Chi crea il denaro?
Le banche creano moneta. Sì, ma nessuno lo spiega ai cittadini.
Di Leo Mila, 14 ottobre 2026. Lettura di circa 10 minuti.
| Attivo: crediti verso clienti | Passivo: depositi dei clienti |
|---|---|
| + 200.000il tuo mutuo | + 200.000il tuo conto corrente |
| Nessun altro correntista ha perso un euro. | |
Immagina di entrare in banca per chiedere un mutuo da 200.000 euro. Dopo settimane di documenti, perizie e firme, il notaio conferma: l’importo è sul tuo conto. Ora una domanda semplice: da dove sono arrivati quei 200.000 euro?
La risposta istintiva, quella che quasi tutti daremmo, è: dai risparmiatori. Dal salvadanaio collettivo dei correntisti, che la banca raccoglie e poi presta. È un’immagine rassicurante, intuitiva, ripetuta nei manuali e nei talk show. Ed è, nella sostanza, sbagliata.
Non lo dice un movimento di protesta né un blog complottista. Lo hanno scritto, nero su bianco e con un tono quasi didattico, le banche centrali. La Bank of England lo ha messo in un bollettino trimestrale nel marzo 2014; la Bundesbank, il pilastro dell’ortodossia monetaria europea, lo ha ribadito nel rapporto mensile di aprile 2017. Eppure, a distanza di anni, il tema resta fuori dai programmi scolastici e dal dibattito pubblico. Questo articolo prova a rimediare, senza slogan: spiegando come funziona, che cosa è vero, che cosa è esagerato, e perché la questione riguarda direttamente tasse, tassi, inflazione e debito.
La contabilità che smonta il mito
Partiamo dalla meccanica, che è più semplice di quanto sembri. Per una banca, un prestito è un’attività: un credito verso di te. Un deposito è una passività: un debito verso il correntista. Quando la banca approva il tuo mutuo, fa due scritture contemporanee, quelle che vedi nel registro in apertura.
Nessun correntista ha visto diminuire il proprio saldo. Nessuna «cassa» si è svuotata per finanziarti. La banca ha semplicemente registrato un nuovo credito e, nello stesso istante, un nuovo deposito a tuo nome. Quel deposito è moneta a tutti gli effetti: puoi usarlo per pagare il venditore della casa, che lo girerà al proprio conto, e così via.
È quella che gli economisti chiamano creazione endogena di credito: endogena perché nasce all’interno del sistema bancario, non viene «immessa» dall’esterno. La Bank of England la riassume così: ogni volta che una banca concede un prestito, accredita un deposito sul conto del cliente, thereby creating new money
, creando cioè nuova moneta (McLeay, Radia, Thomas, Money creation in the modern economy, Quarterly Bulletin 2014 Q1).
Il dato che dà la dimensione del fenomeno, sempre dal bollettino della banca centrale britannica: nel Regno Unito il 97% della moneta detenuta dal pubblico è sotto forma di depositi bancari, non di contante. La banconota che hai in tasca è una frazione minima della moneta in circolazione. Tutto il resto è, letteralmente, una voce su un registro contabile creata da una banca privata.
Il mito del salvadanaio e quello del moltiplicatore
La spiegazione che ci è stata data a scuola ha due versioni, e le banche centrali le smentiscono entrambe.
Il mito dell’intermediazione. Secondo questa versione, le banche sarebbero semplici intermediari: raccolgono depositi e li prestano. La Bank of England scrive esplicitamente che questa è una delle «popular misconceptions», quella per cui le banche presterebbero i depositi che i risparmiatori hanno affidato loro. La Bundesbank arriva alla stessa conclusione: la creazione di moneta scritturale avviene attraverso le transazioni tra banche e clientela, e proprio per questo smentisce l’idea che una banca possa concedere credito solo con fondi raccolti in precedenza.
Il mito del moltiplicatore. La seconda versione, più sofisticata e molto diffusa nei manuali universitari, dice che la banca centrale emette «base monetaria» e le banche la moltiplicano prestando una frazione dei depositi. Anche qui il bollettino britannico è netto: le banche non «moltiplicano» la moneta della banca centrale per creare nuovi prestiti e depositi. È l’ordine inverso: prima il prestito, poi, se serve, il reperimento delle riserve necessarie al regolamento tra banche.
Vale la pena notare un dettaglio che raramente viene sottolineato: due istituzioni di questo peso, indipendentemente l’una dall’altra, scrivono che certi capitoli dei manuali sono sbagliati. È un evento raro. L’economia pubblica non ama ammettere che il proprio racconto di base sia da riscrivere.
E quando restituisci il mutuo? Il denaro che sparisce
Se creare moneta è così semplice, dove sta il trucco? Sta nella seconda metà del ciclo, quella di cui si parla ancora meno.
Quando rimborsi il capitale del tuo mutuo, il processo si inverte: il tuo debito verso la banca diminuisce, e con esso diminuisce il deposito sul tuo conto. La moneta creata con il prestito viene distrutta con il rimborso. Le spiegazioni istituzionali convergono su questo punto: quando i clienti ripagano i debiti, la moneta creata dalle banche viene cancellata.
| Crediti verso clienti | Depositi dei clienti |
|---|---|
| + 200.000 | + 200.000 |
| Crediti verso clienti | Depositi dei clienti |
|---|---|
| − 200.000 | − 200.000 |
Questo ha una conseguenza che sorprende: l’offerta di moneta non è un «lago» che si riempie e basta. È un flusso che si espande quando si concedono nuovi prestiti e si contrae quando se ne rimborsano più di quanti ne vengono erogati. Se nel sistema i nuovi prestiti superano i rimborsi, la quantità di moneta cresce; se la tendenza si inverte, cala. Nell’area euro, per esempio, l’ultimo dato BCE disponibile (giugno 2026) indica una crescita annua dell’aggregato M3 pari al 3,3%, e a sostenerla è soprattutto l’espansione dei crediti al settore privato, che resta la componente più rilevante tra le contropartite di M3.
Una precisazione di onestà intellettuale: il rimborso del capitale distrugge moneta, mentre gli interessi che paghi non spariscono. Diventano ricavi della banca, che con quelle somme paga stipendi, costi e dividendi. È uno dei punti su cui il dibattito è più acceso.
«Dal nulla»? Attenzione allo slogan
Qui il discorso si fa interessante, perché è qui che il dibattito pubblico si divide tra ignoranza e semplificazione.
L’espressione «le banche creano denaro dal nulla» è diventata una bandiera di movimenti critici verso il sistema finanziario. È vera nel senso contabile, perché non servono depositi preesistenti, ma è fuorviante se la si legge come «le banche possono creare quanto vogliono, gratis». Non è così, e le banche centrali lo ripetono con la stessa insistenza con cui spiegano il meccanismo.
La Bundesbank, nel rapporto di aprile 2017, scrive che la capacità delle banche di creare moneta non è illimitata. Ci sono almeno quattro freni:
- La redditività
- Una banca guadagna sulla differenza tra il tasso a cui presta e quello che paga sulle proprie passività. Prestare a chi non restituirà significa perdere soldi veri.
- La domanda di credito
- Nessuno crea un mutuo se nessuno lo chiede. La Bundesbank sottolinea che anche la domanda di credito e il comportamento di portafoglio dei non bancari limitano il processo.
- La regolamentazione
- Requisiti di capitale e di liquidità limitano quanto una banca può espandere il proprio bilancio.
- Il regolamento tra banche
- Quando il tuo venditore, che ha un conto in un’altra banca, incassa il pagamento, la tua banca deve trasferire riserve all’altra. Deve quindi poterle ottenere, sul mercato o dalla banca centrale, a un costo.
Un sistema vincolato, ma vincolato in modo diverso da come ci è stato raccontato.
Sintesi della redazione sul rapporto Bundesbank, aprile 2017
La Bundesbank riassume che l’offerta di moneta è il risultato delle complex interactions between banks, non-banks and the central bank
: interazioni complesse tra banche, famiglie e imprese, e banca centrale. Nessun «bancomat magico», insomma.
Su questo terreno si innesta la posizione più radicale, quella dell’economista Richard Werner. Nel 2014 ha pubblicato sulla International Review of Financial Analysis un test empirico condotto con una banca cooperante, monitorandone i registri interni, per verificare se un prestito trasferisse fondi preesistenti o li creasse ex novo. La sua conclusione: la moneta è creata come fairy dust
dalle banche individualmente. Werner contrappone la «teoria della creazione di credito» sia alla teoria dell’intermediazione sia a quella della riserva frazionaria, secondo la quale una banca da sola non crea moneta, ma lo fa il sistema nel suo insieme.
Come giornalisti, qui dobbiamo mettere i paletti. Lo studio di Werner si basa su un singolo caso e le sue implicazioni più politiche sono molto discusse. Non tutti gli economisti concordano sul fatto che sia la prova definitiva, e la lettura di chi lo cita come «smascheramento di una frode sistemica» va oltre ciò che i dati autorizzano. Ciò che invece è solido, perché sottoscritto dalle banche centrali, è la tesi di fondo: la moneta bancaria nasce con i prestiti, non dai depositi.
Perché in Italia il tema è esplosivo, e perché non puoi farlo da solo
C’è un capitolo di cronaca italiana che illumina bene la questione. Nel giugno 2019 la Banca d’Italia ha dovuto emettere un avviso al pubblico perché alcuni cittadini avevano cominciato a spedire comunicazioni in cui dichiaravano di aver «creato» autonomamente «euro scritturali», usandoli per presunti pagamenti di debiti. L’istituto ha chiarito che l’unica moneta legale, cioè dotata del potere di estinguere le obbligazioni in denaro, è quella emessa dalla BCE, e che l’emissione abusiva di moneta elettronica e di servizi di pagamento è reato ai sensi del Testo unico bancario.
L’episodio è istruttivo per due ragioni.
Primo: mostra quanto sia pericoloso scambiare una verità contabile per un «trucco» replicabile. Il potere di creare depositi non è un diritto naturale di chiunque abbia una penna: è un privilegio concesso a intermediari autorizzati, vigilati, dotati di capitale e inseriti in un sistema di pagamenti garantito dalla banca centrale. È esattamente ciò che rende quei depositi accettati ovunque.
Secondo: mostra il vuoto informativo da cui nascono certe derive. Se la scuola e i media non spiegano come funziona davvero il sistema, il vuoto viene riempito da chi promette scorciatoie. Educare significa anche immunizzare.
Perché conta: debito, tassi, inflazione
Se tutto questo fosse una curiosità contabile, basterebbe una nota a margine. Ma è il punto di partenza di quasi ogni discussione seria sull’economia.
Tassi. Se la moneta nasce con il credito, i tassi di interesse non sono un semplice prezzo del «denaro dei risparmiatori»: sono la leva con cui la banca centrale influenza la quantità di prestiti e quindi di moneta. La Bank of England lo dice chiaramente: in tempi normali la quantità di moneta dipende in ultima istanza dalla politica monetaria della banca centrale, attuata fissando i tassi di interesse. Alzare i tassi rende il credito più caro, frena la domanda di prestiti e rallenta la creazione di moneta.
Inflazione. Più moneta in circolazione, a parità di beni e servizi, tende a spingere i prezzi verso l’alto. La relazione non è meccanica né immediata, ma il legame tra credito e domanda aggregata è il canale attraverso cui le decisioni di banche e famiglie si traducono in pressione sui prezzi. Capire chi decide quanto credito viene erogato aiuta a capire chi, di fatto, influenza l’inflazione.
Debito. Qui il tema diventa politico. Se la moneta esiste perché qualcuno si è indebitato con una banca, il debito privato non è solo un «peso»: è la materia prima della moneta stessa. Questo non significa che più debito sia sempre meglio, perché le crisi finanziarie nascono proprio da eccessi di credito, ma significa che la discussione su «debito buono e cattivo» non può prescindere da chi crea la moneta e per quali usi.
La questione dell’allocazione. È forse il punto più sottovalutato. Quando la creazione di moneta è nelle mani di banche che rispondono a logiche di profitto, il credito va dove il rendimento atteso è più alto e il rischio più basso, che spesso significa immobili e consumo, non investimenti produttivi o transizione ecologica. Non è un’accusa morale: è un incentivo. Ma è un incentivo che orienta l’economia, e quasi nessun cittadino sa di essere parte di questa decisione.
Le proposte sul tavolo e i loro limiti
Il fatto che la creazione di moneta sia in gran parte privata ha alimentato diverse proposte di riforma. Vale la pena conoscerle, con le obiezioni.
- Riserva integrale (100%). Obbligare le banche a coprire i depositi a vista con moneta di banca centrale, togliendo loro il potere di creare depositi. Nel rapporto del 2017 la Bundesbank ha commentato proprio queste proposte, concludendo che i benefici sono dubbi: i promotori vi vedono più stabilità, ma gli economisti della banca centrale tedesca li giudicano incerti.
- Maggiore trasparenza e alfabetizzazione. La proposta meno controversa e forse più urgente: inserire nei programmi scolastici la spiegazione corretta dell’origine della moneta, allineandoli a quanto scrivono le banche centrali.
- Monete complementari. Esperienze come il circuito svizzero WIR, attivo dal 1934, o il Sardex italiano mostrano che comunità e imprese possono creare strumenti di credito reciproco alternativi o complementari a quelli bancari, con tutti i limiti di scala e regolamentazione del caso.
- Orientamento del credito. Incentivi e vincoli regolatori perché il credito bancario finanzi attività produttive e sostenibili invece che la sola rendita immobiliare.
Nessuna di queste è una bacchetta magica. Ma discuterne richiede di partire dai fatti, e i fatti, come abbiamo visto, non coincidono con la versione scolastica.
Il diritto di sapere
Torniamo al mutuo da 200.000 euro. Quel denaro non è uscito dal salvadanaio dei tuoi vicini di casa: è nato nel momento in cui tu e la banca avete firmato, e sparirà man mano che lo restituirai. In mezzo c’è un sistema di regole, incentivi, vincoli e responsabilità pubbliche che decide quanta moneta esiste, a quale costo e per quali scopi.
Questo non è un complotto; è, al contrario, uno dei meccanismi più documentati dell’economia moderna, descritto con chiarezza dalle stesse banche centrali. Il vero scandalo, se vogliamo cercarne uno, è un altro: un fatto accessibile, ufficiale e decisivo per la vita di tutti resta fuori dalla conversazione pubblica.
Per questo conviene fare tre cose. Chiedere alla scuola e ai media di raccontare la moneta per quello che è. Diffidare tanto di chi dice «è tutto normale, non c’è niente da capire» quanto di chi promette scorciatoie miracolose. E, soprattutto, pretendere che le grandi scelte, cioè a chi va il credito, a quale costo, con quali garanzie pubbliche, siano discusse alla luce del sole, perché una moneta che nasce dal debito è una questione troppo seria per lasciarla agli addetti ai lavori.
La prossima volta che qualcuno vi dirà che «le banche prestano i soldi dei risparmiatori», potete rispondere con una domanda semplice: l’avete letto nel bollettino della Bank of England?
Note metodologiche
Le citazioni testuali, in inglese, sono limitate a brevi estratti da documenti originali; tutto il resto è parafrasi. Le affermazioni sulla tesi di Richard Werner sono riportate come ricostruzione della sua posizione, non come consenso accademico. I dati BCE si riferiscono ai comunicati mensili 2026 sugli sviluppi monetari dell’area euro e vanno aggiornati alla data di pubblicazione.
Fonti
- McLeay M., Radia A., Thomas R., Money creation in the modern economy, Bank of England Quarterly Bulletin 2014 Q1, 14 marzo 2014. bankofengland.co.uk
- Bank of England, Money in the modern economy: an introduction, Quarterly Bulletin 2014 Q1. bankofengland.co.uk
- Deutsche Bundesbank, The role of banks, non-banks and the central bank in the money creation process, Monthly Report, aprile 2017. bundesbank.de
- Deutsche Bundesbank, How money is created. bundesbank.de
- Banco de España, How is money created?, spiegazione divulgativa dell’Eurosistema. bde.es
- BCE, Monetary developments in the euro area, comunicati di marzo e maggio 2026. ecb.europa.eu
- Cyprus Mail, Euro area money supply growth rises as lending stays steady, 3 agosto 2026. cyprus-mail.com
- Werner R.A., Can banks individually create money out of nothing? The theories and the empirical evidence, International Review of Financial Analysis, vol. 36, 2014. eprints.soton.ac.uk
- Forbes Italia, Moneta scritturale, allarme Bankitalia, 19 giugno 2019. forbes.it