# IL GELSOMINO E L’OMBRA: Una storia di coraggio e tradimento nella Tunisia post-rivoluzionaria

- Link: https://www.aboutmagazine.it/il-gelsomino-e-lombra-una-storia-di-coraggio-e-tradimento-nella-tunisia-post-rivoluzionaria/
- Published: 2026-03-29T07:08:18+00:00
- Author: Leo Mila

Spread the love

**PROLOGO: QUANDO I FIORI APPASSISCONO**

Tunisi – Erano le 12:30 del 18 marzo 2015 quando il sogno della Primavera Araba 
si infranse definitivamente contro i muri del Museo Nazionale del Bardo. Due uomini
armati, Yassine Laabidi e Jaber Khachnaoui, entrambi ventenni provenienti da Kasserine–
la città dove tutto era iniziato nel 2010 – aprirono il fuoco su turisti inermi,
trasformando uno dei luoghi più simbolici della civiltà mediterranea in un campo
di battaglia.
 Ventiquattro morti. Oltre cinquanta feriti. Un attacco rivendicato
dallo Stato Islamico che scosse non solo la Tunisia, ma l’intera comunità internazionale.
Ma cosa succede quando la narrazione ufficiale nasconde una verità più oscura? Cosa
accade quando dietro il fanatismo religioso si cela una cospirazione politica orchestrata
dai fantasmi del passato? Questa è la storia che Il Gelsomino e l’Ombra, nuovo romanzo-
inchiesta dello scrittore italo-tunisino in uscita a aprile, promette di raccontare:
un thriller politico che intreccia fatti reali e finzione per esplorare le zone 
d’ombra della Tunisia post-rivoluzionaria.

**LA TUNISIA CHE NON TI ASPETTI: TRA DEMOCRAZIA E DERIVA**

Il contesto storico: dalla rivoluzione al disincanto
 «La Tunisia è stata venduta
al mondo come il caso di successo della Primavera Araba», spiega la professoressa
Sarah Ben Néfissa, sociologa franco-tunisina del CNRS di Parigi. «Ma la realtà sul
terreno era molto più complessa. Sì, avevamo elezioni libere, una costituzione progressista,
libertà di stampa. Ma avevamo anche disoccupazione giovanile al 35%, regioni interne
abbandonate, e un apparato di sicurezza mai veramente epurato.»

I dati parlano chiaro. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (
UNDP), nel 2015 la Tunisia registrava:

Tasso di disoccupazione giovanile: 35,8% (contro il 13% pre-rivoluzione)
 Disparità
regionale: il PIL pro capite di Tunisi era 4 volte superiore a quello di Kasserine
Emigrazione irregolare: oltre 8.000 giovani tunisini partiti verso l’Europa nel 
2014 Foreign fighters: tra 3.000 e 5.000 tunisini combattevano con l’ISIS in Siria
e Iraq

«La rivoluzione aveva promesso pane, libertà e dignità», continua Ben Néfissa. «
Quattro anni dopo, molti giovani avevano libertà ma né pane né dignità. Questo vuoto
esistenziale è stato il terreno fertile per il radicalismo.»

**L’attacco del Bardo: cronaca di una tragedia annunciata**
 Il 18 marzo 2015, mentre
il Parlamento tunisino discuteva proprio una nuova legge antiterrorismo, due giovani
armati di Kalashnikov tentarono prima di fare irruzione nell’edificio legislativo,
poi si diressero verso il museo adiacente. Secondo il rapporto ufficiale della Commissione
d’Inchiesta parlamentare (pubblicato nel luglio 2015), esistevano «gravi carenze
nella condivisione di intelligence» e «problemi di coordinamento tra i vari corpi
di sicurezza». Ma il romanzo Il Gelsomino e l’Ombra va oltre, ipotizzando – attraverso
la fiction ma basandosi su sospetti mai completamente fugati – che l’attacco potesse
essere stato non solo previsto, ma in qualche modo “permesso” da elementi corrotti
dell’apparato di sicurezza. «Non è fantascienza», afferma Fabio Merone, ricercatore
dell’Università di Louvain e esperto di jihadismo tunisino. «Nel 2016, il rapporto
della Commissione Bardo ha rivelato che le autorità avevano ricevuto almeno tre 
segnalazioni di intelligence sui due attentatori nei mesi precedenti. Perché non
agirono? Questa domanda non ha mai ricevuto una risposta soddisfacente.»

**OPERAZIONE GELSOMINO NERO: QUANDO LA FICTION INTERROGA LA REALTÀ**
 Il vecchio
regime che non muore mai Uno degli elementi più inquietanti del romanzo è la rappresentazione
di quella che l’autore chiama “Operazione Gelsomino Nero”: una presunta cospirazione
orchestrata da ex funzionari del regime di Ben Ali per destabilizzare la giovane
democrazia tunisina attraverso la manipolazione di gruppi estremisti.

Fiction? Forse. Ma con fondamenta nella realtà documentata.

Nel 2014, il giornalista investigativo tunisino Sofiene Ben Farhat pubblicò su Nawaat(
principale piattaforma di citizen journalism tunisina) un’inchiesta esplosiva intitolata“
Les réseaux de l’ancien régime” (Le reti del vecchio regime), documentando come 
almeno 47 alti funzionari dell’era Ben Ali – tra cui membri dei servizi segreti,
ufficiali militari e ministri – non fossero mai stati processati e continuassero
a operare nell’ombra.

«Il problema della Tunisia post-rivoluzionaria», spiega Moncef Marzouki, ex presidente
tunisino (2011-2014) in un’intervista esclusiva, «è che abbiamo cambiato la facciata
senza pulire le fondamenta. La mukhabarat [servizi segreti] non è mai stata completamente
riformata. Molti di coloro che servivano Ben Ali hanno semplicemente cambiato padrone.
E alcuni hanno continuato a giocare i loro giochi nell’ombra.»
 Il romanzo immagina
un colonnello Ramzi Bouazizi – personaggio di fantasia ma archetipo riconoscibilissimo–
che orchestra il caos per giustificare un ritorno all’autoritarismo. Una fantasia
paranoica?

Non secondo il politologo Youssef Cherif del Columbia Global Centers di Tunisi: «
C’è sempre stata una tensione nella Tunisia post-2011 tra due visioni: quella democratica-
pluralista e quella securitaria-autoritaria. Ogni attacco terroristico rafforzava
i secondi, che sostenevano “ve lo avevamo detto, serve il pugno di ferro”. Il terrorismo,
volente o nolente, faceva il gioco di chi voleva smantellare la transizione democratica.»

**I PERSONAGGI: SPECCHI DI UNA NAZIONE DIVISA**
 Rafika: la voce delle donne nella
tempesta

La protagonista del romanzo, Rafika Kefi – docente universitaria, blogger femminista,
simbolo della Tunisia laica e progressista – rappresenta una generazione di donne
tunisine che dopo il 2011 conquistarono spazi inimmaginabili sotto Ben Ali.
 I numeri
sono impressionanti:

60% dei laureati universitari in Tunisia sono donne (dato UNICEF 2015)
 31% dei 
seggi parlamentari nel 2014 erano occupati da donne (contro il 7% nel 2009) La parità
di genere nella Costituzione del 2014 era tra le più avanzate del mondo arabo

«Ma questa conquista era fragilissima», spiega Bochra Belhaj Hmida, avvocata e attivista
per i diritti delle donne. «Ogni giorno ricevevamo minacce dai salafiti. Ci dicevano
che eravamo koffar [infedeli], che meritavamo di essere punite. Il personaggio di
Rafika è realistico perché tante di noi hanno vissuto quella paura quotidiana.»

Il fenomeno del cyberbullismo contro le donne attiviste esplose dopo il 2011. Secondo
uno studio del 2015 dell’ONG Mourakiboun, il 78% delle donne attiviste tunisine 
aveva ricevuto minacce online, e il 23% aveva subito tentativi di doxxing (pubblicazione
di dati personali).
 Karim: il fratello perduto e il dramma della radicalizzazione

Il personaggio di Karim – fratello di Rafika, ingegnere brillante trasformato in
militante di un gruppo estremista – rappresenta il dramma più devastante della Tunisia
post-rivoluzionaria: la radicalizzazione dei giovani.
 «Ho intervistato decine di
famiglie che hanno perso figli al jihadismo», racconta Riadh Sidaoui, esperto di
estremismo e professore alla European University di Ginevra. «Il pattern è sempre
lo stesso: giovane brillante, famiglia moderata, improvviso cambiamento dopo la 
frequentazione di un gruppo, rottura con la famiglia, partenza per Siria o partecipazione
ad attività violente in Tunisia. Il personaggio di Karim è un case study perfetto.»
Nel 2015, il Centro Tunisino di Studi Strategici (CTUESS) documentò che il profilo
tipo del foreign fighter tunisino era:

Uomo tra 18-30 anni (87%)
 Istruzione secondaria o universitaria (64%) Proveniente
da famiglia moderata (71%) Disoccupato o sottoccupato (82%) Radicalizzato in 6-18
mesi (media)

«Non erano i poveri ignoranti», sottolinea Alaya Allani, storico dell’Università
della Manouba. «Erano i giovani istruiti e disillusi. Avevano creduto nella rivoluzione,
poi si erano sentiti traditi. Il salafismo offriva loro un’identità forte, un senso
di appartenenza, un nemico chiaro da combattere.»

Nader: l’élite economica davanti alla scelta morale
 Il personaggio di Nader Amamou–
imprenditore tecnologico di successo, inizialmente neutrale, poi trascinato nel 
conflitto – rappresenta una domanda cruciale: quale responsabilità hanno le élite
economiche in tempi di crisi democratica? «Questo è uno dei nodi irrisolti della
Tunisia», afferma Hamza Meddeb, ricercatore al Carnegie Middle East Center. «Dopo
il 2011, la classe imprenditoriale si è largamente disimpegnata dalla politica. 
Volevano stabilità per i business, non importava sotto quale governo. Questa neutralità
interessata ha indebolito la democrazia.» Il romanzo pone una domanda scomoda: quando
la neutralità diventa complicità? Quando il silenzio equivale a tradimento?

**LA MANIPOLAZIONE DEL SACRO: COME SI COSTRUISCE UN TERRORISTA**
 **Il reclutamento**:
tecniche e psicologia Una delle sezioni più inquietanti del romanzo descrive il 
processo di radicalizzazione di Haifa, la migliore amica di Rafika, attraverso un
centro culturale apparentemente innocuo. «È esattamente così che funziona», conferma
Mohamed-Ali Adraaoui, professore alla Georgetown University e autore di “Purisme
et Salafisme en Tunisie”. «I gruppi salafiti non iniziano mai con la violenza. Iniziano
con la carità, l’aiuto sociale, il senso di comunità. Offrono quello che lo Stato
non offre: solidarietà, identità, speranza.» Il processo tipo, secondo le ricerche
di Adraaoui, prevede quattro fasi:

**_Accoglienza emotiva_**: il reclutato viene accolto con affetto, interesse sincero
per i suoi problemi
 _Identificazione del vuoto_: viene identificata la ferita esistenziale(
morte di un genitore, disoccupazione, sensazione di ingiustizia) _Offerta di significato_:
il salafismo viene presentato come risposta totale a quel vuoto _Isolamento progressivo_:
il reclutato viene gradualmente separato da famiglia, vecchi amici, influenze “negative”

«_Il personaggio di Haifa che indossa il niqab, rompe con Rafika, cambia completamente
personalità – è realistico al 100%», dice Adraaoui. «E la cosa più tragica è che
queste persone credono sinceramente di essersi liberate, quando in realtà sono state
imprigionate.»_

**_Il finanziamento_**: i soldi dietro l’estremismo
 Il romanzo accenna anche al
nodo cruciale del finanziamento. Come si mantengono questi gruppi? L’inchiesta di
Al Jazeera “Follow the Money: Tunisia’s Jihadi Networks” (2016) documentò almeno
tre canali:

**_Fondi dal Golfo_**: donazioni private da Kuwait, Qatar, Arabia Saudita canalizzate
attraverso ONG “caritatevoli”
 **_Contrabbando_**: traffico di armi, droga, sigarette
attraverso la frontiera libica **_Fondi deviati_**: beni sequestrati al clan Ben
Ali ma mai completamente recuperati dallo Stato

«C’erano almeno 13 miliardi di dollari di asset Ben Ali sparsi nel mondo», spiega
l’economista Aram Belhadj. «Ufficialmente ne abbiamo recuperati circa 2. Gli altri
11? Nessuno lo sa con certezza. Il romanzo ipotizza che parte siano finiti a finanziare
il caos. È impossibile da provare, ma neanche da escludere.»

**L’ATTACCO AL BARDO: TRE ANNI DOPO, LE DOMANDE SENZA RISPOSTA**
 Le falle nella
sicurezza Il rapporto finale della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Bardo(
luglio 2015) identificò 17 gravi carenze nel dispositivo di sicurezza. Tra queste:

Mancata comunicazione tra intelligence civile e militare
 Segnalazioni ignorate 
su Laabidi e Khachnaoui Assenza di protezione adeguata al museo nonostante le minacce
Ritardo di 20 minuti nell’intervento delle forze speciali Coordinamento caotico 
durante l’assalto finale

«C’erano competenze, mezzi, informazioni», dice Samir Dilou, ex ministro dei Diritti
Umani e membro della Commissione. «Quello che mancava era volontà politica. O forse,
per alcuni, c’era volontà che l’attacco avvenisse.»
 Quest’ultima affermazione –
mai provata ma mai completamente smentita – è il cuore pulsante del romanzo. Le 
vittime dimenticate Ventiquattro morti:

21 turisti stranieri (italiani, francesi, spagnoli, giapponesi, britannici, colombiani,
australiani)
 2 tunisini (un poliziotto e una guida turistica) 1 attentatore ucciso
per errore dalle forze speciali (inizialmente identificato come ostaggio)

«Il mio lavoro come scrittore», spiega l’autore in un’intervista, «non era solo 
raccontare la cospirazione ipotetica, ma ricordare che dietro le statistiche ci 
sono vite spezzate. Famiglie distrutte. Sogni interrotti. Il personaggio di Rafika
combatte anche per loro, per dare senso a quelle morti.»

**ARTE E VERITÀ: IL ROMANZO COME INCHIESTA**
 Il ruolo della fiction nel giornalismo
d’inchiesta «Ci sono verità che il giornalismo tradizionale non può raggiungere»,
afferma Roberto Saviano, autore di Gomorra e maestro del genere non-fiction novel.«
Quando le prove legali mancano, quando i testimoni hanno paura, quando le istituzioni
insabbiano, la fiction può andare dove il giornalismo non arriva. Non inventa, ma
connette i puntini che le inchieste ufficiali lasciano separati.» Il Gelsomino e
l’Ombra si inserisce in questa tradizione del romanzo-inchiesta, iniziata con Truman
Capote (A sangue freddo) e continuata con Norman Mailer, Tom Wolfe, e nella letteratura
italiana con Carlo Lucarelli e Giancarlo De Cataldo. «L’autore ha fatto un lavoro
impressionante di documentazione», conferma la giornalista tunisina Olfa Lamloum,
direttrice dell’International Alert per il Medio Oriente. «Ha intervistato ex jihadisti,
famiglie di vittime, agenti di sicurezza, politici. Poi ha costruito una narrazione
che, pur essendo fiction, illumina zone d’ombra reali.» La responsabilità dello 
scrittore Ma esiste il rischio di alimentare teorie cospirazioniste? Di confondere
i lettori tra fatto e finzione? «È una preoccupazione legittima», ammette Kamel 
Daoud, scrittore algerino e autore di Meursault, indagine controprocesso. «Ma la
soluzione non è il silenzio. È la trasparenza. Dire chiaramente cosa è documentato
e cosa è ipotesi narrativa. E soprattutto, invitare il lettore a fare le proprie
ricerche, a non credere ciecamente né alla versione ufficiale né alla versione romanzata.»
Il romanzo include un’appendice con tutte le fonti documentali utilizzate, un glossario
dei fatti reali versus finzione, e una bibliografia commentata. Un esempio di rigore
che dovrebbe essere standard nel genere.

**LA TUNISIA OGGI: IL GELSOMINO È SOPRAVVISSUTO?**
 Il bilancio di dieci anni Nel
2021, dieci anni dopo la rivoluzione, il presidente Kais Saied ha sospeso il Parlamento
e assunto i pieni poteri in quello che molti hanno definito un autogolpe. «La Tunisia
ha retto per dieci anni», riflette Nadia Marzouki, ricercatrice al CNRS. «Dieci 
anni di democrazia imperfetta ma reale. Poi è arrivata la deriva autoritaria che
molti temevano. Il romanzo, ambientato nel 2015, coglie esattamente quel momento
di svolta: quando era ancora possibile salvare la democrazia, ma le ombre stavano
già avanzando.» I dati attuali sono scoraggianti:

Economia: PIL pro capite inferiore al 2010
 Disoccupazione giovanile: ancora sopra
il 30% Libertà di stampa: crollata dal 72° (2020) al 121° posto (2023) nel ranking
di Reporter Senza Frontiere Emigrazione: record di partenze irregolari nel 2023

«Il gelsomino è sopravvissuto?» si chiede retoricamente Rached Ghannouchi, leader
di Ennahda (ora in prigione). «Forse non nella politica istituzionale. Ma nella 
società civile, nei giovani che continuano a lottare, nelle donne che resistono,
nei giornalisti che denunciano. Lì il gelsomino vive ancora.»

**CONCLUSIONE: PERCHÉ QUESTA STORIA CONTA**
 Il Gelsomino e l’Ombra non è solo un
thriller politico ambientato in Tunisia. È una meditazione universale su temi che
toccano ogni democrazia fragile:

Come si difende la libertà quando i suoi nemici la usano per distruggerla?
 Quale
responsabilità hanno le élite in tempi di crisi? Come si combatte la manipolazione
senza diventare manipolatori? Quando la neutralità diventa complicità?

«Ogni paese ha il suo Bardo», conclude lo scrittore Tahar Ben Jelloun. «Momenti 
in cui la storia si biforca, in cui si può scegliere la luce o l’ombra. La Tunisia
ha scelto di combattere, anche se ha perso battaglie. Questo romanzo celebra quel
coraggio, anche nella sconfitta.»
 In un’epoca di fake news, post-verità e narrazioni
manipolate, Il Gelsomino e l’Ombra ci ricorda che la fiction onesta può essere più
veritiera della propaganda travestita da fatto. E che a volte, per capire la realtà,
dobbiamo permetterci di immaginarla.

**BOX LATERALE: I NUMERI DELL’ATTACCO AL BARDO**

Data: 18 marzo 2015, ore 12:30
 Durata: 3 ore e 47 minuti Vittime: 24 morti (21 
turisti, 2 tunisini, 1 attentatore) Feriti: 50+ Attentatori: 2 (Yassine Laabidi,
20 anni, e Jaber Khachnaoui, 21 anni, entrambi da Kasserine) Rivendicazione: Stato
Islamico (ISIS) Impatto economico: -35% di arrivi turistici nel 2015, perdita stimata
di 1,5 miliardi di dollari Conseguenze politiche: dichiarato stato di emergenza,
prorogato 7 volte fino al 2017

**IL GELSOMINO E L’OMBRA**
 Di Leo Mila Aprile 2026 Pagine: 145 circa Prezzo: €8,99

© AboutMagazine.it – Tutti i diritti riservati
 Leo Mila è giornalista e scrittore.
Il suo romanzo “Il Gelsomino e l’ombra” è ambientato nella Tunisia post-rivoluzionaria.
Ha vissuto tre anni a Tunisi tra il 2012 e il 2015, documentando la transizione 
democratica.
