# Cyberbullismo, l’epidemia invisibile: un milione di adolescenti vittime nel 2024

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- Published: 2026-02-12T14:28:16+00:00
- Author: Leo Mila

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**INCHIESTA | SICUREZZA DIGITALE**

Insulti, minacce, esclusioni: la violenza digitale dilaga tra i giovani italiani.
I dati del CNR e dell’ISTAT fotografano un fenomeno che non conosce confini di genere
né di orario. La nuova legge 70/2024 cerca di arginarla, ma esperti e famiglie chiedono
di più.

**Redazione Digitale • **12 febbraio 2026 • Tempo di lettura: 8 minuti

Sono le 22:30 quando Anna, quattordici anni, di Roma, apre il telefono e trova la
chat del gruppo classe invasa di screenshot alterati con la sua faccia. Risate. 
Insulti. Le notifiche continuano ad arrivare per tutta la notte. Al mattino, Anna
non va a scuola. L’indomani, nemmeno. Quella di Anna è una storia comune, tragicamente
comune: secondo gli ultimi dati del Consiglio Nazionale delle Ricerche, nel solo
2024 più di un milione di adolescenti italiani ha vissuto un’esperienza simile.

Il cyberbullismo — la violenza digitale perpetrata attraverso smartphone, social
media e piattaforme di gioco online — non è più un fenomeno di nicchia. È diventato
una vera e propria epidemia silenziosa, che attraversa le pareti domestiche, sfida
le istituzioni scolastiche e mette alla prova il sistema legislativo del Paese. 
Un’emergenza che, a differenza di molte altre, si consuma nell’oscurità di uno schermo
e può durare ore, giorni, anni.

**I numeri di un’epidemia**

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**47%**

studenti 15-19

ha subito

cyberbullismo

  |

**32%**

studenti ha

perpetrato

atti ostili

  |

**23%**

sia vittima

che

aggressore

  |

**34%**

ragazzi 11-19

vessato

online

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Fonti: ESPAD®Italia 2024 (CNR-IFC) • ISTAT – Rapporto Bullismo e Cyberbullismo 2025

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I dati presentati dal laboratorio di Epidemiologia dell’Istituto di Fisiologia Clinica
del CNR (CNR-IFC) nel quadro dello studio ESPAD®Italia 2024 sono inequivocabili:
il 47% degli studenti tra i 15 e i 19 anni ha subito episodi di cyberbullismo nel
corso dell’anno, mentre il 32% li ha messi in atto. Un dato definito dagli stessi
ricercatori come “record negativo assoluto”.

Particolarmente preoccupante è la quota di quasi 600.000 giovani — il 23% del totale—
che si trova in un cosiddetto “circolo vizioso”: ha ricoperto sia il ruolo di vittima
che di aggressore. Questa condizione doppia, segnalano gli esperti del CNR, è associata
a conseguenze psicologiche più gravi, tra cui difficoltà relazionali e maggiore 
propensione a comportamenti a rischio.

Il Rapporto ISTAT 2025 su “Bullismo e Cyberbullismo nei rapporti tra i ragazzi”,
condotto su un campione di 39.214 giovani tra gli 11 e i 19 anni, evidenzia come
i preadolescenti (11–13 anni) siano esposti a condotte lesive con maggiore frequenza
rispetto alle fasce d’età superiori. E una disuguaglianza strutturale emerge con
chiarezza: il 39,8% degli studenti stranieri dichiara di aver subito atti di cyberbullismo,
contro il 33,3% degli italiani.

  |  “**Il cyberbullismo non è un fenomeno isolato, ma una problematica che coinvolge ampie dimensioni della vita sociale e psicologica dei giovani. Il nostro impegno è aumentare la consapevolezza pubblica e favorire lo sviluppo di soluzioni concrete che promuovano ambienti online sicuri e inclusivi.”**

— Sabrina Molinaro, Dirigente di Ricerca CNR-IFC, responsabile studio ESPAD®Italia

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**Le forme del male: come si aggredisce online**

Il cyberbullismo non è un fenomeno monolitico. Le sue manifestazioni variano per
intensità, modalità e piattaforma, e cambiano in funzione del genere dell’aggressore.
Secondo i dati CNR, la forma più diffusa per entrambi i sessi rimane l’invio di 
insulti in chat di gruppo, spesso con la consapevolezza che un pubblico silenzioso
osserva senza intervenire.

I ragazzi tendono a prediligere forme di aggressione più dirette e visibili: minacce
esplicite, insulti pubblici sui social network, esposizione della vittima a un’audience
potenzialmente illimitata. Le ragazze, invece, ricorrono più frequentemente a strategie
di violenza indiretta: l’esclusione dai gruppi online, la diffusione non autorizzata
di contenuti privati, la manipolazione delle dinamiche relazionali digitali.

L’Osservatorio Indifesa di Terre des Hommes, che dal 2014 monitora la violenza tra
pari coinvolgendo oltre 64.000 giovani italiani, conferma una profondità preoccupante
del fenomeno: l’aspetto fisico è il principale pretesto di attacco per il 79% dei
casi, seguito dall’orientamento sessuale (15%), dalla condizione economica (11%)
e dall’origine etnica (10,5%). Il 56% dei giovani intervistati identifica il cyberbullismo
come il rischio maggiore in cui ci si può imbattere online, davanti al revenge porn
e al furto d’identità.

Ma la vera novità degli ultimi anni è la pervasività degli spazi: le aggressioni
non avvengono solo su Instagram o TikTok, ma si infiltrano nelle applicazioni di
messaggistica istantanea (WhatsApp, Telegram, Discord) e persino nelle lobby dei
videogiochi online, luoghi spesso privi di moderazione efficace e frequentati da
minori molto giovani.

**Il peso invisibile: conseguenze psicologiche e sociali**

A differenza del bullismo tradizionale, che si esaurisce negli spazi fisici della
scuola o del quartiere, il cyberbullismo non conosce confini temporali. Un messaggio
offensivo pubblicato alle tre di notte può essere letto e condiviso da migliaia 
di persone all’alba. Un’immagine compromettente non scompare con il suono della 
campanella.

Le conseguenze documentate dalla letteratura scientifica internazionale sono severe:
ansia, depressione, disturbi del sonno, calo del rendimento scolastico, ritiro sociale.
Nei casi più gravi, la ricerca del CNR segnala una correlazione con comportamenti
autolesionistici e, in casi estremi, con il suicidio. L’Osservatorio Indifesa rileva
che il cyberbullismo compromette la sicurezza emotiva dei ragazzi con effetti a 
lungo termine, tra cui disturbi alimentari e difficoltà di concentrazione.

Il fenomeno hikikomori — il ritiro estremo dalla vita sociale, nato in Giappone 
ma ormai diffuso in Italia — è spesso correlato a storie di vittimizzazione digitale.
La scuola, percepita dal 66% dei giovani come il luogo più pericoloso per la violenza
tra pari, si intreccia con il mondo online in un continuum che non lascia spazi 
di rifugio.

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“**Il cyberbullismo compromette la sicurezza e l’integrità emotiva dei ragazzi e ha conseguenze a lungo termine, tra cui disturbi alimentari, depressione e difficoltà di concentrazione a scuola.”**

— Gaia Marzo, OneDay Group, Comitato Scientifico Osservatorio Indifesa

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**La risposta dello Stato: dalla legge 71/2017 alla 70/2024**

L’Italia è stato uno dei primi Paesi europei a dotarsi di una normativa specifica
sul cyberbullismo. La legge 71/2017 ha introdotto strumenti concreti: la possibilità
per le vittime ultraquattordicenni di richiedere la rimozione di contenuti lesivi
entro 48 ore, l’obbligo per le scuole di nominare un docente referente, e la procedura
di ammonimento da parte del questore per i minori autori di atti di cyberbullismo.

Tuttavia, l’accelerazione del fenomeno e i limiti applicativi della legge originaria
hanno spinto il Parlamento verso un aggiornamento: il 14 giugno 2024 è entrata in
vigore la legge 70/2024, che estende l’impianto normativo anche al bullismo fisico
e introduce misure decisamente più rigorose.

  |  **Legge 70/2024 – Le principali novità** |  
 |  **Reato autonomo**

Bullismo e cyberbullismo diventano reati a sé stanti per chi ha superato i 14 anni, punibili con pena detentiva da 1 a 7 anni in caso di condotte reiterate mediante violenza, atti ingiuriosi, denigratori o diffamatori.

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 |  **Responsabilità dei testimoni**

Chi assiste ad atti di bullismo senza intervenire o denunciare può essere punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

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 |  **Tavolo permanente**

Ogni istituto scolastico deve istituire un tavolo permanente di monitoraggio con rappresentanti di studenti, docenti, famiglie ed esperti di settore.

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 |  **Numero 114**

Viene rafforzato il numero di emergenza infanzia, gratuito e attivo 24 ore su 24, per segnalare situazioni di pericolo che coinvolgono minori.

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 |  **Misure rieducative**

Per i minori autori di condotte aggressive sono previste misure rieducative che privilegiano la formazione rispetto alla punizione.

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Gli esperti giuridici accolgono con favore l’inasprimento delle pene, ma sollevano
una questione fondamentale: la norma che punisce i testimoni passivi rischia di 
essere di difficile applicazione nella pratica, soprattutto tra coetanei che temono
ritorsioni o non percepiscono il proprio silenzio come una responsabilità penale.

**La scuola in prima linea: tra risorse insufficienti e buone pratiche**

Nell’architettura della legge italiana, la scuola è il presidio principale di contrasto
al cyberbullismo. Ogni istituto deve avere un referente dedicato, adottare un codice
interno di prevenzione e promuovere attività di formazione. Il progetto “Generazioni
Connesse”, coordinato dal Ministero dell’Istruzione in collaborazione con Save the
Children e altri partner, offre strumenti didattici a più di 4.000 scuole italiane.

Ma la realtà quotidiana degli istituti racconta spesso una storia diversa: docenti
non formati, referenti sommersi di burocrazia, genitori che ignorano cosa i figli
facciano online. La community di giovani “Scomodo”, che collabora con Terre des 
Hommes, lo dice con chiarezza: “Crediamo che il cambiamento passi dalla consapevolezza
e dalla partecipazione attiva.” I ragazzi chiedono programmi educativi strutturati,
non interventi sporadici.

La peer education — il coinvolgimento di studenti e ex studenti come agenti di cambiamento
tra i coetanei — è indicata da molti ricercatori come uno degli strumenti più efficaci.
Quando un adolescente parla ad altri adolescenti usando il loro stesso linguaggio,
il messaggio passa con un’efficacia che nessun adulto può replicare.

**Le piattaforme digitali: complici o alleate?**

Il 85% dei giovani italiani tra gli 11 e i 19 anni possiede almeno un profilo su
un social media tradizionale, secondo il Rapporto ISTAT 2024. Meta, TikTok, Google,
Discord e le aziende di videogiochi si trovano al centro di un dibattito sempre 
più acceso: fino a dove arriva la loro responsabilità nella moderazione dei contenuti?

Il Digital Services Act europeo, entrato pienamente in vigore nel 2024, obbliga 
le piattaforme con oltre 45 milioni di utenti nell’UE a rimuovere i contenuti illegali
con maggiore rapidità e trasparenza, e a dotarsi di meccanismi di segnalazione accessibili
agli utenti. Un passo avanti significativo, ma che gli esperti considerano ancora
insufficiente di fronte alla velocità con cui si propagano i contenuti lesivi.

La legge italiana, dal canto suo, prevede che in caso di mancata rimozione entro
24 ore da parte del gestore, la vittima possa rivolgersi al Garante per la protezione
dei dati personali, che deve intervenire entro ulteriori 48 ore. Un meccanismo che
sulla carta funziona, ma che nella pratica molte famiglie ignorano o trovano troppo
complesso da attivare in un momento di crisi.

**Il ruolo delle famiglie: tra dialogo e controllo**

La ricerca è univoca: la comunicazione aperta in famiglia è uno dei fattori protettivi
più efficaci. I giovani che si sentono liberi di parlare con i genitori di ciò che
accade online hanno più probabilità di segnalare episodi di cyberbullismo e di ricevere
supporto tempestivo. Eppure, i dati dell’Osservatorio Indifesa mostrano che molti
ragazzi preferiscono non rivolgersi agli adulti, per paura di non essere compresi,
di perdere il telefono o di peggiorare la situazione.

Paolo Ferrara, Direttore Generale di Terre des Hommes Italia, sottolinea come sia“
nostro dovere ascoltarli, e continuare a dialogare con loro per aumentare la consapevolezza
su questi aspetti, perché sono loro le prime vittime di linguaggi e atteggiamenti
online sempre più violenti e pervasivi.”

Gli esperti sconsigliano l’approccio del controllo totale — l’installazione di software
di sorveglianza o il sequestro del telefono — in favore di un accompagnamento graduale:
accordi condivisi sull’uso dei dispositivi, conversazioni regolari sulle esperienze
digitali, insegnamento del pensiero critico verso i contenuti online.

**Verso un ecosistema digitale sicuro: le sfide del futuro**

I numeri del 2024 sono uno specchio impietoso. Un milione di vittime, 800.000 aggressori,
600.000 giovani intrappolati in entrambi i ruoli: questi non sono statistiche astratte,
ma bambini e ragazzi con nomi e cognomi, con sogni e fragilità, con schermi accesi
nel buio della notte.

La sfida che l’Italia — e con essa l’intera Europa — deve affrontare nei prossimi
anni è duplice. Da un lato, tradurre le buone intenzioni legislative in strumenti
concreti e accessibili: formare i docenti, supportare le famiglie, rendere più semplice
la segnalazione e la rimozione dei contenuti lesivi. Dall’altro, intervenire sulla
cultura digitale dei giovani, costruendo competenze di empatia, rispetto e pensiero
critico che l’algoritmo non può insegnare.

Il cyberbullismo non sarà sconfitto con una sola legge, né con una sola campagna.
Richiede un patto tra generazioni — adulti e ragazzi, scuola e famiglia, Stato e
piattaforme — che metta al centro una verità scomoda: online, siamo tutti responsabili.
Anche quando stiamo soltanto guardando.

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**DOVE CHIEDERE AIUTO**

**Numero 114 – Emergenza Infanzia (gratuito, 24h)**

Polizia Postale • commissariatodips.it

Telefono Azzurro: 19696 • generazioniconnesse.it

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**Fonti e riferimenti**

• CNR-IFC / ESPAD®Italia 2024 — “Cyberbullismo tra i giovani: un fenomeno in crescita”(
febbraio 2025)

• ISTAT — “Bullismo e cyberbullismo nei rapporti tra i ragazzi”, Statistica Today(
giugno 2025)

• Terre des Hommes / OneDay / ScuolaZoo — Osservatorio Indifesa 2024 (febbraio 2024)

• Gazzetta Ufficiale — Legge 17 maggio 2024, n. 70: “Disposizioni e delega al Governo
in materia di prevenzione e contrasto del bullismo e del cyberbullismo”

• Agenda Digitale — “Il cyberbullismo dilaga tra i giovani: i dati dell’emergenza”(
ottobre 2025)

• Save the Children Italia — “La legge contro il fenomeno del cyberbullismo in 5
punti”

• Regolamento UE 2022/2065 – Digital Services Act (DSA), entrata in vigore febbraio
2024
