# Chi paga l’accordo UE-Tunisia?

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- Published: 2026-11-04T10:17:45+00:00
- Author: Leo Mila

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Geopolitica · Inchiesta

# Chi paga l'accordo UE-Tunisia?

Un miliardo di euro annunciato, pochi documenti pubblici, un Mediatore e una Corte
dei conti che chiedono trasparenza da due anni. Seguire il denaro europeo a Tunisi
significa scoprire che il problema non è solo dove va, ma che quasi nessuno, fuori
da Bruxelles, può dimostrarlo.

Redazione AboutMagazine.it4 novembre 2026Lettura: 13 minuti

Il 2 luglio 2023 le forze di sicurezza tunisine cominciarono a trasferire con la
forza centinaia di migranti subsahariani da Sfax verso una zona desertica vicino
al valico di Ras Jedir, al confine con la Libia. Lo documentò Human Rights Watch,
mentre le autorità tunisine negavano i rastrellamenti. Quattordici giorni dopo, 
il 16 luglio, a Tunisi, la Commissione europea e le autorità tunisine firmavano 
un memorandum d'intesa su un «partenariato strategico e globale».

Nel testo, notò allora l'inchiesta di IrpiMedia, le parole «democrazia» e «stato
di diritto» non compaiono mai. Tre anni dopo, il 16 luglio 2026, 46 organizzazioni
per i diritti umani, tra cui Amnesty International, Human Rights Watch, EuroMed 
Rights e il Forum tunisino per i diritti economici e sociali, hanno chiesto alla
Commissione e agli Stati membri di sospendere il sostegno alle forze di sicurezza
tunisine. Amnesty ha definito l'intesa un «modello di complicità».

Questo articolo non parte da un verdetto. Parte da una domanda che l'entusiasmo 
sui numeri degli sbarchi tende a coprire: chi paga l'accordo, e chi risponde di 
ciò che quei soldi rendono possibile? La tesi, controcorrente rispetto alle due 
versioni in circolazione, «il modello funziona» e «l'Europa finanzia un autocrate»,
è più scomoda: il nodo non è soltanto dove vanno i fondi, ma che le garanzie sui
diritti umani, se esistono, sono in larga parte invisibili a chi dovrebbe controllarle.

## Il miliardo che è un tetto, non un conto

Le cifre dell'annuncio sono note: 105 milioni per la gestione dei flussi migratori,
150 milioni di sostegno al bilancio e fino a 900 milioni di assistenza macrofinanziaria
in forma di prestiti. Per misurarle, l'analisi di Eurac osserva che il pacchetto
equivale a quanto la Tunisia aveva ricevuto in tutto tra il 2014 e il 2020. Il quadro
cambia però se si guarda a ciò che è stato davvero erogato.

I 900 milioni erano subordinati alle riforme del Fondo monetario internazionale,
nell'ambito di un programma da 1,9 miliardi che il presidente Kaïs Saïed aveva bollato
come «diktat». A fine settembre 2023 Bruxelles annunciò un primo blocco di quasi
127 milioni. Ma una parte consistente non era denaro nuovo: secondo Al Jazeera il
resto era destinato a programmi già concordati, compresi 60 milioni di sostegno 
al bilancio, e secondo l'AFP solo circa un terzo (44 dei 135 milioni di dollari)
rientrava nel capitolo migrazione del memorandum. Saïed respinse la somma come «
elemosina» e, secondo Il Sole 24 Ore, decise di restituire 60 milioni.

 Cosa è stato annunciato e cosa risulta dalle fonti pubbliche  | Voce | Importo | Stato, secondo le fonti consultate | 
   | Gestione migratoria: frontiere, ricerca e soccorso, rimpatri | 105 mln € | Stanziati. A febbraio 2024 circa 65 milioni risultavano destinati ad addestrare ed equipaggiare i guardacoste e il Centro di coordinamento del soccorso marittimo (Amnesty). | 
 | Sostegno al bilancio dello Stato | 150 mln € | Erogati a marzo 2024 (IrpiMedia). | 
 | Assistenza macrofinanziaria, in prestiti | fino a 900 mln € | Legata a un accordo con l'FMI. Nelle fonti pubbliche consultate non risulta l'erogazione del grosso della somma: dato da verificare con la Commissione. | 
 | Primo blocco annunciato a settembre 2023 | quasi 127 mln € | In parte programmi già concordati. Tunisi rifiutò la tranche e restituì 60 milioni. |

Le voci non sono sommabili: si sovrappongono, provengono da fonti diverse e alcune
riguardano fondi già programmati prima del memorandum.

C'è poi la storia lunga. IrpiMedia ha tracciato oltre 570 milioni di fondi europei
per stato di diritto, sicurezza e giustizia destinati alla Tunisia, dentro un'assistenza
complessiva che dal 2011 vale 3,4 miliardi di euro. Il memorandum non è un big bang:
è un nuovo strato su una pila di cooperazione securitaria che dura da anni.

## Seguire i soldi: tre canali, una domanda

Il denaro europeo non arriva a Tunisi da un unico tubo. Distinguere i canali è decisivo,
perché cambiano le garanzie e cambia chi ne risponde.

 * 
   ### Sostegno al bilancio
   
 * Da: Commissione europea
   A: Tesoro tunisino
 * 150 mln € · marzo 2024
 * L'unico canale in cui il denaro entra nelle casse dello Stato. ISPI lo descriveva
   come un versamento immediato e senza condizionalità; il memorandum, rileva il
   Mediatore, non prevede meccanismi di sospensione per violazioni dei diritti.
 * 
   ### Progetti tramite partner
   
 * Da: Commissione europea
   A: OIM, ICMPD, UNHCR, ONG
 * importi per progetto: poco documentati pubblicamente
 * Secondo la Commissione, nel settore migratorio nessun fondo va direttamente alle
   autorità tunisine. I contratti con i partner contengono clausole sui diritti 
   umani e sono monitorati dalla delegazione UE.
 * 
   ### Mezzi, addestramento, coordinamento
   
 * Da: UE e Stati membri
   A: guardia costiera e Centro di soccorso marittimo
 * circa 65 mln € entro febbraio 2024
 * La parte più contestata. Nel giugno 2026 la Commissione ha annunciato la consegna
   di tre nuove imbarcazioni di soccorso alla guardia costiera tunisina (AGI).

Il punto critico sta fra il secondo e il terzo canale. Se i fondi passano da partner
internazionali, chi risponde dell'uso finale di motovedette e addestramenti? Nel
2024, davanti alle accuse di violenze sui migranti, una portavoce della Commissione
ribadì che i fondi migratori transitano per organizzazioni internazionali, Stati
membri e ONG, e che la Tunisia, Stato sovrano, doveva indagare su eventuali abusi
delle proprie forze di sicurezza. Il Mediatore europeo osserva però che proprio 
questi partner hanno un ruolo importante nello sviluppo delle capacità di gestione
delle frontiere tunisine. La catena di responsabilità, in altre parole, esiste sulla
carta ma si assottiglia quando si arriva all'ultimo anello.

## Partita doppia

Un conto si legge meglio in due colonne: per ogni voce che incassa, qualcuno paga.
Ecco la contabilità dell'accordo, così come emerge dalle fonti pubbliche.

### Chi incassa

 * **Il bilancio dello Stato tunisino**150 milioni di sostegno al bilancio erogati
   a marzo 2024 (IrpiMedia).
 * **Le forze di sicurezza marittime**Circa 65 milioni di addestramento e attrezzature
   entro febbraio 2024 (Amnesty).
 * **Gli organismi attuatori**OIM, ICMPD, UNHCR e ONG, come indicato dalla Commissione
   al Mediatore.
 * **I governi europei**Un calo degli arrivi dalla Tunisia all'Italia del 97% dal
   2023, secondo la lettera di von der Leyen ai leader UE (giugno 2026).

### Chi paga

 * **I contribuenti europei**Fondi del bilancio UE, tramite lo strumento NDICI-Global
   Europe, e degli Stati membri.
 * **Le persone in movimento**Espulsioni collettive, detenzioni e violenze documentate
   da Amnesty, Human Rights Watch e dalle ONG tunisine.
 * **La società civile tunisina**Processi, sospensioni di associazioni e condanne,
   secondo il rapporto di Human Rights Watch del settembre 2026.
 * **La credibilità dell'Unione**Per Amnesty, l'accordo ha compromesso la capacità
   dell'UE di chiedere conto a Tunisi sui diritti umani.

## Le garanzie, sulla carta

Il 21 ottobre 2024 la Mediatrice europea Emily O'Reilly ha chiuso un'indagine d'iniziativa
sul rispetto dei diritti umani nel memorandum. Il verdetto è sfumato e proprio per
questo istruttivo. La Commissione non aveva svolto una valutazione d'impatto sui
diritti umani autonoma prima della firma, sostenendo che non fosse necessaria perché
il memorandum è un accordo politico non vincolante. Il Mediatore ha respinto il 
ragionamento.

>  «Una valutazione d'impatto preventiva, o un esercizio equivalente, era essenziale.»
> Mediatore europeo, decisione OI/2/2024/MHZ (traduzione nostra)

Ha però riconosciuto che la Commissione aveva condotto un esercizio annuale di gestione
del rischio sulla Tunisia, con criteri analoghi, e ha chiuso senza ulteriori indagini,
invitando Bruxelles a seguire quattro suggerimenti: pubblicare una sintesi di quell'esercizio;
raccogliere in un unico documento pubblico gli esiti del monitoraggio dei partner;
fissare criteri pubblici per sospendere i contratti in caso di violazioni; incoraggiare
i partner a istituire meccanismi di reclamo per chi subisce abusi.

I dettagli pesano. Il memorandum, rilevò il Mediatore, cita il rispetto dei diritti
solo in termini generici e non prevede né un meccanismo di monitoraggio né clausole
di sospensione. Le condizioni generali dei contratti con i partner indicano soltanto
due esempi di circostanze eccezionali che consentono di sospendere. I documenti 
ispezionati dagli uffici del Mediatore furono dichiarati riservati dalla Commissione.
E, per correttezza, va detto che al momento dell'ispezione non esistevano ancora
rapporti di attuazione sui contratti firmati dopo il memorandum. Nel luglio 2026
le 46 ONG chiedono ancora di rendere pubblici i criteri e le valutazioni per cui
nessuna sospensione, modifica o misura correttiva è stata decisa sui fondi del memorandum.

La Corte dei conti europea è arrivata a conclusioni convergenti, per un perimetro
diverso. Nella relazione speciale 17/2024 ha esaminato il Fondo fiduciario d'emergenza
per l'Africa, oltre 5 miliardi di euro e il predecessore dei programmi attuali, 
visitando anche la Tunisia. Ha concluso che i rischi per i diritti umani non erano
stati affrontati in modo esaustivo. Su 58 relazioni di missione nei cinque Paesi
visitati, una sola indicava controlli sul principio del «non nuocere». Dieci funzionari
delle delegazioni UE, interpellati in forma confidenziale, hanno dichiarato di aver
segnalato violazioni ai colleghi, ma a livello centrale la Commissione ne aveva 
registrata una soltanto; quasi tre quarti dei rispondenti non aveva ricevuto istruzioni
su come farlo. La Corte è netta: «non esistono procedure formali» per segnalare 
e valutare le denunce. E in Libia, pur in presenza di evidenze, la Commissione non
aveva sospeso alcuna attività del Fondo.

L'episodio più rivelatore riguarda un progetto regionale per Marocco e Tunisia sulla
sorveglianza marittima. La Corte ha accertato che il documento d'azione era stato
modificato per tenere conto dei commenti degli Stati membri sui diritti umani: via
i riferimenti a un approccio basato sui diritti, incluso il coordinamento con le
autorità nazionali per i diritti umani e la tutela delle vittime. Quelle informazioni
non furono condivise con il comitato operativo. Il progetto è precedente al memorandum,
e ciò che la Corte ha esaminato non sono i fondi del 2023. Ma mostra come nascono,
e come si assottigliano, le garanzie quando la priorità è fermare le partenze.

## Il successo e i suoi conti

Il calo degli sbarchi è un fatto. Secondo AGI, nel 2025 gli arrivi dalla rotta tunisina
sono stati 4.841, oltre il 75% in meno in un anno. Nella lettera ai leader del giugno
2026, riferisce AGI, von der Leyen ricorda che «dal 2023 gli arrivi irregolari dalla
Tunisia verso l'Italia sono diminuiti del 97%», e annuncia le nuove imbarcazioni
per la guardia costiera.

Ma un'efficacia misurata solo dai numeri in arrivo è una contabilità a metà. L'altra
colonna è meno documentata. Amnesty riferisce che alla fine del 2024 i guardacoste
tunisini avevano intercettato oltre 140.000 persone, con il timore che il dato reale
sia più alto, e che per gli anni successivi non esistono dati né ufficiali né ufficiosi.
Le persone intercettate in mare, aggiunge l'organizzazione, vengono spesso rimandate
o trafficate in Libia. I rientri «volontari» assistiti dall'OIM sono saliti: 6.789
nel 2024, con fondi UE, e 8.853 nel 2025 secondo i dati OIM riportati da Agenzia
Nova. Il sito indipendente Nawaat raccoglie però testimonianze secondo cui alcune
persone sarebbero pagate dalle autorità per convincere altre ad aderire, e l'OMCT
segnala che dal novembre 2025 gli osservatori sono stati più volte respinti dal 
centro di detenzione di El Ouardia. Le organizzazioni per i diritti umani contestano
che un rientro sia davvero volontario quando l'alternativa è l'arresto o l'espulsione.

E poi ci sono le espulsioni. Nell'estate 2023 almeno 27 persone sono morte, secondo
l'AFP e le ONG, nelle zone di frontiera in cui furono abbandonate. Il rapporto di
Amnesty del novembre 2025 raccoglie nuove testimonianze di fame, espulsioni verso
il deserto e carcere; Avvenire riporta che l'allora Alto commissario ONU per i rifugiati,
Filippo Grandi, parlava di una repressione più severa che in Libia. Anche i meccanismi
di misura sono carenti: la Corte dei conti ha notato che i progetti europei di controllo
delle frontiere esaminati non prevedevano indicatori per contare le persone salvate
o intercettate, né per valutare l'effetto sui flussi.

## Chi controlla i controllori

Il sistema di garanzie europeo poggia su tre appoggi: la delegazione UE a Tunisi,
i partner attuatori e il dialogo con la società civile locale. È il terzo a sgretolarsi.
Il rapporto di Human Rights Watch del 2 settembre 2026 documenta che almeno 47 persone
legate a organizzazioni non governative sono state perseguite e almeno 14 condannate
dopo i processi del 2025 e 2026. Tra loro Saadia Mosbah, difensora dei diritti dei
migranti, condannata a otto anni il 19 marzo. Cinque dipendenti di organizzazioni
che assistevano richiedenti asilo sono stati condannati per attività legate al loro
mandato, e le organizzazioni hanno cessato di operare. Almeno 20 associazioni risultano
sospese.

>  «Ci pensa due volte prima di parlare, scrivere o organizzare un'attività.» Rabie
> Kacem, collettivo Nafas, ad Al Jazeera, su chi oggi in Tunisia si occupa di cosa
> pubblica (traduzione nostra)

Una lettura nostra, e come tale va presa: se le garanzie europee dipendono da occhi
sul terreno, la stretta sugli osservatori ne riduce la portata proprio mentre i 
fondi continuano a fluire. Nel giugno 2024 la sospensione delle procedure di asilo
dell'UNHCR ha tolto un altro presidio; nel febbraio 2026 il Parlamento europeo ha
incluso la Tunisia nell'elenco comune dei «paesi di origine sicuri», applicabile
dal 12 giugno 2026, con il relatore italiano Alessandro Ciriani che l'ha presentato
come un chiarimento delle regole e decine di ONG che hanno obiettato che la Tunisia
non soddisfa i criteri. Amnesty ricorda inoltre che il memorandum fu firmato nonostante
le obiezioni del Parlamento europeo, i cui poteri di controllo sarebbero stati aggirati.

## Le ragioni dell'altra parte

Un'inchiesta onesta deve dare voce alle tesi opposte, che non sono banali. La Commissione
sostiene che il memorandum, essendo un accordo politico, non richiedeva una valutazione
d'impatto formale; che il rischio-paese viene valutato ogni anno; che i contratti
con i partner contengono clausole sui diritti umani; che i fondi migratori non vanno
direttamente alle autorità tunisine e passano per organismi esperti. Lo stesso Mediatore
ha giudicato rassicurante che l'esame preventivo ci sia stato e ha ritenuto solide
le relazioni sui progetti che ha potuto ispezionare. Von der Leyen rivendica un 
obiettivo preciso: ogni viaggio dei trafficanti evitato è «potenzialmente una vita
salvata».

Sul versante tunisino, il memorandum ribadisce che il Paese non diventerà un luogo
di sosta per migranti irregolari e che gestisce le proprie frontiere in autonomia;
all'epoca delle espulsioni di Sfax le autorità tunisine negarono i rastrellamenti.
Tra i sostenitori, compresa la premier italiana Giorgia Meloni, l'intesa è stata
salutata come modello regionale; per i critici, tra cui la Germania, resta da dimostrare
che funzioni e che non finisca per finanziare il governo di Saïed.

L'argomento della Commissione regge, però, solo se le garanzie esistono e sono verificabili.
E se esistono, renderle pubbliche costa poco.

## Cosa chiedere a Bruxelles

L'accountability non è un'astrazione: ha richieste precise, che il Mediatore e le
ONG hanno già formulato.

 * **Pubblicare la sintesi dell'esercizio di gestione del rischio** condotto sulla
   Tunisia prima della firma.
 * **Rendere pubblico un documento unico e aggiornato** con gli esiti del monitoraggio
   sui diritti umani dei progetti migratori.
 * **Fissare e pubblicare i criteri di sospensione** dei contratti in caso di violazioni.
 * **Imporre ai partner meccanismi di reclamo accessibili** alle persone che subiscono
   abusi.
 * **Pubblicare i documenti d'azione** dei programmi migratori e indicare quanto
   del miliardo annunciato è stato erogato, per canale e per destinatario.

## Chi paga, alla fine

Chi paga l'accordo UE-Tunisia? In ordine: i contribuenti europei, con denaro vero
e in parte non nuovo; le persone intercettate, espulse o «rientrate», con un costo
che nessun bilancio registra; la società civile tunisina, con processi e sospensioni;
e, a rate, la credibilità di un'Unione che chiede ai partner una trasparenza che
non ha ancora mostrato su di sé.

Chiedere conto non è un'obiezione al controllo delle frontiere: è la condizione 
perché quel controllo sia legittimo. Se la Commissione è convinta che le garanzie
funzionino, ha l'occasione di dimostrarlo con documenti, non con percentuali. E 
i cittadini europei non sono spettatori: possono sollecitare i propri eurodeputati
a pretendere risposte, presentare richieste di accesso ai documenti delle istituzioni
e rivolgersi al Mediatore europeo.

I conti pubblici si leggono in due colonne. Finché Bruxelles ne mostra una sola,
la domanda resta aperta.

## Nota metodologica

L'articolo ricostruisce fatti e posizioni da documenti pubblici e fonti giornalistiche,
elencati sotto. La Commissione europea non è stata contattata per questo pezzo: 
le sue posizioni provengono da documenti e dichiarazioni pubbliche, e la redazione
resta disponibile a pubblicare una replica.

Limiti dichiarati: lo stato di erogazione dei 900 milioni di assistenza macrofinanziaria
non risulta dalle fonti consultate e va verificato; le cifre provengono da fonti
diverse e non sono sommabili; la relazione della Corte dei conti riguarda il Fondo
fiduciario per l'Africa, anteriore al memorandum, e non i fondi del 2023; la risposta
della Commissione alle raccomandazioni del Mediatore (aprile 2025) non è stata consultata.
Le citazioni da testi inglesi sono traduzioni della redazione.

## Fonti

 * [Mediatore europeo, decisione OI/2/2024/MHZ sul memorandum UE-Tunisia](https://www.ombudsman.europa.eu/decision/193851)
   21 ottobre 2024
 * [Corte dei conti europea, relazione speciale 17/2024 sul Fondo fiduciario UE per l'Africa](https://eca.europa.eu/ECAPublications/SR-2024-17/SR-2024-17_IT.pdf)
   2024
 * [Amnesty International Italia, «Accordo Ue-Tunisia, un modello di complicità»](https://www.amnesty.it/accordo-ue-tunisia-un-modello-di-complicita/)
   16 luglio 2026
 * [Human Rights Watch, «We Are Living on Borrowed Time»](https://www.hrw.org/report/2026/09/02/we-are-living-on-borrowed-time/repression-of-civil-society-in-tunisia)
   2 settembre 2026
 * [Al Jazeera, Tunisia's civil society faces growing pressure](https://www.aljazeera.com/news/2026/9/2/tunisias-civil-society-faces-growing-pressure-as-crackdown-widens)
   2 settembre 2026
 * [IrpiMedia, Dalla Rivoluzione a Saied](https://irpimedia.irpi.eu/thebigwall-tunisia-fondi-ue-diritti/)
   2024
 * [ISPI, Memorandum UE-Tunisia: il patto c'è](https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/memorandum-ue-tunisia-il-patto-ce-136023)
   2023
 * [Eurac Research, Soft law and hard consequences](https://www.eurac.edu/en/blogs/mobile-people-and-diverse-societies/soft-law-and-hard-consequences-the-eu-tunisia-memorandum-of-understanding-)
   2026
 * [Il Sole 24 Ore, Saied rifiuta fondi UE](https://www.ilsole24ore.com/art/tunisia-saied-rifiuta-fondi-ue-elemosina-disatteso-memorandum-AFdRZ14)
   2023
 * [Il Sole 24 Ore, calo degli arrivi dalla Tunisia](https://en.ilsole24ore.com/art/migranti-netto-calo-arrivi-tunisia-libia-torna-primo-paese-partenza-AFO7IKTC)
   2024
 * [Al Jazeera, EU to start releasing money to Tunisia](https://www.aljazeera.com/news/2023/9/22/eu-to-start-releasing-money-to-tunisia-under-migration-pact)
   22 settembre 2023
 * [Internazionale, Tunisia, migranti, espulsioni](https://www.internazionale.it/notizie/annalisa-camilli/2023/07/11/tunisia-migranti-espulsioni)
   11 luglio 2023
 * [AGI, lettera di von der Leyen sulle rotte migratorie](https://www.agi.it/estero/news/2026-06-17/rotte-migratorie-europa-progresse-37603272/)
   17 giugno 2026
 * [AGI, migrazioni Italia-Tunisia](https://www.agi.it/maeci/it/news/2026-01-07/migrazioni-italia-tunisia-canali-legali-sviluppo-ricostruzione-cooperazione-34970315/)
   7 gennaio 2026
 * [Commissione europea, documento sulla rotta del Mediterraneo centrale (ritorni OIM 2024)](https://www.statewatch.org/media/4951/eu-emwp-central-mediterranean-route-pres-paper-8073-25.pdf)
   2025
 * [Agenzia Nova, ritorni OIM dalla Tunisia nel 2025](https://www.agenzianova.com/en/news/?p=544987)
   2026
 * [Nawaat, ritorni «volontari» in Tunisia](https://nawaat.org/?p=117462)2026
 * [Avvenire, La stretta della Tunisia](https://www.avvenire.it/attualita/la-stretta-della-tunisia-meno-partenze-e-piu-espulsioni_101566)
   2 dicembre 2025
 * [Eunews, Brussels rejects allegations over funding to Tunisian National Guard](https://www.eunews.it/en/2024/09/24/brussels-rejects-allegations-over-funding-to-tunisian-national-guard-all-funds-to-partner-ngos)
   24 settembre 2024
 * [Steve Peers, Asylum Pact 2.0 (lista dei paesi di origine sicuri)](https://eulawanalysis.blogspot.com/2026/02/asylum-pact-20-eu-amends-rules-on-safe.html)
   23 febbraio 2026
 * [Affarinternazionali, Che cosa prevede l'accordo tra UE e Tunisia](https://www.affarinternazionali.it/memorandum-ue-tunisia-accordo-migranti/)
   2023
 * [The Irish Times, A decade on from crisis](https://www.irishtimes.com/world/europe/2026/01/12/a-decade-on-from-crisis-europe-claims-control-of-migration-at-a-human-cost/)
   12 gennaio 2026
