WIR: la banca svizzera che prospera nelle crisi
Dal 1934 un franco parallelo — il CHW — permette a decine di migliaia di piccole e medie imprese elvetiche di scambiarsi beni e servizi senza intaccare la liquidità in franchi. E la ricerca economica mostra che più l’economia rallenta, più questa moneta viene usata.
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Aggiornato ad agosto 2026
Economia & finanza complementare
Si chiama WIR — oggi identificata dal codice ISO CHW — e non è un esperimento teorico, né una criptovaluta, né una proposta politica ancora da testare. È una moneta complementare al franco svizzero gestita da una banca cooperativa vigilata dalla FINMA, con bilanci certificati, circa 50.000 piccole e medie imprese aderenti e, nel 2024, un utile record di 17,5 milioni di franchi. Per chi si occupa di finanza alternativa cercando casi concreti anziché utopie, il WIR resta probabilmente l’esempio più longevo e meglio documentato che esista.
Il pattern osservato dalla ricerca economica
Quando il PIL scende, la domanda di franchi WIR sale
1991
2008–09
2020
2025–26
1985
oggi
PIL svizzero (andamento)
Domanda di franchi WIR (andamento)
Illustrazione concettuale, non una serie statistica reale: sintetizza in forma grafica la relazione controciclica documentata dall’economista James Stodder tra PIL svizzero e transato in franchi WIR nelle fasi recessive (vedi sezione successiva). Il tratteggio finale segnala che i dati 2025–26 non sono ancora consolidati.
Due conti, una sola azienda: come funziona davvero il franco WIR
Il meccanismo, in apparenza, è semplice. Ogni impresa aderente alla rete WIR — attiva soprattutto nei settori dell’edilizia, dell’ospitalità, del commercio al dettaglio e dei servizi professionali — dispone di un conto in franchi svizzeri ordinari e di un secondo conto elettronico in CHW, la valuta interna gestita da Bank WIR. Il franco WIR è agganciato 1:1 al franco svizzero, ma esiste solo in forma elettronica: non è mai stato stampato né coniato.
Quando due aderenti concludono una transazione, possono regolarla in parte in franchi e in parte in CHW, riducendo così il fabbisogno di liquidità “vera” necessaria per completare lo scambio. La differenza cruciale rispetto a un normale conto corrente è che i saldi in CHW non sono convertibili in contanti: possono essere spesi solo all’interno della rete, presso altri membri. È proprio questa non convertibilità — non un dettaglio tecnico, ma il cuore del sistema — a impedire che il WIR diventi un semplice sostituto del franco, mantenendolo invece un circuito chiuso pensato per far circolare valore tra le imprese quando la moneta ufficiale scarseggia.
Sui saldi in WIR non maturano interessi; i prestiti erogati in CHW, garantiti dagli stessi beni delle imprese aderenti, risultano invece tipicamente più economici di un equivalente finanziamento in franchi. Il credito viene creato quando la banca eroga un prestito in CHW a un socio e si estingue quando il prestito viene rimborsato: un sistema di credito mutuale centralizzato, per molti versi assimilabile — come hanno osservato diversi economisti — al credito commerciale che le aziende si concedono reciprocamente in ogni economia, semplicemente reso sistemico e gestito da un’unica istituzione regolamentata.
1934: nasce dalla Grande Depressione una moneta che doveva morire in fretta
La storia comincia nel pieno della Grande Depressione. Dopo il crollo del 1929, molte imprese svizzere, restie a rischiare il proprio capitale, avevano smesso di investire e sottratto liquidità al mercato, aggravando la stretta creditizia. Nel 1934 l’imprenditore Werner Zimmermann e altri quindici soci fondarono a Basilea la Wirtschaftsring-Genossenschaft — la “cooperativa del circolo economico” — dopo aver osservato, in un viaggio di studio in Danimarca insieme al co-fondatore Paul Enz, il funzionamento di una cooperativa di credito senza contanti già attiva in quel Paese.
Il progetto nacque nell’orbita ideologica della “economia libera” teorizzata da Silvio Gesell, l’economista tedesco-argentino a cui Keynes dedicò un intero capitolo della Teoria generale. Ricerche archivistiche più recenti, condotte dallo storico Rolf Schröder, hanno però ridimensionato questa narrazione fondativa, ricollegando le radici istituzionali del WIR anche ai circoli di scambio senza contanti delle Arbeitsgemeinschaften tedesche, un modello distinto dalla dottrina geselliana in senso stretto.
Nel 1936 la cooperativa ottenne lo status di banca. Da allora il WIR ha attraversato — pressoché senza interruzioni — la Seconda guerra mondiale, i decenni di prosperità del dopoguerra, la crisi finanziaria globale del 2008-09 e la pandemia, ampliando progressivamente la propria offerta fino a diventare, a partire dagli anni Duemila, una banca retail a tutti gli effetti: oggi Bank WIR ha sede a Basilea e succursali a Berna, Coira, Losanna, Lugano, Lucerna, San Gallo, Sierre e Zurigo, resta vigilata dalla FINMA e i depositi della clientela sono protetti da esisuisse fino a 100.000 franchi — pur continuando a gestire, come tratto distintivo delle proprie origini, la rete CHW.
1934
Fondazione a Basilea, in piena Depressione
1936
Ottiene lo status di banca
2008–09
Crisi finanziaria globale
2020
Pandemia da Covid-19
2025–26
Dazi USA e rallentamento svizzero
La scoperta di un economista: perché il WIR cresce quando tutto il resto si ferma
Per decenni il WIR ha attirato poca attenzione accademica. A colmare il vuoto è stato soprattutto James Stodder, economista già alla Rensselaer Polytechnic Institute e poi alla Boston University, che ha dedicato al sistema una serie di studi diventati il riferimento principale della letteratura sulle monete complementari.
Analizzando i dati delle transazioni WIR dal 1948 al 2003 — e aggiornando successivamente l’analisi con serie più disaggregate insieme a Bernard Lietaer — Stodder ha mostrato che il volume degli scambi in CHW si muove in direzione opposta rispetto al PIL svizzero: si espande nelle fasi di recessione e si contrae in quelle di crescita, con un’intensità che nel loro lavoro del 2016 risulta persino superiore a quella della stessa massa monetaria ufficiale elvetica. Il meccanismo proposto è intuitivo: quando i franchi scarseggiano, le imprese economizzano la liquidità “vera” spostando pagamenti e incassi sul circuito CHW.
Il transato in franchi WIR si muove in direzione opposta al ciclo economico svizzero — più marcato nelle recessioni, più contenuto nelle espansioni.
— Sintesi dei risultati di J. Stodder e B. Lietaer, Comparative Economic Studies, 2016
I due economisti hanno anche isolato due canali distinti: le imprese più grandi tendono ad accumulare saldi WIR più ampi durante le fasi recessive, mentre le imprese più piccole fanno circolare più rapidamente il CHW che già possiedono — un comportamento che gli autori accostano al credito commerciale ordinario tra aziende, una delle principali fonti di finanziamento non bancario in qualunque economia sviluppata. Una prima conferma indiretta era già arrivata nel 1998 dall’economista svizzero Thomas Studer, che aveva osservato una correlazione positiva tra la crescita del credito WIR e quella della massa monetaria ufficiale.
L’implicazione, per Stodder, va oltre il caso svizzero: se una moneta secondaria è in grado di attenuare misurabilmente gli effetti di una recessione, i modelli di politica monetaria che non tengono conto di questi circuiti paralleli rischiano di sottostimare le leve di stabilizzazione realmente disponibili a un’economia. È un’intuizione che ha attraversato l’Atlantico: l’economista Dimitri Papadimitriou, del Levy Economics Institute, l’ha ripresa esplicitamente indicando nel WIR — il sistema di moneta complementare più longevo e più economicamente rilevante ancora in attività — un possibile modello di riferimento per la Grecia durante la crisi del debito sovrano.
I conti del 2025: utili record mentre la Svizzera rallenta
1934
Anno di fondazione della Wirtschaftsring-Genossenschaft, oggi Bank WIR
CHF 17,5 mln
Utile record 2024, +9% sul 2023
CHF 6,6 mld
Totale di bilancio a fine 2024, +6,3%
~50.000
PMI svizzere aderenti alla rete CHW
I numeri più recenti di Bank WIR raccontano un’istituzione in salute proprio mentre l’economia elvetica perde slancio. Nel 2024 la banca ha chiuso l’esercizio con un utile record di 17,5 milioni di franchi, in crescita di oltre il 9% sull’anno precedente, mentre il totale di bilancio ha superato per la prima volta i 6,6 miliardi di franchi (+6,3%) e il portafoglio ipotecario è salito a 4,9 miliardi. Il CEO Bruno Stiegeler e il CFO Mathias Thurneysen hanno attribuito i risultati a una politica del rischio prudente e a una crescita qualitativa del credito. Nel primo semestre 2025 l’utile si è attestato a 13,4 milioni di franchi, ancora in aumento, mentre il volume combinato di prestiti e degli investimenti gestiti tramite VIAC, la piattaforma di risparmio previdenziale del gruppo, ha superato i 5 miliardi.
Questi risultati arrivano mentre, come detto, il resto dell’economia svizzera rallenta sensibilmente: dopo un secondo trimestre 2025 di sostanziale stagnazione (+0,1%), il PIL si è contratto dello 0,5% nel terzo trimestre, colpito dai dazi statunitensi del 39% introdotti in agosto — cui si è aggiunto, nel febbraio 2026, un ulteriore dazio suppletivo del 10% ai sensi della Sezione 122 del Trade Act. È esattamente il tipo di contesto in cui, storicamente, la domanda di franchi WIR tende a intensificarsi secondo la letteratura di Stodder: un test in tempo reale della tesi controciclica, i cui effetti specifici sul transato CHW del 2025-26 non risultano ancora resi pubblici in forma disaggregata da Bank WIR al momento della pubblicazione di questo articolo.
Il rovescio della medaglia: cosa dicono i critici
Non tutti gli economisti guardano al WIR con lo stesso entusiasmo. Una rilettura critica pubblicata nel 2022 dallo storico ed economista Rolf Schröder ridimensiona in parte la narrazione idealizzata del sistema. Sul piano storico, come accennato, Schröder ricolloca le origini del WIR in un contesto ideologico più ambivalente di quello gesselliano puro spesso raccontato. Sul piano economico, riprende un’osservazione già formulata dallo stesso Thomas Studer nel 2006: il transato generato all’interno del circuito WIR avviene, almeno in parte, a scapito di chi ne resta fuori — non rappresenta cioè necessariamente ricchezza aggiuntiva netta per l’economia svizzera nel suo complesso, quanto piuttosto una redistribuzione di transazioni che, in assenza del WIR, sarebbero comunque avvenute con fornitori non aderenti alla rete.
Il turnover generato all’interno del circuito avviene, in una certa misura, a scapito di chi ne resta fuori.
— Sintesi dell’osservazione di T. Studer (2006), ripresa criticamente da R. Schröder (2022)
Schröder documenta anche pratiche opportunistiche non previste dal regolamento della rete: alberghi che, in bassa stagione, scaricano camere altrimenti invendute a prezzo pieno in CHW pur di generare valore da una capacità che rimarrebbe inutilizzata — una prassi tecnicamente in contrasto con le condizioni di adesione, ma che la stampa svizzera ha documentato come ricorrente.
Restano aperte, più in generale, due criticità strutturali che riguardano tutte le monete complementari e non solo il WIR. La prima è normativa: come rileva un’analisi pubblicata nel 2025, il quadro giuridico resta frammentato — l’Unione europea non ha mai regolamentato specificamente le valute complementari, limitandosi a escluderle, con la quinta direttiva antiriciclaggio, dalla definizione di “valuta virtuale” quando circolano su scala ridotta, senza però offrire un impianto di tutele positive per chi vi aderisce. La seconda riguarda il rischio di autoreferenzialità: se una moneta complementare viene presentata come alternativa frontale alla valuta ufficiale anziché come reale complemento, il rischio — segnalato dalla Fondazione Finanza Etica nei propri materiali divulgativi — è che il circuito si trasformi in una comunità chiusa e impermeabile, economicamente e socialmente, finendo per indebolire anziché rafforzare l’integrazione con l’economia reale del territorio. Lo stesso Stodder, del resto, riconosce nei suoi lavori che il sistema ha attraversato in passato episodi di eccessiva “inflazione creditizia” interna, quando gli affidamenti concessi dalla banca si sono allentati oltre misura — un rischio che Bank WIR dichiara oggi di contenere attraverso limiti di fido più prudenti.
Da Basilea a Serramanna: l’eredità del WIR arriva in Sardegna
Il modello svizzero non è rimasto un caso isolato. Nel gennaio 2010, a Serramanna, in provincia di Cagliari, cinque neolaureati sardi rientrati in Italia dopo esperienze di studio e lavoro all’estero fondarono Sardex, studiando esplicitamente il funzionamento del WIR per adattarlo alle piccole imprese sarde, allora strette dalla crisi creditizia post-2008. Il meccanismo replica l’impianto svizzero nella sostanza: ogni impresa aderente mette a garanzia un plafond di beni e servizi, riceve in cambio una linea di credito Sardex a interesse zero — l’equivalente di un fido — e la utilizza per acquistare da altre aziende della rete, saldando poi il proprio debito vendendo a propria volta beni e servizi all’interno del circuito. Per convenzione, un Sardex vale un euro e, come i saldi in CHW, non è convertibile in contanti.
Da un nucleo di un centinaio di soci fondatori e circa 100.000 crediti scambiati nel 2010, la rete si è estesa ben oltre la Sardegna, arrivando in Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna e, più di recente, in Friuli Venezia Giulia, fino a raggiungere circa 100 milioni di crediti transati nel 2015. Nel 2017 un accordo con Banca Etica ha aperto alle imprese della rete un canale preferenziale di accesso al credito bancario tradizionale e al microcredito. Oggi, operativa come piattaforma SardexPay, la rete conta secondo i dati più recenti diffusi dalla società circa 7.000 PMI aderenti, per un transato stimato in circa 600 milioni di euro in beni e servizi scambiati.
Caratteristica
Bank WIR (Svizzera)
SardexPay (Italia)
Anno di fondazione
1934
2010
Natura giuridica
Banca cooperativa vigilata dalla FINMA
Piattaforma fintech privata di credito mutuale
PMI aderenti (stime più recenti)
~50.000
~7.000
Diffusione
Nazionale svizzera
Multiregionale italiana
Resta una differenza strutturale che vale la pena sottolineare: Bank WIR è una banca cooperativa a pieno titolo, sottoposta alla vigilanza prudenziale della FINMA e dotata di un proprio bilancio certificato; Sardex opera invece come piattaforma fintech privata di credito mutuale, priva di licenza bancaria. Le due esperienze condividono però lo stesso principio fondativo: mantenere in circolo il credito tra piccole imprese proprio nei momenti in cui il sistema bancario tradizionale tende a chiuderlo.
Un’utopia con il bilancio in regola
Né Bank WIR né gli economisti che ne hanno studiato il funzionamento presentano il CHW come un sostituto del franco, tantomeno come una dichiarazione ideologica contro la moneta ufficiale: nella comunicazione della banca prevale un linguaggio quasi amministrativo, quello di uno strumento per mantenere il credito disponibile alle PMI svizzere. Eppure sono proprio novant’anni di continuità operativa, una licenza bancaria vigilata, bilanci certificati e conferme empiriche ripetute nel tempo a rendere il WIR, con ogni probabilità, il caso più rigorosamente testato dell’intera letteratura sulla finanza alternativa — proprio perché non è mai stato concepito come una dichiarazione di principio, e proprio perché ha attraversato recessioni reali, non simulazioni.
Se quel modello sia replicabile al di fuori della cultura cooperativa svizzera, o al di là dello scambio B2B tra piccole imprese, resta una domanda aperta e legittima — la stessa a cui, dalla Sardegna alla Lombardia, esperienze come Sardex hanno già iniziato a dare una propria risposta parziale. Mentre banche centrali e governi si confrontano con una politica commerciale globale sempre più frammentata e con gli strascichi di oltre un decennio di tassi vicini allo zero, il WIR offre qualcosa di più raro di una teoria: un registro contabile verificabile, aggiornato ogni anno da novant’anni.
Per chi si occupa di finanza alternativa, forse la domanda giusta non è più se un meccanismo simile sia immaginabile altrove — ma cosa servirebbe, altrove, perché funzionasse altrettanto bene.
Fonti principali
- Wikipedia, voci “WIR Bank” e “Banca WIR”
- Bank WIR, comunicato “Bank WIR erreicht 2024 neue Bestmarken”, 7 febbraio 2025, e pagine investor relations su wir.ch
- J. Stodder, “Complementary credit networks and macro-economic stability: Switzerland’s Wirtschaftsring”, Journal of Economic Behavior & Organization, 2009
- J. Stodder, B. Lietaer, “The Macro-Stability of Swiss WIR-Bank Credits: Balance, Velocity, and Leverage”, Comparative Economic Studies, 2016
- R. F. H. Schröder, “New Evidence about the Swiss Wirtschaftsring (WIR): An Example of the Deficits of Conceptual Frameworks in Complementary Currency Research”, 2022
- D. B. Papadimitriou, “Complementary Currencies and Economic Stability”, Levy Economics Institute
- Segreteria di Stato dell’economia (SECO); RSI — dati su PIL svizzero e dazi USA, 2025-2026
- Lentepubblica.it, “Tutto ciò che serve sapere sulle monete complementari”, 2025
- Fondazione Finanza Etica, dossier “Le monete complementari”
- Regione Lombardia, “Sistemi di valuta complementare”; Altreconomia, “Il cammino di Sardex, la moneta sociale complementare”
- SardexPay — dati aziendali ufficiali