzarono Akid, in omaggio alla sua abilità nel gioco aereo e al suo status di idolo locale.

Dopo il Mondiale, la carriera di Akid prese una svolta internazionale: il trasferimento in Arabia Saudita, dove vestì la maglia di un club di Riyad. È in questo contesto, lontano dai campi tunisini, che si consuma l’episodio più oscuro della sua vicenda.

Una morte avvolta nel mistero

L’11 aprile 1979, a soli 29 anni, Mohamed Ali Akid morì durante una seduta di allenamento in Arabia Saudita. La versione ufficiale, riportata all’epoca, parlò di un fulmine che lo avrebbe colpito in campo. Su questa ricostruzione, per oltre trent’anni, non sono emerse contestazioni pubbliche di rilievo.

Il quadro cambiò nel 2012, quando — secondo alcune fonti giornalistiche e enciclopediche online consultabili in lingua araba, francese e italiana — la famiglia di Akid avrebbe richiesto la riesumazione della salma per chiarire le cause del decesso, in un clima politico e sociale profondamente mutato dopo la Primavera Araba. Alcune di queste fonti riferiscono che l’esame post-mortem avrebbe rilevato la presenza di proiettili nel corpo, in aperto contrasto con la versione del fulmine diffusa nel 1979.

Una nota di metodo, doverosa. Le circostanze della morte di Akid restano, a oggi, materia di controversia più che di accertamento giudiziario consolidato. La ricostruzione del 2012 circola prevalentemente su siti d’informazione tunisini e voci enciclopediche online, senza un riscontro sistematico da parte di testate internazionali di prima fascia né, per quanto risulta, di atti giudiziari pubblici definitivi. Circolano inoltre, in alcune fonti secondarie, illazioni che chiamerebbero in causa esponenti della famiglia reale saudita: si tratta di affermazioni non verificabili in modo indipendente, che questa testata non è in grado di confermare e che pertanto non vengono riportate come fatti accertati. Il lettore va quindi invitato a considerare l’intera vicenda post-1979 come un caso aperto, non come una sentenza.

Perché Akid resta una figura simbolica

Al netto delle zone d’ombra che circondano la sua scomparsa, il valore storico di Akid per il calcio tunisino non è in discussione: fu tra i protagonisti della generazione che portò il Paese al debutto mondiale, in un’epoca in cui il calcio nordafricano cominciava a farsi notare sulla scena internazionale. La sua parabola — dal vivaio di Sfax alla ribalta argentina, fino alla morte precoce e mai del tutto chiarita — ha reso il suo nome un riferimento ricorrente quando si parla di storia del calcio tunisino e delle sue eredità irrisolte.

Cronologia essenziale

A distanza di quasi cinquant’anni dalla sua morte, la vicenda di Mohamed Ali Akid resta un caso emblematico di come lo sport possa intrecciarsi con la grande storia — e con i suoi silenzi. Un giocatore ricordato per i gol segnati con la Nazionale, ma la cui eredità pubblica continua a essere segnata, altrettanto, dalle domande rimaste senza risposta definitiva.

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Fonti consultate

Nota redazionale: data la scarsità di fonti primarie indipendenti e verificabili in lingua occidentale su alcuni dettagli biografici e sulle circostanze post-1979, questo articolo adotta un approccio prudente, distinguendo tra fatti sportivi consolidati e ricostruzioni ancora non pienamente accertate.

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