# Femminicidio in Italia: L’ombra che non si dissolve

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- Published: 2026-02-02T08:51:10+00:00
- Author: Leo Mila

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## Una donna uccisa ogni tre giorni. I numeri, le radici dell’odio e la sfida culturale che attende il Paese

**Di fronte a 106 donne uccise nel 2024, la domanda resta lacerante: cosa trasforma
l’amore in possesso, la gelosia in furia omicida, la separazione in condanna a morte?
Un’inchiesta tra dati, psicologia e cultura per comprendere un fenomeno che non 
accenna a diminuire.**

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### LA FOTOGRAFIA DI UN’EMERGENZA

Ogni tre giorni in Italia una donna viene uccisa. Non per rapina, non per criminalità
organizzata, non per caso. Viene uccisa da chi dice di amarla, da chi ha condiviso
con lei anni di vita, da chi non accetta di lasciarla andare. Il femminicidio in
Italia non è un’emergenza esplosa improvvisamente, ma una piaga che attraversa i
decenni, stabile e persistente, resistente a leggi, campagne di sensibilizzazione
e grida di dolore che seguono ogni tragedia.

Nel 2024, secondo i dati ISTAT, sono state uccise 116 donne su un totale di 327 
omicidi volontari. Di queste, 106 rientrano nella definizione di femminicidio secondo
gli standard internazionali: omicidi legati al genere, dove la donna viene uccisa
in quanto donna. Sessantadue di loro sono state assassinate dal partner o dall’ex
partner, trentasette da un altro parente. Una ogni tre giorni.

I numeri raccontano una storia che si ripete con drammatica costanza, come emerge
dalla tabella comparativa degli ultimi cinque anni:

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### TABELLA COMPARATIVA FEMMINICIDI 2020-2024

  |  ANNO |  TOTALE DONNE UCCISE |  FEMMINICIDI STIMATI |  UCCISE DA PARTNER/EX |  UCCISE DA PARENTI |  PERCENTUALE SUL TOTALE OMICIDI |  
   |  2020 |  116 |  106 |  61 |  43 |  40,6% |  
 |  2021 |  119 |  104 |  63 |  39 |  39,3% |  
 |  2022 |  126 |  105 |  61 |  43 |  42,0% |  
 |  2023 |  117 |  111 |  62 |  42 |  35,0% |  
 |  2024 |  116 |  106 |  62 |  37 |  35,5% |

**Fonte: ISTAT – Ministero dell’Interno, Direzione Centrale Polizia Criminale**

_Nota: I femminicidi stimati includono le donne uccise da partner/ex partner, parenti
e, in alcuni casi limitati, da conoscenti o sconosciuti quando l’accanimento sul
corpo della vittima o altri elementi indicano una motivazione di genere._

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### IL DATO CHE FA RIFLETTERE

Mentre il numero totale di omicidi in Italia è in costante diminuzione da vent’anni–
con un calo particolarmente marcato per le vittime maschili – quello delle donne
uccise rimane sostanzialmente stabile. Nel 2024, le donne rappresentano il 35,5%
delle vittime di omicidio, ma la percentuale schizza all’88% quando si considerano
solo gli omicidi in ambito familiare e affettivo.

I dati mostrano che le donne italiane vengono uccise dai partner nel 49,5% dei casi,
mentre per le donne straniere la percentuale sale al 68%. Un divario che racconta
anche storie di isolamento sociale, di barriere linguistiche, di maggiore vulnerabilità.

Nel 93% dei casi, le donne italiane sono vittime di italiani, mentre per le donne
straniere, quasi la metà viene uccisa da connazionali. Il femminicidio, dunque, 
non è un problema di nazionalità o cultura d’origine: è un problema italiano, occidentale,
universale.

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### LA GEOGRAFIA DELLA VIOLENZA

Il fenomeno attraversa l’intera penisola senza distinzioni geografiche significative.
Nel 2024, si sono registrati casi in 17 regioni, 45 province e 83 città diverse.
Due terzi dei casi si concentrano in Lombardia, Campania, Toscana, Emilia Romagna
e Lazio, ma questo rispecchia sostanzialmente la distribuzione della popolazione.

Le vittime hanno un’età media di 55,5 anni, ma il range è drammaticamente ampio:
la più giovane aveva un anno, la più anziana 89. Il femminicidio colpisce bambine,
adolescenti, donne mature, anziane. Non esiste un’età sicura.

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### L’INNESCO DELL’ODIO: QUANDO L’AMORE DIVENTA POSSESSO

Ma cosa trasforma un uomo in assassino della propria compagna? Cosa innesca quella
violenza cieca che porta a uccidere chi si dice di amare? Le ricerche in ambito 
psicologico e criminologico convergono su alcuni elementi chiave.

#### Il controllo come ossessione

Le cause principali del femminicidio risiedono nelle profonde disuguaglianze di 
genere e in una cultura patriarcale che enfatizza costantemente la superiorità maschile,
imponendo la sottomissione delle donne. Ma questo contesto culturale si intreccia
con specifici meccanismi psicologici.

Gli esperti identificano nel profilo dell’uomo che maltratta un elemento costante:
il desiderio ossessivo di controllo. Questo si manifesta attraverso gelosia patologica,
necessità di dominare ogni aspetto della vita della compagna, incapacità di tollerare
qualsiasi forma di autonomia femminile. La violenza non è un raptus improvviso, 
ma l’escalation di un sistema di controllo progressivo.

#### La separazione come minaccia esistenziale

Secondo recenti studi di psicoterapeuti che si occupano di violenza di genere, molti
femminicidi non nascono da una follia improvvisa, ma da funzionamenti mentali rigidi
e fragili: bisogno di controllo, gelosia patologica, dipendenza affettiva, incapacità
di tollerare la separazione.

Il momento di maggior pericolo per una donna è proprio quando decide di lasciare
il partner violento. I dati lo confermano drammaticamente: quasi la metà dei femminicidi
causati da separazione avviene nei primi 90 giorni dopo la comunicazione della fine
della relazione. In alcuni casi, però, il rancore può esplodere anche anni dopo:
nel 3,2% dei casi il femminicidio è stato commesso dopo cinque anni dalla separazione.

#### La confusione tra amore e proprietà

Il vero nucleo psicopatologico non è nella paura di perdere l’altra persona, ma 
nella confusione tra amore e possesso. In un rapporto sano, l’altro è riconosciuto
come persona autonoma. In un rapporto malato, l’altro è vissuto come proprietà, 
un’estensione di sé, una garanzia di stabilità interna.

Quando questa “proprietà” minaccia di andarsene, non si attiva solo il dolore della
perdita, ma un vissuto di crollo identitario. La donna non viene più vista come 
essere umano con diritti e desideri propri, ma come oggetto che deve restare al 
proprio posto. E se si ribella, va punita. Nei casi estremi, eliminata.

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### LE QUATTRO TIPOLOGIE DI AGGRESSORE

Margaret Elbow, in uno studio divenuto fondamentale per comprendere il fenomeno,
ha identificato nel 1977 quattro profili psicologici di uomo maltrattante:

 1. **Il controllore**: ossessionato dal dominio totale sulla compagna, percepisce 
    qualsiasi autonomia femminile come minaccia personale
 2. **Il difensore**: giustifica la violenza come risposta a presunti torti subiti,
    in una spirale di vittimismo tossico
 3. **L’approvatore**: cerca costantemente conferme esterne del proprio valore attraverso
    il controllo della partner
 4. **L’incorporatore**: vive la relazione come fusione identitaria, incapace di distinguere
    tra sé e l’altra persona

In tutti questi profili emerge un elemento comune: la donna non è mai riconosciuta
come soggetto autonomo, ma sempre come strumento per soddisfare bisogni maschili–
di controllo, di potere, di conferma identitaria.

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### IL RUOLO DELLA GELOSIA PATOLOGICA

La gelosia è spesso citata come movente nei femminicidi, ma non si tratta della 
gelosia comune che chiunque può provare. Gli esperti distinguono tre forme di gelosia
che portano alla violenza estrema:

**Gelosia competitiva**: caratterizza chi soffre non tanto per la perdita dell’oggetto
d’amore, quanto per la diminuzione della propria autostima. L’amore è fondato sulla
dipendenza narcisistica, non sul benessere dell’altra persona.

**Gelosia proiettiva**: tipica di chi riversa sul partner i propri desideri inconsci
di infedeltà, in un meccanismo di difesa psicologica che trasforma il proprio senso
di inadeguatezza in accusa verso l’altro.

**Gelosia delirante**: una vera patologia, spesso associata ad alcolismo cronico,
caratterizzata da convincimenti erronei e inattaccabili sull’infedeltà del partner.
In questi casi il distacco dalla realtà è totale.

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### I FATTORI DI RISCHIO: QUANDO AUMENTA IL PERICOLO

L’analisi dei casi di femminicidio ha permesso di identificare alcuni fattori che
aumentano significativamente il rischio:

 * **Precedenti episodi di violenza**: la presenza di violenza fisica, psicologica
   o economica nella relazione è il segnale più forte di rischio. Nel 51,9% dei 
   casi del 2013, le vittime avevano già sporto querela per atti violenti
 * **Isolamento sociale della vittima**: la mancanza di una rete di supporto rende
   più difficile chiedere aiuto
 * **Abuso di sostanze**: alcol e droghe aumentano l’aggressività e riducono i freni
   inibitori
 * **Possesso di armi**: la disponibilità di armi in casa è un fattore di rischio
   riconosciuto
 * **Eventi scatenanti**: separazioni, richieste di autonomia, cambiamenti nella
   relazione vengono percepiti come minacce

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### LA SPIRALE DELLA VIOLENZA

Il femminicidio raramente è un evento isolato. È quasi sempre il punto finale di
una lunga escalation di violenza che segue un ciclo ben identificato:

 1. **Fase di tensione crescente**: irritabilità, critiche costanti, controllo sempre
    più stringente
 2. **Esplosione violenta**: aggressioni fisiche o psicologiche
 3. **Fase della luna di miele**: scuse, promesse di cambiamento, comportamento affettuoso
 4. **Ripresa graduale della tensione**: il ciclo ricomincia, con violenze sempre più
    gravi

È in questa fase che molte donne, sperando che il partner cambi davvero, ritirano
denunce o rinunciano a separarsi. Una speranza che si rivela troppo spesso fatale.

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### LE VITTIME: IL PROFILO DELL’IMPOTENZA APPRESA

Anche il profilo psicologico delle vittime rivela meccanismi complessi. L’esposizione
prolungata ad abusi e violenze può generare quella che gli esperti chiamano “impotenza
appresa”: chi è ripetutamente esposto a punizioni da cui non ha vie di fuga sviluppa
la tendenza a non assumere il controllo del proprio comportamento anche quando sarebbe
possibile farlo.

Le vittime sviluppano un’alterata percezione di sé, delle proprie risorse, un senso
di fallimento rispetto alla possibilità di rendersi autonome. A questo si aggiungono
fattori di vulnerabilità: esperienze pregresse di abuso, scarsa indipendenza economica,
bassa autostima, vissuti di vergogna e isolamento sociale.

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### IL CONTESTO CULTURALE: LA RADICE PATRIARCALE

Ma la psicologia individuale non basta a spiegare un fenomeno così diffuso e stabile
nel tempo. Il femminicidio affonda le radici in un humus culturale che ancora permea
la società italiana: la cultura patriarcale.

Nonostante il delitto d’onore sia stato abolito in Italia nel 1981, l’idea della
donna come proprietà dell’uomo, come oggetto da controllare e disciplinare, sopravvive
in forme più sottili ma non meno insidiose. Si manifesta nel linguaggio (“l’ha uccisa
per amore”), negli stereotipi di genere (“era troppo provocante”), nelle aspettative
sociali (“una brava moglie deve…”).

Questa cultura permea tutti gli strati sociali e tutte le età. Non è un problema
di periferie degradate o di ambienti marginali: i femminicidi avvengono in ville
signorili come in case popolari, coinvolgono professionisti affermati come disoccupati,
giovani come anziani.

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### I SEGNALI CHE NON DOVREMMO IGNORARE

Gli esperti concordano: il femminicidio si può prevenire riconoscendo i segnali 
precoci di una relazione violenta:

 * Gelosia eccessiva e immotivata
 * Tentativi di isolare la partner da amici e familiari
 * Controllo ossessivo: telefonate continue, controllo dei messaggi, delle uscite
 * Critiche costanti e denigrazioni
 * Sbalzi d’umore imprevedibili
 * Minacce, anche “scherzose”, di violenza
 * Comportamenti possessivi mascherati da premura
 * Incapacità di accettare un no
 * Colpevolizzazione della partner per qualsiasi problema

Riconoscere questi segnali e agire tempestivamente può salvare vite.

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### GLI ORFANI INVISIBILI

Dietro ogni femminicidio c’è spesso un’altra tragedia silenziosa: quella dei figli.
Nel 2024, si stimano 25 minori rimasti orfani a causa di femminicidi nell’ambito
della coppia. Di questi, 17 hanno perso non solo la madre, ma anche il padre, reo
e suicida.

La Legge n. 4 del 2018 prevede tutele per questi orfani, ma il trauma psicologico
di aver perso la madre per mano del padre è una ferita che nessuna legge può sanare.
Sono bambini che dovranno crescere con il peso di una tragedia familiare che segnerà
per sempre la loro esistenza.

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### LE RISPOSTE ISTITUZIONALI: TRA PROGRESSI E LIMITI

Dopo il caso di Giulia Cecchettin, che nel 2023 ha scosso profondamente l’opinione
pubblica, il Parlamento ha approvato nuove misure legislative:

 * Rafforzamento dell’uso del braccialetto elettronico per monitorare gli aggressori
 * Arresto in flagranza differita fino a 20 giorni per reati di violenza di genere
 * Potenziamento dei centri antiviolenza
 * Aumento delle risorse per la prevenzione

Tuttavia, i dati mostrano che le denunce pregresse spesso non bastano a fermare 
la tragedia. Nel 51,9% dei casi, le vittime avevano già denunciato violenze, ma 
il sistema di protezione non ha funzionato. Il braccialetto elettronico, in particolare,
si è rivelato uno strumento utile ma non risolutivo.

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### L’EUROPA E IL MONDO: UN CONFRONTO NECESSARIO

L’Italia, nonostante tutto, presenta tassi di femminicidio più bassi rispetto ad
altri Paesi europei. In Germania, nel 2023 si sono verificati 360 femminicidi – 
praticamente una donna al giorno. In Francia, 93 nel 2024. La Spagna, invece, rappresenta
un caso virtuoso: i femminicidi sono diminuiti del 30% in vent’anni, con 57 casi
nel 2024, il numero più basso dal 2003.

A livello globale, secondo l’ultimo report delle Nazioni Unite, almeno 51.100 donne
e ragazze sono state uccise nel 2023 da partner o familiari. Una donna ogni 10 minuti.
Il numero più alto di vittime si registra in Africa, con 21.700 vittime.

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### LA SFIDA CULTURALE

Se la risposta legislativa è necessaria, da sola non basta. Il femminicidio è un
fenomeno profondamente radicato nella cultura, e solo un cambiamento culturale può
davvero contrastarlo.

Questo cambiamento passa attraverso:

**L’educazione**: insegnare il rispetto di genere fin dalle scuole elementari, decostruire
gli stereotipi, promuovere modelli relazionali basati sulla parità

**La formazione**: preparare forze dell’ordine, magistrati, operatori sanitari a
riconoscere i segnali di violenza e a intervenire tempestivamente

**Il supporto psicologico**: offrire percorsi terapeutici sia alle vittime che agli
aggressori, per spezzare il ciclo della violenza prima che sia troppo tardi

**La responsabilizzazione maschile**: il femminicidio è un problema degli uomini,
che devono essere parte attiva della soluzione

**Il contrasto agli stereotipi**: smettere di parlare di “raptus”, “troppo amore”,“
dramma della gelosia” e chiamare le cose con il loro nome: violenza, controllo, 
sopraffazione

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### VOCI DAL FRONTE: I CENTRI ANTIVIOLENZA

In Italia operano centinaia di centri antiviolenza che ogni giorno accolgono donne
in fuga da relazioni violente. Questi centri offrono supporto psicologico, legale,
logistico e rappresentano spesso l’unica via d’uscita per donne isolate e terrorizzate.

I dati mostrano che il 41% delle donne che intraprendono un percorso di fuoriuscita
dalla violenza lo fa dopo cinque anni dai primi episodi. Il 34% aspetta da uno a
cinque anni. Solo il 7% agisce entro sei mesi. La paura, la vergogna, la dipendenza
economica, i figli, la speranza che “cambierà” tengono le donne intrappolate in 
relazioni mortali.

Il numero verde antiviolenza 1522 rappresenta un primo fondamentale passo: è gratuito,
attivo 24 ore su 24, e garantisce l’anonimato. Nel 2024 le richieste di aiuto sono
aumentate, segno che la consapevolezza sta crescendo, ma ancora troppo lentamente.

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### STORIE CHE NON SONO SOLO NUMERI

Dietro ogni statistica c’è un nome, un volto, una storia. Federica Torzullo, 41 
anni, uccisa dal marito ad Anguillara. Giulia Cecchettin, 22 anni, assassinata dall’ex
fidanzato. Renée Amato e Nicoletta Zomparelli, uccise da chi non accettava che una
ragazza si fosse separata da lui. Elisa Bravi, Diana Canevarolo, Ana Cristina Correia
Duarte. Nomi che si aggiungono a una lista troppo lunga, troppo dolorosa.

Ogni caso è diverso, ma tutti condividono lo stesso schema: un uomo che non accetta
di perdere il controllo, una donna che paga con la vita il desiderio di libertà.

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### CONCLUSIONI: IL CORAGGIO DI GUARDARE IN FACCIA LA REALTÀ

I dati sono chiari, le cause sono note, le soluzioni sono identificate. Eppure il
femminicidio in Italia resta stabile, resistente, persistente. Una donna ogni tre
giorni continua a morire per mano di chi diceva di amarla.

Il problema non è la mancanza di informazioni o di strumenti. Il problema è la volontà
collettiva di affrontare davvero la questione, di mettere in discussione schemi 
culturali radicati, di investire risorse adeguate nella prevenzione, di educare 
le nuove generazioni a relazioni basate sul rispetto e non sul possesso.

Il femminicidio non è un problema delle donne: è un problema della società tutta.
Ogni volta che giustifichiamo una battuta sessista, che tolleriamo un comportamento
controllante, che chiudiamo gli occhi davanti a segnali di violenza “perché sono
cose di famiglia”, stiamo contribuendo a mantenere quella cultura che rende possibili
questi crimini.

Non bastano le leggi, non bastano i braccialetti elettronici, non bastano le campagne
del 25 novembre. Serve un cambiamento profondo, quotidiano, capillare. Serve che
ogni uomo si interroghi sui propri comportamenti, che ogni donna sappia di non essere
sola, che ogni testimone di violenza abbia il coraggio di intervenire.

Serve, soprattutto, smettere di pensare che il femminicidio sia qualcosa che riguarda“
gli altri”, le famiglie problematiche, gli ambienti degradati. Il femminicidio attraversa
tutte le classi sociali, tutte le età, tutte le geografie. Può bussare a qualsiasi
porta.

La domanda, allora, non è se possiamo fermare il femminicidio. La domanda è: vogliamo
davvero farlo? Siamo disposti a mettere in discussione la cultura patriarcale che
ancora permea la nostra società? Siamo pronti a investire risorse, energie, tempo
nella prevenzione? Abbiamo il coraggio di guardare in faccia questa realtà e di 
decidere, una volta per tutte, che una donna ogni tre giorni è una donna di troppo?

I numeri ci dicono che finora non lo abbiamo fatto. Ma i numeri possono cambiare.
Se vogliamo.

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### PER CHIEDERE AIUTO

**Numero verde antiviolenza e stalking: 1522** (gratuito, attivo 24h/24, anche da
cellulare)

**Centri antiviolenza sul territorio**: lista completa su www.1522.eu

**In caso di pericolo immediato: 112**

Se sei vittima di violenza o conosci qualcuno che lo è, non aspettare. Chiedi aiuto.
Può salvare una vita.

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_Fonti: ISTAT, Ministero dell’Interno – Direzione Centrale della Polizia Criminale,
Osservatorio Nazionale Femminicidi di Non Una Di Meno, FemminicidioItalia.info, 
studi di psicologia forense e criminologia clinica._

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**Note metodologiche**: I dati presentati si basano sulle rilevazioni ufficiali 
ISTAT e del Ministero dell’Interno. La definizione di femminicidio adottata segue
lo “Statistical framework for measuring the gender-related killing of women and 
girls” approvato dalle Nazioni Unite nel 2022, a cui l’Italia ha aderito. I femminicidi
stimati includono le donne uccise da partner/ex partner, parenti e, in casi limitati,
da altre persone quando le modalità dell’omicidio indicano una motivazione legata
al genere.
