# Dalla memoria storica alla cecità contemporanea

- Link: https://www.aboutmagazine.it/dalla-memoria-storica-alla-cecita-contemporanea/
- Published: 2025-12-10T08:45:50+00:00
- Author: Leo Mila

Spread the love

# Quando il silenzio diventa complicità: dalla memoria storica alla cecità contemporanea

C’è una fotografia che dovrebbe turbare le nostre coscienze più di mille discorsi
retorici: il generale italiano Alessandro Luzano davanti al corpo di un bambino 
serbo massacrato a Prebilovci nel 1941. Non perché quella foto sia più atroce di
altre – purtroppo la storia dell’umanità è un catalogo infinito di orrori – ma per
ciò che rappresenta: il momento in cui persino un militare fascista, abituato alla
guerra e alla violenza, si trova costretto a denunciare l’inimmaginabile.

## Il paradosso della morale perduta

La lettera che Luzano inviò a Mussolini, conservata negli archivi militari italiani,
è un documento devastante. Descrive con precisione chirurgica ciò che trovò nella
scuola di Prebilovci: 120 bambini massacrati insieme alla loro insegnante, teste
mozzate allineate sui banchi, visceri appesi come decorazioni macabre, bambine di
otto anni violentate, un’orchestra rom costretta a suonare durante il massacro. 
E un prete cattolico presente, in quella che Luzano definisce “eterna vergogna della
nostra Chiesa romana”.

Il paradosso è agghiacciante: un generale del regime fascista che denuncia crimini
contro l’umanità, che implora il dittatore di prendere le distanze dagli alleati
ustascia croati, che parla di “macchia indelebile sulla coscienza dell’Italia”. 
Se perfino un uomo di quel tempo, di quel sistema, trovò il coraggio morale di gridare
la sua indignazione, cosa dice di noi il nostro silenzio odierno?

## L’eterno ritorno dell’orrore

Il post originale, apparso su Quora in inglese, ha raggiunto quattro milioni di 
visualizzazioni. Eppure, come nota amaramente l’autore, nessuno ha tracciato il 
parallelo con Gaza, con i “cecchini del weekend”, con le atrocità contemporanee 
che scorrono quotidianamente sui nostri schermi mentre facciamo colazione. Ci indigniamo
per gli orrori del passato, costruiamo musei della memoria, giuriamo “mai più”. 
Poi cambiamo canale quando l’orrore è presente, vivo, documentato.

Non si tratta di fare equivalenze storiche superficiali. Ogni tragedia ha il suo
contesto, le sue specificità, le sue cause. Ma c’è un filo rosso che attraversa 
Prebilovci, Gaza, la Siria, lo Yemen, il Myanmar: l’atrocità commessa su civili 
inermi, spesso bambini, mentre il mondo guarda altrove o, peggio ancora, giustifica,
relativizza, cerca attenuanti.

## La religione come alibi o come condanna?

Il documento di Luzano ci ricorda che a Prebilovci c’era un prete cattolico. Non
per impedire, non per testimoniare, ma per presenziare al massacro. Questo dovrebbe
interrogare profondamente tutte le religioni del mondo. Troppe volte Dio è stato
invocato mentre si ammazzavano i suoi figli. Troppo spesso le istituzioni religiose
hanno scelto il silenzio complice o, peggio, la benedizione dell’orrore.

Denunciare in nome di tutte le religioni significa ricordare che nessuna fede, nessun
testo sacro, nessuna interpretazione teologica può giustificare lo squartamento 
di un bambino, la violazione di una bambina, il massacro di innocenti. Se una religione
non serve a questo – a gridare “basta” di fronte all’ingiustizia – allora a cosa
serve?

## Dalla denuncia all’azione

Ma la denuncia, per quanto necessaria, non basta più. Luzano denunciò. Salvò un 
bambino, lo portò in ospedale, cercò di fare qualcosa. Quel bambino, guarito, fuggì
per tornare al suo villaggio e trovò tutti i suoi cari massacrati. Morì sulla soglia
della propria casa. Trecento sopravvissuti divennero guerriglieri spietati, perché
avevano perso tutto ciò che potevano perdere, inclusa la paura della morte.

Questa è la lezione che continuiamo a non imparare: ogni atrocità non denunciata,
non fermata, non punita genera nuova violenza. I carnefici di oggi creano i vendicatori
di domani. Il silenzio di fronte all’ingiustizia non porta pace, ma incuba conflitti
futuri ancora più feroci.

## La responsabilità del testimone

Oggi non possiamo dire “non sapevamo”. Le immagini circolano in tempo reale. I video
sono verificabili. I testimoni parlano. Eppure continuiamo a voltarci dall’altra
parte, a cercare giustificazioni geopolitiche, a nasconderci dietro la complessità
delle situazioni.

Luzano non era un eroe. Era un generale fascista. Ma ebbe il coraggio di guardare,
di vedere, di denunciare. Noi, che viviamo in democrazie, che abbiamo accesso all’informazione,
che possiamo parlare liberamente, facciamo molto meno. Scegliamo la comodità dell’ignoranza
volontaria, il privilegio di non dover scegliere da che parte stare.

## Conclusione: il prezzo del silenzio

“Una macchia indelebile cadrà sulla coscienza dell’Italia”, scriveva Luzano. Quella
macchia è caduta, come era inevitabile. Ma non è l’unica. Ogni generazione ha le
sue macchie, le sue complicità, i suoi orrori ignorati. La domanda non è se avremo
o meno questa macchia – ce l’abbiamo già – ma se avremo almeno il coraggio, come
quel generale fascista ottant’anni fa, di chiamare le cose con il loro nome.

Le atrocità non finiscono mai, è vero. Ma il nostro silenzio le perpetua. La nostra
indifferenza le legittima. Il nostro cinismo le rende possibili. Forse è tempo di
recuperare quella morale elementare che, paradossalmente, anche i fascisti sembravano
avere: il riconoscimento che alcuni atti sono semplicemente, inequivocabilmente,
imperdonabilmente sbagliati.

E che il silenzio, di fronte a questi atti, è complicità.

---

_In memoria di tutti i bambini di Prebilovci, di Gaza, e di ogni angolo del mondo
dove l’innocenza viene massacrata mentre noi guardiamo altrove._
