# La sindrome di Charles Bonnet: quando la vista si spegne e il cervello continua a vedere

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- Published: 2026-08-18T09:09:45+00:00
- Author: Leo Mila

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Malattie rare e poco note · Neuroscienze della visione

# La sindrome di Charles Bonnet: quando la vista si spegne e il cervello continua a vedere

Milioni di persone che hanno perso gran parte della vista convivono con allucinazioni
visive vivide e ricorrenti, restando perfettamente lucide. È una delle condizioni
neurologiche più fraintese in medicina — e, ancora oggi, una delle meno raccontate
ai pazienti.

 AboutMagazine · Salute e Benessere Lettura: 10 min Aggiornato agosto 2026

 Forme semplici Scene complesse

Dal lampo geometrico alla figura riconoscibile: _lo spettro delle allucinazioni_
descritto dalla letteratura clinica sulla sindrome di Charles Bonnet.

C'è una donna anziana, in un salotto qualunque, che una sera nota un bambino vestito
come un secolo fa, immobile vicino alla finestra. Poi si accorge di alcune persone
senza volto, sedute sul divano. A volte l'intera stanza si trasforma, per qualche
istante, in un luogo che non riconosce. Non sta impazzendo. Non ha la demenza. Sta
perdendo la vista — e il suo cervello, lasciato improvvisamente senza immagini reali
da elaborare, ha iniziato a costruirsele da solo.

È una delle storie più raccontate nella letteratura divulgativa britannica sul tema,
quella della madre di Judith Potts, fondatrice della charity Esme's Umbrella, ma
potrebbe essere la storia di milioni di persone in tutto il mondo. La differenza
è che la maggior parte di loro non sa che questo fenomeno abbia un nome — né che
sia stato descritto, per la prima volta, quasi 300 anni fa. Si chiama **sindrome
di Charles Bonnet**, ed è una delle condizioni neurologiche più comuni, e insieme
più ignorate, tra chi convive con una grave perdita della vista.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, circa **2,2 miliardi di persone**
nel mondo vivono con una qualche forma di disabilità visiva. Le stime più recenti
indicano che decine di milioni di loro potrebbero sperimentare, prima o poi, le 
allucinazioni tipiche di questa sindrome — eppure la maggior parte non ne viene 
mai informata dal proprio oculista. Questo articolo nasce per colmare quel silenzio:
cos'è davvero la sindrome di Charles Bonnet, perché accade, come riconoscerla e 
distinguerla da demenza o disturbi psichiatrici, e a chi rivolgersi, in Italia, 
se si sospetta di conviverci.

## Le originiCos'è la sindrome di Charles Bonnet, la malattia che nessuno chiama malattia

Nel 1760 il naturalista svizzero Charles Bonnet descrisse il caso del nonno, Charles
Lullin, magistrato ottantanovenne quasi completamente cieco per cataratta bilaterale.
Lullin raccontava di vedere, con perfetta nitidezza, persone, uccelli e edifici 
che non esistevano — pur sapendo perfettamente che non fossero reali. Anni dopo,
mentre la sua stessa vista si affievoliva, lo stesso Bonnet iniziò a sperimentare
visioni simili.

Per quasi due secoli il fenomeno restò una curiosità clinica isolata. Fu solo tra
gli anni '60 del Novecento che lo psichiatra svizzero Georges de Morsier coniò formalmente
l'espressione _sindrome di Charles Bonnet_, per indicare allucinazioni visive complesse
legate alla perdita della vista, esplicitamente **in assenza di qualunque malattia
psichiatrica**. Una distinzione cruciale, che avrebbe impiegato decenni a entrare
stabilmente nella pratica clinica quotidiana.

Il vero punto di svolta è arrivato solo di recente: nel 2018 l'OMS ha inserito la
sindrome di Charles Bonnet nell'undicesima revisione della Classificazione Internazionale
delle Malattie (ICD-11), assegnandole un codice diagnostico autonomo e riconoscendola,
finalmente, come condizione a sé stante — distinta sia dai disturbi psichiatrici
sia dai quadri di declino cognitivo.

 1

#### Allucinazioni visive

Immagini semplici o complesse, percepite come reali nel momento in cui compaiono,
ma riconosciute come illusorie.

 2

#### Patologia oculare documentata

Una condizione accertata di perdita della vista: maculopatia, glaucoma, retinopatia
diabetica, cataratta, danno del nervo ottico.

 3

#### Cognizione integra

Nessun declino cognitivo, nessun disturbo psichiatrico: la persona sa, quasi sempre,
che ciò che vede non è reale.

## Il meccanismoPerché il cervello "accende le luci" quando gli occhi si spengono

In condizioni di vista integra, la retina invia continuamente segnali alla corteccia
visiva, nella parte posteriore del cervello, che li traduce in immagini. Quando 
una malattia oculare — degenerazione maculare, glaucoma, retinopatia diabetica, 
distacco di retina, neuropatie ottiche — riduce o interrompe drasticamente quel 
flusso, la corteccia visiva non si limita a spegnersi: secondo l'ipotesi più accreditata,
nota come **teoria della deafferentazione**, diventa paradossalmente iperattiva,
generando spontaneamente immagini proprie.

La ricerca recente ha accostato questo meccanismo ad altri fenomeni sensoriali ben
noti: l'arto fantasma di chi ha subito un'amputazione, o l'acufene di chi percepisce
suoni in assenza di stimoli sonori esterni. In tutti e tre i casi, quando una via
sensoriale viene interrotta, la regione cerebrale corrispondente non tace: genera
un proprio segnale interno. Studi di neuroimaging pubblicati tra il 2024 e il 2025
hanno documentato alterazioni nella connettività funzionale e nell'equilibrio tra
neurotrasmettitori eccitatori e inibitori nella corteccia visiva delle persone con
la sindrome, offrendo un primo riscontro biologico diretto a questa ipotesi.

È un punto che gli specialisti tengono a sottolineare: si tratta della risposta 
fisiologica di un cervello sano a un input sensoriale mancante — non di un malfunzionamento
della mente.

## Il sintomoCosa si vede davvero: dai lampi geometrici ai volti nel salotto

La letteratura clinica distingue due grandi categorie di allucinazioni. Le **forme
semplici** comprendono griglie, punti, linee, lampi di colore o di luce, motivi 
geometrici ripetuti. Le **forme complesse** includono invece immagini dettagliate
di persone — talvolta vestite con abiti d'epoca — animali, insetti, paesaggi, edifici,
intere scene che possono durare da pochi secondi a diverse ore.

L'elemento diagnostico più importante, in assoluto, è la **consapevolezza**: chi
vive questa sindrome, prima o poi, riconosce che ciò che sta vedendo non è reale.
È esattamente ciò che distingue la sindrome di Charles Bonnet da un'allucinazione
psichiatrica, dove spesso la persona crede fermamente nella realtà di quanto percepisce.
Un'altra caratteristica ricorrente è che si tratta di un fenomeno **puramente visivo**:
non compaiono voci, suoni o sensazioni tattili associate alle immagini.

Tra i fattori scatenanti più citati dai pazienti: ambienti poco illuminati o, al
contrario, uniformemente e intensamente illuminati; stanchezza; stress; silenzio
e scarsa stimolazione sensoriale; il momento del risveglio. La frequenza e l'intensità
variano moltissimo da persona a persona, e in molti casi tendono ad attenuarsi nel
tempo.

## I numeriUna condizione comune, quasi invisibile alla statistica

 2,2 mld persone nel mondo con una forma di disabilità visiva (OMS)

 ~47 mln stima di persone con sindrome di Charles Bonnet nel mondo

 10-30% quota di ipovedenti gravi che ne sperimenta i sintomi, secondo le revisioni
più recenti

 266 anni dalla prima descrizione di Bonnet (1760) alle prime linee guida cliniche
strutturate (2026)

Le stime di prevalenza variano enormemente, e questo è già di per sé un dato interessante.
Le revisioni più aggiornate della letteratura la collocano tra il 10% e il 30% delle
persone con grave perdita della vista, con punte vicine al 30% tra chi soffre di
degenerazione maculare legata all'età in stadio avanzato — mentre negli ambulatori
oculistici generali, dove raramente viene chiesto esplicitamente ai pazienti se 
abbiano allucinazioni, la percentuale registrata scende fino allo 0,4%. Uno studio
condotto in un centro per l'ipovisione in Germania ha rilevato che circa un paziente
su quattro (26%) soddisfaceva i criteri diagnostici; rilevazioni più datate hanno
riportato percentuali fino al 38%.

Questo scarto enorme racconta una cosa precisa: la differenza non sta (solo) nella
condizione dei pazienti, ma in **quanto spesso i medici chiedono**. Per timore di
essere considerati "pazzi" o di ricevere una diagnosi psichiatrica, una parte consistente
delle persone che vivono questa esperienza non ne parla mai con un medico — il che
significa che la prevalenza reale è quasi certamente più alta di quella rilevata.
Tra i fattori di rischio più consolidati: perdita della vista grave o bilaterale,
età avanzata, sesso femminile, isolamento sociale, e possibilmente alcuni farmaci
che agiscono sulla funzione vascolare.

## Il rischioIl grande equivoco: né demenza, né psichiatria

Quando la madre di Judith Potts, allora novantaquattrenne e affetta da glaucoma 
avanzato, iniziò a descrivere persone senza volto sul proprio divano e un bambino
in abiti d'epoca che sembrava seguirla per casa, il primo pensiero della figlia 
fu la demenza. Lo stesso sospettò, inizialmente, il medico di famiglia. Il suo oculista,
interpellato direttamente, per lungo tempo rifiutò persino di discutere l'ipotesi
della sindrome di Charles Bonnet. Fu solo grazie a ricerche autonome, e a una consulenza
specialistica presso il King's College di Londra, che la famiglia ottenne finalmente
una spiegazione — e un sollievo enorme. Da quell'esperienza, oltre trent'anni fa,
è nata Esme's Umbrella, oggi la principale organizzazione britannica dedicata a 
questa sindrome.

Per quasi trecento anni è stato un segreto ben custodito: nessuna informazione, 
nessun supporto, nessuna consapevolezza diffusa.

 Sintesi della testimonianza di Judith Potts, fondatrice di Esme's Umbrella

Questa storia, che continua a ripetersi oggi in tutto il mondo, illustra un problema
strutturale: troppi oculisti non menzionano mai la sindrome ai pazienti che stanno
perdendo la vista, e troppi medici di base, di fronte a un paziente anziano che 
descrive visioni, pensano prima alla demenza che a un recente calo della vista.

Sindrome di Charles Bonnet

 * Consapevolezza dell'irrealtà, quasi sempre presente
 * Allucinazioni esclusivamente visive
 * Nessun declino cognitivo
 * Patologia oculare documentata alla base

Demenza (es. a corpi di Lewy)

 * Consapevolezza spesso ridotta o assente
 * A volte coinvolge più sensi
 * Declino cognitivo progressivo
 * Origine neurodegenerativa

Disturbo psicotico

 * Consapevolezza tipicamente assente
 * Spesso multisensoriale, con deliri associati
 * Alterazioni del pensiero possibili
 * Origine psichiatrica primaria

 Voce critica

Una diagnosi sbagliata non è un dettaglio: può portare a invii psichiatrici inappropriati,
terapie farmacologiche non necessarie, angoscia familiare evitabile e, soprattutto,
al silenzio del paziente. Molte delle immagini descritte sono neutre o persino gradevoli—
fiori, piccoli animali — ma altre sono spaventose o angoscianti, e la letteratura
clinica descrive casi in cui allucinazioni persistenti e disturbanti hanno condotto
alcuni pazienti a un profondo stato di sofferenza psicologica. È esattamente per
questo che gli specialisti insistono: la sindrome non va mai liquidata come "cosa
da poco", e chi si sente sopraffatto da ciò che vede non dovrebbe affrontarlo da
solo, ma parlarne subito con un medico o rivolgersi a un servizio di ascolto.

## La svolta2025-2026: le prime linee guida cliniche per la sindrome di Charles Bonnet

Qualcosa, negli ultimi anni, sta effettivamente cambiando. Da quando l'OMS ha riconosciuto
la sindrome nell'ICD-11, i finanziamenti alla ricerca sono aumentati in modo significativo,
e l'attivismo dei pazienti — con iniziative come la Giornata mondiale di consapevolezza
sulla sindrome di Charles Bonnet, promossa proprio da Esme's Umbrella — ha contribuito
a portare la condizione all'attenzione di un pubblico più ampio.

 Voce ottimista

Nel maggio 2025, un gruppo multidisciplinare di ricercatori e clinici britannici—
tra University College London, Università di Oxford, il Moorfields Eye Hospital 
ed Esme's Umbrella — ha pubblicato su _BMJ Open Ophthalmology_ una serie di raccomandazioni
che traducono le evidenze scientifiche accumulate in proposte concrete per la pratica
clinica e le politiche sanitarie.

Otto mesi dopo, a gennaio 2026, quel lavoro ha portato alla pubblicazione, sulla
rivista _Eye_ del gruppo Nature, delle prime linee guida cliniche strutturate per
la gestione della sindrome nei servizi oftalmologici di routine — a firma di Lee
Jones, Dominic ffytche e Mariya Moosajee. Per la prima volta, gli oculisti dispongono
di un protocollo standardizzato per affrontare in modo proattivo il tema con i pazienti
a rischio, riconoscere i sintomi e offrire un supporto basato sull'evidenza.

Come hanno sottolineato i ricercatori del Moorfields Eye Hospital nel presentare
la nuova guidance, per troppo tempo le persone con questa sindrome hanno sofferto
in silenzio, temendo di avere la demenza o un'altra forma di disturbo mentale: l'obiettivo
dichiarato delle nuove linee guida è proprio interrompere quel silenzio.

 1760 Charles Bonnet descrive le visioni del nonno Charles Lullin, cieco per cataratta.

 Anni '60 Georges de Morsier conia il termine **"sindrome di Charles Bonnet"**.

 2018 L'OMS assegna alla sindrome un **codice diagnostico proprio** nell'ICD-11.

 2025 Pubblicate le prime raccomandazioni evidence-based per la cura e le politiche
sanitarie (BMJ Open Ophthalmology).

 2026 Prime **linee guida cliniche strutturate** per i servizi oftalmologici di 
routine (rivista _Eye_).

## Il servizioCosa fare, passo dopo passo, se sospetti la sindrome di Charles Bonnet

 1.  
     #### Parlane subito, senza aspettare che te lo chiedano
     
 2.  Racconta le allucinazioni al tuo oculista o al medico di base in modo esplicito,
     anche se ti sembrano "strane" da descrivere: è il primo passo per una diagnosi
     corretta.
 3.  
     #### Fatti spiegare cosa sta succedendo
     
 4.  Sapere che le allucinazioni sono una conseguenza nota della perdita della vista,
     e non un segnale di malattia mentale, riduce in modo significativo ansia e angoscia.
 5.  
     #### Regola l'illuminazione dell'ambiente
     
 6.  Se le visioni compaiono al buio, prova ad aumentare la luce; se compaiono in ambienti
     troppo uniformemente illuminati, attenuala.
 7.  
     #### Interrompi l'immagine con lo sguardo
     
 8.  Muovere rapidamente gli occhi, sbattere le palpebre o distogliere lo sguardo può
     far svanire l'allucinazione in corso.
 9.  
     #### Evita ambienti troppo silenziosi o monotoni
     
 10. Tenere una radio o una televisione accesa come sottofondo sembra ridurre la frequenza
     degli episodi in molte persone.
 11. 
     #### Cura il riposo e lo stress
     
 12. Stanchezza e tensione emotiva vengono segnalate spesso come fattori che aumentano
     frequenza e intensità delle visioni.
 13. 
     #### Valuta gli ausili per l'ipovisione
     
 14. Lenti, ingrandimenti e dispositivi elettronici che massimizzano l'input visivo
     residuo possono contribuire a ridurre i sintomi.
 15. 
     #### Nei casi persistenti, valuta un supporto specialistico
     
 16. Se le allucinazioni restano frequenti o angoscianti, un centro per l'ipovisione
     può discutere opzioni personalizzate: non esiste, ad oggi, un trattamento farmacologico
     standardizzato ed efficace per tutti.

Una buona notizia, a bilanciare il quadro: secondo l'American Academy of Ophthalmology,
nella maggior parte delle persone le allucinazioni si riducono in modo sostanziale,
o cessano del tutto, entro uno o due anni, man mano che il cervello si adatta alla
nuova condizione visiva.

## Le risorseA chi rivolgersi in Italia e nel mondo

#### IAPB Italia ETS

Sezione italiana dell'Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità. Offre
un servizio gratuito di consulenza oculistica telefonica.

 800 06 85 06 · lun-ven, 10:00-13:00

#### UICI

Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti: la principale associazione storica
di tutela e rappresentanza delle persone con disabilità visiva in Italia.

 Sedi territoriali in tutte le regioni

#### Esme's Umbrella

Charity britannica pionieristica, punto di riferimento internazionale per informazioni
in lingua inglese e testimonianze di pazienti.

 charlesbonnetsyndrome.uk

In ogni caso, il primo interlocutore resta il proprio oculista di fiducia o un centro
ospedaliero per la riabilitazione visiva: sono le figure meglio attrezzate per confermare
la diagnosi ed escludere altre cause.

## Vedere ciò che non c'è non significa perdere la ragione

Se tu, o una persona che ami, avete perso una parte significativa della vista e 
avete iniziato a vedere cose che non ci sono, probabilmente non si tratta di una
mente che vacilla — ma della risposta, sorprendentemente umana, di un cervello che
si trova improvvisamente al buio e decide, comunque, di continuare a raccontare 
qualcosa. Sapere che questo fenomeno ha un nome è, spesso, il primo sollievo che
un paziente riceve. Parlarne — con il proprio medico, con la famiglia, con chi lo
ha già vissuto — non è un dettaglio: è ciò che, dopo quasi trecento anni di silenzio,
sta finalmente cambiando.

 Questo articolo ha finalità informativa e divulgativa e non sostituisce una valutazione
medica specialistica. In presenza di allucinazioni visive di nuova insorgenza, è
sempre opportuno consultare un oculista o il proprio medico di base per un accertamento
diagnostico appropriato.

### Fonti principali

 1. StatPearls / NCBI Bookshelf, "Charles Bonnet Syndrome", aggiornamento dicembre 
    2025
 2. American Academy of Ophthalmology, "What Is Charles Bonnet Syndrome?"
 3. Jones L. et al., "From research to action: recommendations for Charles Bonnet syndrome
    care and policy", BMJ Open Ophthalmology, 2025
 4. Jones L., ffytche D., Moosajee M., "Management of Charles Bonnet syndrome in routine
    eye care services", Eye (Nature Portfolio), 2026
 5. Christoph S.E.G. et al., "Understanding the Charles Bonnet syndrome: an updated
    review", Brain Research Bulletin, 2026
 6. Christoph S.E.G. et al., systematic review and meta-analysis on CBS prevalence,
    JFO Open Ophthalmology, 2025
 7. Organizzazione Mondiale della Sanità, World Report on Vision
 8. IAPB Italia ETS · Esme's Umbrella (charlesbonnetsyndrome.uk)
