# Il Porto di Enfidha: la Tunisia punta sul Mediterraneo per rilanciare l’economia nazionale

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- Published: 2026-02-11T08:40:12+00:00
- Author: Leo Mila

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## Un progetto strategico tra ambizioni e ritardi che potrebbe ridisegnare gli equilibri del traffico marittimo regionale

**TUNISI** – Nel golfo di Hammamet, dove le acque del Mediterraneo lambiscono la
costa tunisina, si sta materializzando uno dei progetti infrastrutturali più ambiziosi
del Nord Africa. Il porto in acque profonde di Enfidha, concepito originariamente
nel 2008 e più volte rinviato, è tornato al centro delle priorità governative tunisine
con rinnovata determinazione. Non si tratta di una semplice infrastruttura portuale,
ma di una scommessa strategica che potrebbe ridefinire il ruolo della Tunisia nelle
rotte commerciali globali e rilanciare un’economia nazionale in difficoltà.

### Un gigante in gestazione: numeri e ambizioni

Le cifre del progetto sono impressionanti e testimoniano l’ambizione di Tunisi di
ritagliarsi uno spazio da protagonista nel competitivo panorama mediterraneo. L’infrastruttura
prevede un’estensione di 1.000 ettari, cui si aggiungono 3.000 ettari di retroporto,
con fondali di 17 metri capaci di accogliere le più grandi portacontainer in circolazione.
Cinque chilometri di banchine – 3,6 dedicati ai container e 1,4 alle rinfuse – dovrebbero
garantire, a regime, una capacità di 5 milioni di TEU (unità equivalenti a venti
piedi) e 4 milioni di tonnellate di rinfuse solide.

Il ministro dei Trasporti Rachid Amri ha recentemente annunciato che il progetto
ha raggiunto una fase cruciale, con il 90% dei terreni necessari già acquisiti. 
Il costo complessivo è stimato in 5 miliardi di dinari tunisini, circa 1,5 miliardi
di euro, una cifra che riflette la portata dell’investimento ma anche le sfide finanziarie
che il paese nordafricano deve affrontare.

L’ubicazione strategica di Enfidha – nelle vicinanze di un parco industriale già
esistente e dell’aeroporto internazionale – offre potenziali sinergie logistiche.
La zona ospita già diverse aziende italiane e rappresenta un polo produttivo consolidato
che potrebbe beneficiare immediatamente della nuova infrastruttura portuale.

### Un percorso tortuoso: dalla concezione ai ritardi

La storia del porto di Enfidha è emblematica delle difficoltà che la Tunisia ha 
attraversato negli ultimi quindici anni. Presentato inizialmente nel 2008, durante
l’era di Ben Ali, il progetto rimase congelato dopo la rivoluzione del 2011 che 
sconvolse gli equilibri politici ed economici del paese. Nel 2014 e 2015, il governo
annunciò ripetutamente l’imminente avvio dei lavori, ma le promesse non si concretizzarono.

Nel 2017, un nuovo tentativo di rilancio portò a una gara d’appalto internazionale
che attrasse l’interesse di sei consorzi multinazionali, tra cui giganti francesi
come Bouygues e il colosso cinese China Harbour Engineering Company. Tuttavia, anche
questa iniziativa si arenò per ragioni mai chiarite pubblicamente, probabilmente
legate a questioni di garanzie finanziarie e sovranità nazionale.

Nel luglio 2024, la ministra per le Attrezzature e l’Edilizia Sara Zaafrani Zenzri
ha dichiarato in Parlamento che il governo sta cercando un partner strategico per
la costruzione del porto “nell’ambito di un accordo che rispetti la sovranità dello
Stato”, specificando che l’approccio attuale si basa sulla ricerca di un partner
serio “che non richieda alcuna garanzia sovrana”.

Questa posizione riflette la determinazione delle autorità tunisine a mantenere 
il controllo del progetto evitando accordi che potrebbero compromettere la sovranità
economica del paese, una preoccupazione acuita dall’esperienza di altri paesi africani
con investimenti infrastrutturali cinesi.

### Gli sviluppi più recenti: verso la fase operativa

Nel 2025, il progetto ha registrato progressi concreti che lasciano intravedere 
una possibile svolta. Il Ministero dei Trasporti intende classificare il porto di
Enfidha come progetto pubblico strategico, in linea con il decreto governativo n.
497 del 24 ottobre 2024 sui grandi progetti pubblici. La società Port d’Enfidha 
ha già presentato la richiesta formale il 14 aprile al comitato tecnico del ministero,
che l’ha inoltrata a maggio 2025 all’Alta Commissione per i Grandi Progetti.

Il progetto di legge di finanze 2026 prevede spese per 24,2 milioni di dinari tunisini,
destinate principalmente al completamento delle acquisizioni fondiarie necessarie
alla zona logistica e all’aggiornamento degli studi di mercato, tecnici ed economici.
Secondo le stime governative, il porto dovrebbe essere completato entro cinque anni
dall’effettivo avvio della costruzione.

### Impatto economico: una boccata d’ossigeno per la Tunisia

La Tunisia attraversa una fase economica delicata, caratterizzata da alti tassi 
di disoccupazione, debito pubblico elevato e la necessità di attrarre investimenti
esteri. Il porto di Enfidha rappresenta molto più di un’infrastruttura: è concepito
come un catalizzatore di sviluppo economico capace di generare occupazione, attrarre
capitali e modernizzare l’intero sistema logistico nazionale.

L’attuale sistema portuale tunisino mostra segnali di sofferenza. Nel 2023, il traffico
commerciale nei porti marittimi tunisini è aumentato solo del 2%, passando da 28,7
milioni di tonnellate nel 2022 a 29,4 milioni di tonnellate, grazie principalmente
all’aumento del 17% del traffico di materiali liquidi. Tuttavia, le merci generali
sono diminuite dell’11% e le merci impacchettate del 9%, segnalando vulnerabilità
strutturali.

Il porto di Radès, principale scalo container del paese, opera vicino alla saturazione
e necessita di essere decongestionato. Il porto di Enfidha è destinato a diventare
un hub regionale del commercio marittimo che mira a rafforzare la competitività 
della Tunisia, a fluidificare le catene di approvvigionamento e a decongestionare
i porti esistenti.

### Il contesto mediterraneo: una competizione spietata

Il progetto tunisino si inserisce in un panorama mediterraneo caratterizzato da 
una feroce competizione tra porti che si contendono i traffici delle grandi rotte
commerciali globali. Nel 2025, Tanger Med ha raggiunto una movimentazione complessiva
di 161 milioni di tonnellate di merci con un aumento del 13,3%, con un traffico 
container di 11,1 milioni di TEU, affermandosi come primo hub del Mediterraneo.

Gli scali della sponda sud del Mediterraneo – Tanger Med in Marocco, Port Said in
Egitto, Damietta – hanno progressivamente eroso quote di mercato ai tradizionali
porti europei, sfruttando costi operativi più contenuti, vicinanza alle rotte transoceaniche
e investimenti massicci in infrastrutture moderne. Oggi oltre il 75% delle merci
che transitano nel Mediterraneo arrivano in soli 11 dei 96 porti presenti sulle 
due sponde, evidenziando una concentrazione dei traffici che lascia poco spazio 
agli attori minori.

Gioia Tauro, il principale porto italiano di transhipment, ha dimostrato resilienza
mantenendo la quarta posizione nel Mediterraneo, ma deve confrontarsi con la crescente
concorrenza nordafricana. La Spezia, Valencia, Genova, Pireo completano il quadro
degli scali che dominano il traffico container mediterraneo.

### Opportunità e sfide sul piano internazionale

Il successo del porto di Enfidha dipenderà dalla capacità di attrarre i grandi armatori
internazionali e di integrarsi nelle rotte globali. La posizione geografica della
Tunisia, al centro del Mediterraneo, rappresenta un vantaggio competitivo, ma non
sufficiente in assenza di efficienti collegamenti terrestri, procedure doganali 
snelle e costi operativi competitivi.

La ministra Zaafrani Zenzri ha sottolineato che “questo porto deve essere costruito
perché è di importanza strategica per la Tunisia. Il progetto contribuirà a rafforzare
altri porti tunisini collegando il Paese alle principali rotte di trasporto marittimo
globale”. L’ambizione è trasformare Enfidha in un porto hub in grado di servire 
non solo il mercato nazionale, ma di fungere da piattaforma di redistribuzione per
l’intera regione nordafricana e per i traffici tra Europa, Africa e Asia.

La Tunisia ha storicamente buoni rapporti commerciali con l’Unione Europea, è membro
dell’accordo di libero scambio ALECA/DCFTA e partecipa a diverse organizzazioni 
regionali. Questi legami potrebbero facilitare l’integrazione del nuovo porto nelle
catene logistiche europee e nordafricane, a condizione che l’infrastruttura sia 
accompagnata da riforme strutturali del settore portuale e logistico.

### Il ruolo dell’Italia e delle partnership internazionali

L’Italia rappresenta un partner naturale per la Tunisia, dato che le aziende italiane
detengono circa il 40% degli investimenti diretti esteri nel paese e oltre 900 imprese
italiane operano sul territorio tunisino. Il parco industriale di Enfidha ospita
già diverse realtà italiane che potrebbero beneficiare direttamente della nuova 
infrastruttura portuale.

Non è casuale che proprio di recente si sia riaperto il terminal cargo dell’aeroporto
di Enfidha-Hammamet, dopo anni di inattività. L’aeroprto ha celebrato la riapertura
ufficiale del terminal cargo, segnando una fase strategica nello sviluppo del trasporto
aereo di merci. Sono stati firmati partenariati strategici con attori internazionali
come Express World Group, Cargo Wings Express e Savino Del Bene. Questa sinergia
tra trasporto aereo e marittimo potrebbe creare un polo logistico integrato di grande
rilevanza.

La ricerca di un partner strategico internazionale per il porto riflette la necessità
della Tunisia di combinare capitale, tecnologia e know-how per realizzare un’infrastruttura
all’altezza degli standard globali. Le esperienze di Tanger Med, dove la gestione
danese APM Terminals ha giocato un ruolo chiave, o del Pireo, rilanciato dagli investimenti
cinesi di Cosco, dimostrano che la scelta del partner giusto può fare la differenza
tra successo e fallimento.

### Sostenibilità e innovazione: le sfide del futuro

I moderni porti non possono prescindere da criteri di sostenibilità ambientale e
innovazione tecnologica. La direttiva europea ETS sulle emissioni, l’elettrificazione
delle banchine (cold ironing), la digitalizzazione delle procedure doganali e l’automazione
delle operazioni portuali sono ormai standard internazionali irrinunciabili.

Il porto di Enfidha è stato concepito come il primo smart port della Tunisia, conforme
agli standard internazionali. Tuttavia, la realizzazione di queste ambizioni richiederà
investimenti aggiuntivi in tecnologie verdi, formazione del personale e infrastrutture
digitali. La capacità di attrarre navi alimentate con combustibili alternativi, 
di garantire efficienza energetica e di minimizzare l’impatto ambientale saranno
fattori determinanti per la competitività a lungo termine.

### Rischi e incertezze: le ombre sul progetto

Nonostante i segnali positivi degli ultimi mesi, permangono incertezze significative.
Il principale ostacolo resta il reperimento dei finanziamenti: 5 miliardi di dinari
rappresentano una somma enorme per un’economia come quella tunisina, già gravata
da un debito pubblico elevato e da necessità di risanamento dei conti pubblici.

La Tunisia ha dimostrato in passato difficoltà nel portare a termine grandi progetti
infrastrutturali. Il confronto con il progetto del porto di Biserta, anch’esso rimasto
sulla carta per anni, o con altre iniziative incompiute, alimenta scetticismo sulla
reale capacità di completare Enfidha nei tempi previsti.

Inoltre, il mercato del transhipment mediterraneo potrebbe aver già raggiunto un
punto di saturazione. L’eccesso di offerta portuale rispetto alla domanda effettiva
costituisce un rischio concreto, come dimostrato dalle difficoltà che hanno colpito
in passato scali come Cagliari e Taranto in Italia. L’ingresso di un nuovo grande
porto in un mercato già altamente competitivo potrebbe non trovare spazio sufficiente
per prosperare.

### Conclusioni: tra speranze e realtà

Il porto di Enfidha rappresenta per la Tunisia un’opportunità straordinaria ma anche
una scommessa ad alto rischio. Se portato a compimento secondo le ambizioni originarie,
potrebbe trasformarsi in un motore di sviluppo economico, creare migliaia di posti
di lavoro e posizionare il paese come attore chiave nella logistica mediterranea.

Tuttavia, la storia recente insegna a mantenere un cauto ottimismo. Troppi annunci,
troppi rinvii, troppe gare d’appalto fallite hanno accompagnato questo progetto.
La vera svolta si avrà solo quando le ruspe inizieranno effettivamente a scavare
e le gru a prendere forma lungo le banchine del golfo di Hammamet.

Nel frattempo, il Mediterraneo continua la sua corsa. Tanger Med consolida la leadership,
Pireo cresce sotto la guida cinese, i porti europei si modernizzano. La Tunisia 
ha una finestra temporale limitata per trasformare le ambizioni in realtà. Se saprà
cogliere questa opportunità con determinazione, efficienza e visione strategica,
Enfidha potrebbe davvero diventare il simbolo di una rinascita economica. In caso
contrario, rischia di rimanere l’ennesimo sogno incompiuto di un paese in cerca 
di riscatto.

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_Articolo basato su fonti ufficiali del governo tunisino, dichiarazioni ministeriali,
dati dell’Agenzia Nova, ANSA, The MediTelegraph, La Presse de Tunisie e analisi 
di esperti del settore portuale mediterraneo._
